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draughtLe pagine Web dei vari organi istituzionali Usa dedicate ai cambiamenti climatici lentamente hanno iniziato a cambiare da quando Obama ha lasciato la Casa Bianca. E con Rex Tillerson segretario di Stato la questione è ancora più evidente. L’impegno degli Usa a favore del Pianeta si sta riducendo.

Innanzitutto, è palese l’inversione di rotta: con Obama gli Usa si ponevano come attori di primo piamo, ora cercano di ritagliarsi un ruolo sicuramente più passivo nella lotta ai cambiamenti climatici.

La Environmental Data Governance Initiative ha preso nota delle modifiche sulla pagina dell’Office of Global Change. Sembra appunto che, in particolare, dopo l’insediamento di Tillerson il 1 febbraio le modifiche siano state più incisive. Al di là dei singoli personaggi, il dopo-Obama significa sostanzialmente un disinteresse totale verso le sorti della Terra.

“The United States is taking a leading role by advancing an ever-expanding suite of measures at home and abroad”, si leggeva nella descrizione dell’Office. Cancellato. La volontà sembra proprio quella di utilizzare un linguaggio meno incisivo, più generico, che semplicemente spieghi che quella è l’area che si occupa di rappresentare gli Usa agli appuntamenti ufficiali dell’Onu sui cambiamenti climatici o in altri forum.

La parola “lead” (dal verbo guidare) è usata soltanto una volta e per indicare che l’ufficio “guida” il governo nella partecipazione all’Intergovernmental Panel on Climate Change. Nient’altro.

Anche la struttura stessa della pagina ha subito modifiche, ad esempio al menu laterale che riportava i link a report e dichiarazioni sui cambiamenti climatici, compresi quelli in cui gli Usa si impegnavano a livello internazionale. Ci sono ovviamente modifiche che ogni amministrazione apporta alle pagine Web ufficiali, ma qui stiamo parlando di una questione chiave, della strategia con cui gli Usa si mostrano al mondo in tema di azioni concrete per salvare il Pianeta. E non sorprende, se pensiamo a chi è Donald Trump e alle sue posizioni negazioniste.

usa officeglobalchange

Le modifiche vanno però contestualizzate. Dopo pressioni degli Usa è stato diffuso un comunicato che in sostanza annuncia il taglio da parte dei ministri dell’Economia del G20 delle risorse stanziate per le questioni climatiche; questo è in contrasto netto con l’accordo di Parigi che vedeva i ministri impegnarsi a fornire assistenza ai Paesi in via di sviluppo sul fronte dell’energia pulita o a favore di progetti particolari attraverso meccanismi come il Green Climate Fund, il cui obiettivo al 2020 era raccogliere 100 mld di dollari. E poi la proposta di bilancio del presidente Trump per il 2018, con l’azzeramento dei fondi destinati all’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici, vale a dire all’impegno preso a livello internazionale.

Resta da sommare il taglio delle risorse per l’innovazione in tema di energie pulite e per i programmi climatici nazionali, anche se poi il Congresso ritoccherà probabilmente la proposta. Ma, d’altra parte, sono sempre più insistenti le voci secondo cui Trump semplicemente ha intenzione di uscire dall’accordo di Parigi, proprio come promesso in campagna elettorale. Ed è di poche ore fa la notizia dell'autorizzazione dell'oleodotto Keystone da parte del presidente, che vanifica tutte le azioni di Obama a difesa dell'ambiente e a sostegno delle energie pulite.

Anna Tita Gallo

 

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