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sacchetti_tar_lazio_250x166Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di Unionplast e delle altre realtà del settore che chiedevano di sospendere il provvedimento che ha decretato lo stop alla commercializzazione dei sacchetti in plastica dal 1° gennaio 2011. Soddisfatta il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e gli esponenti di Legambiente.

La norma in questione è quella che sancisce il bando dei vecchi sacchetti in plastica, già inserita nella Legge Finanziaria 2007 e diventata operativa da quest’anno. Ancora prima dell’entrata in vigore dello stop alle vecchie shoppers, Unionplast si era scagliata contro il provvedimento, affermando che il Consiglio dei ministri non aveva mai adottato decreti attuativi, la norma non avrebbe potuto entrare in vigore. Per giunta, sempre secondo Unionplast, nemmeno le norme precedenti - la legge 296 del 2006 in particolare, quella che fissava lo stop ai sacchetti al 1° gennaio 2010, poi prorogato di un anno - sarebbero mai state attuate.

Ebbene, le istanze dei produttori di sacchetti in plastica - Unionplast, De.mi.plast, Società di Leo Packaging S.r.l., Società Lavorazione Plastica S.r.l., Società Sipa Management S.r.l - non sono state accolte e lo stop del 1° gennaio è stato ritenuto valido, conforme alla legge. Le parti uscite vittoriose dal confronto davanti al Tar del Lazio sono state, dunque, il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il ministero dello Sviluppo economico, il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, con cui si era schierata ad opponendum Legambiente.

La decisione del Tar del Lazio sugli shopper conferma anche sotto il profilo giuridico la legittimità della scelta del Governo – ha commentato il ministro Prestigiacomo, secondo una - Una scelta che è stata ben recepita e accettata dall’opinione pubblica italiana che ha mostrato una forte sensibilità ambientale e la disponibilità a modificare le proprie abitudini per migliorare il bilancio ecologico del nostro paese. Un segnale positivo – ha aggiunto il ministro - che rafforza il nostro impegno per superare, d’intesa con la UE, anche le questioni tecnico-giuridiche sulla compatibilità del provvedimento con la normativa europea”.

 

 

Quest’ultimo punto risulta ancora da chiarire: il nostro stop ai sacchetti è conforme alle leggi in vigore a livello europeo? Come avevamo spiegato qualche mese fa, il guaio sarebbe legato ad una presunta violazione del principio della libera circolazione delle merci sul mercato unico, visto che nessun Paese membro può bloccare l’immissione sul proprio mercato nazionale di imballaggi conformi alla direttiva 94/62. Inoltre, l’Italia non avrebbe notificato all’UE la normativa tecnica legata allo stop dei sacchetti in plastica. Tutti nodi da sciogliere e sui quali, la Prestigiacomo, si è mostrata ottimista.

La stessa soddisfazione per la pronuncia del Tar è stata manifestata da Legambiente. Ecco le parole di Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell’associazione, riportate in un : “La conferma del Tar del divieto di commercializzazione dei sacchetti in plastica, difende le ragioni dell’ambiente e di chi, come Legambiente, si è battuto per difendere una legge innovativa che pone l’Italia all’avanguardia rispetto al grave problema dell’inquinamento causato dalla plastica dispersa. Aver introdotto questo divieto – ha aggiunto Ciafani - ci colloca, in Europa e nel mondo, tra i Paesi più virtuosi proprio perché si tratta di una norma dalla grande valenza ambientale, soprattutto per un paese come l’Italia, dove si consuma addirittura il 25% dei sacchetti commercializzati nei 27 Stati membri e che si affaccia sul Mediterraneo, uno dei mari più colpiti dall’inquinamento da plastica come testimoniano i tanti rapporti dell’Unep su questo problema”.

 

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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