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chinasmogSi parla ormai di “Airpocalypse” per indicare quei picchi di smog in Cina che, a quanto pare, sono legati allo scioglimento dei ghiacciai. Quelle situazioni estreme di inquinamento dell’aria sono collegate ai cambiamenti climatici e uno studio americano lo dimostra.

I ghiacciai dell’Artico si sciolgono e in Siberia si moltiplicano le tempeste di neve: il risultato si ripercuote sulla Cina, dove sono sempre più frequenti episodi in cui l’inquinamento diventa insopportabile e la tossicità dell’aria elevata.

E’ solo uno degli ultimi studi che ricollega i cambiamenti climatici ad eventi estremi, dal Nord America, all’Europa, fino all’Asia. E anche negli Usa si sono verificati episodi di “aria inquinata stagnante” come in Cina.

A spiegare la situazione è Yuhang Wang, del Georgia Tech (Usa), che ha guidato lo studio in questione. Le emissioni in Cina sono in realtà diminuite negli ultimi 4 anni ma i cambiamenti repentini del clima nelle aree polari, dove decresce il livello dei ghiacci marini e aumentano le tempeste di neve, causano un mancato spostamento di aria fredda verso la parte orientale della Cina, dove sarebbe fondamentale per ridurre gli effetti l’inquinamento atmosferico.

E’ la dimostrazione che quanto accade nell’Artico ha ripercussioni reali e molto evidenti anche a Sud e, con il tempo, saranno le persone che vivono nelle regioni con clima temperato a farne le spese.

Ma è anche una dimostrazione di teorie che da anni gli scienziati cercano di ribadire: per eliminare lo smog in Cina non basta ridurre le emissioni inquinanti cinesi, vanno ridotti piuttosto i gas serra in tutto il mondo per agire sul clima artico.

Anna Tita Gallo

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