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wwf_sporte_250x166Dal 1° gennaio, ormai lo sappiamo tutti, è scattato il divieto di commercializzazione dei vecchi sacchetti di plastica. Per il WWF si chiude letteralmente un’era, tanto da poter parlare senza mezzi termini di “rivincita della sporta ecologica”.

Non è un’esagerazione quella dell’organizzazione per la conservazione della natura più famosa al mondo. Non lo è perché lo stop ai sacchetti ha segnato il ritorno di metodi e soluzioni che ci riportano indietro al mondo dei nostri nonni, quando per trasportare a casa la spesa si riponevano i prodotti proprio in sportine di tela, delle stesse fattezze di quelle che ora abbiamo imparato nuovamente ad utilizzare. Le sportine, insieme a carrellini e retine, “hanno il pregio di poter essere riutilizzate infinite volte a beneficio dell’ambiente e del portafogli”, dice il WWF in una nota che ricorda come siamo arrivati a questa svolta a favore dell'.

Era il 1957 l’anno in cui il sacchetto di plastica fece irruzione nelle nostre abitudini. Furono gli Usa a produrre quest’oggetto fantastico: leggero, economico, resistentissimo. Peccato che per realizzarlo occorresse utilizzare petrolio, quella fonte dalla quale tuttora continuiamo ad essere dipendenti. Ecco cosa scrive il WWF: “Fabbriche in tutto il mondo sfornano circa 4-5.000 miliardi di buste di plastica l’anno, un quarto dei quali viene prodotto in Asia, contribuendo a immettere in atmosfera tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno”. Un dato che convince ancora maggiormente della bontà del passaggio a rimedi differenti, sportine in testa, soprattutto dando un’occhiata a dati relativi proprio all’Italia e diffusi dalla stessa organizzazione a ridosso dell’entrata in vigore del divieto del 1° gennaio.
L’Italia ha il record nei consumi delle buste di plastica, con oltre il 25% del totale dei sacchetti consumati nell’Unione Europea, corrispondenti a 260.000 tonnellate di plastica (poco meno di 400 sacchetti di plastica a testa) – dichiarava Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia - I sacchetti usa e getta sono oggetti che hanno avuto negli anni un pesantissimo impatto ambientale: a fronte di una vita media di utilizzo di circa 20 minuti impiegano molti secoli per essere degradati rilasciando sostanze tossiche e bioaccumulabili nell’ambiente che contaminano acque e suoli ed entrare nelle reti alimentari del pianeta. Le alternative ci sono, pratiche e convenienti sia per l’ambiente che per il portafogli. È solo questione di abitudine”.

 

Da parte sua, il WWF, già nel 2009 aveva accompagnato la catena Auchan nel processo di abbandono dei sacchetti di plastica a favore delle borse cabas riutilizzabili, che venivano offerte ai clienti di 51 punti vendita insieme a volantini informativi. Un progetto che, tra giugno del 2009 e luglio del 2010, ha permesso di evitare la diffusione nell’ambiente di ”30 milioni di shopper grandi in polietilene e 180 milioni di sacchetti piccoli, per un totale di 1.458 tonnellate di plastica, pari a una superficie di 45mila chilometri quadrati (circa due volte la superficie della Toscana)”. Inoltre, tra le iniziative sostenute dal World Wildlife Fund, anche “Porta la Sporta”, promossa dall’Associazione Comuni Virtuosi per invogliare cittadini e amministrazioni a ridurre l'uso della plastica.

Infine, per chi ancora non fosse convinto della pericolosità dei vecchi sacchetti e si lasciasse sopraffare dalla nostalgia, ecco un ultimo dato eloquente, ancora una volta ricordato dal WWF: secondo lo State of the Word 2010 sono 1,9 i milioni di kg di plastica che finiscono negli oceani ogni ora, dove sono poi scambiati per cibo da varie specie marine, soprattutto da quelle che si nutrono di meduse o calamari, molto somiglianti ai nostri cari sacchetti di plastica mentre galleggiano.

 

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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