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shoppers_ue_250x166C’è una questione che vede l’Italia in testa agli altri Paesi europei: il bando dei vecchi sacchetti di plastica. Siamo tra i pionieri del cambio di marcia verso soluzioni più sostenibili, al punto che Bruxelles invita ora tutti i cittadini europei a proporre idee per affrontare il problema dei miliardi di sacchetti che vengono usati ogni anno.

Gli italiani ormai sono abituati a portare con sé una sportina in cotone al supermercato o a utilizzare soluzioni meno inquinanti dei vecchi sacchetti, il cui stop è stato decretato a partire dallo scorso 1° gennaio. Gli shoppers tradizionali potranno circolare ancora, ma dovranno essere distribuiti gratuitamente e solo fino ad esaurimento scorte, mentre comunque i cittadini italiani hanno imparato ad amare le varie alternative offerte, persino scegliendole sempre di più al posto dei cosiddetti sacchetti bio, realizzati in mater-bi e meno inquinanti dei loro antenati.

A dire la verità, a casa nostra non è stato un cambio di rotta particolarmente traumatico, ma il nostro impegno viene quasi annullato dai dati che provengono dall’Ue: ogni persona utilizza circa 500 sacchetti di plastica all’anno e soltanto per una volta, poi li getta via. Inoltre, nel 2008, ne sono state fabbricate ben 3,4 milioni di tonnellate, che pesano circa come 2 milioni di automobili, giusto per avere un elemento di paragone.

La longevità delle borse di plastica fa sì che solo nel Mediterraneo oggi galleggino circa 250 miliardi di particelle di plastica con un peso complessivo di 500 tonnellate - si legge in un comunicato della commissione Ue - Tali particelle possono soffocare animali marini che le ingeriscono accidentalmente o le scambiano per cibo. La plastica si disgrega in particelle minuscole e possiede un elevato potenziale di contaminazione del suolo e dell’acqua perché può contenere additivi quali inquinanti organici persistenti”.

Così, la richiesta ai cittadini è di indicare proposte sul modo migliore di ridurre l’uso delle borse di plastica per la spesa”. La Commissione, in altre parole, “chiede se soluzioni come far pagare queste borse e sottoporle a un’imposta sarebbero efficaci o se sarebbe meglio vietarne l’uso in tutta l’UE. Si sollecitano anche pareri sull’opportunità di una maggior visibilità dei prodotti di imballaggio biodegradabili e di una maggior severità dei requisiti di biodegradabilità degli imballaggi. La consultazione su Internet è aperta fino ad agosto 2011”.

L’obiettivo è anche quello di “raccogliere punti di vista sull’adeguatezza degli attuali requisiti di compostabilità e biodegradabilità previsti dalla direttiva sugli imballaggi (la 94/62/CE, ndr). La direttiva non opera una distinzione chiara fra i prodotti biodegradabili che si decompongono naturalmente nell’ambiente e i prodotti compostabili che si decompongono solamente in impianti industriali di compostaggio. Il fatto di pubblicizzare un prodotto di imballaggio come biodegradabile mentre in realtà non si decompone in condizioni naturali può essere fuorviante e contribuire alla proliferazione dei rifiuti.

È disponibile una pagina Web per partecipare alla consultazione: http://ec.europa.eu/yourvoice/consultations/index_it.htm, che andrà appunto avanti fino ad agosto.

Il commissario europeo responsabile per l’ambiente Janez Potočnik ha dichiarato: “Cinquant’anni fa, le borse di plastica monouso quasi non esistevano, mentre oggi ce ne serviamo per pochi minuti e poi lasciamo che inquinino il nostro ambiente per decenni. Ma gli atteggiamenti sociali stanno mutando ed esiste un diffuso desiderio di cambiamento. Per questo stiamo esaminando tutte le possibilità, fra cui quella di vietare le borse di plastica per la spesa in tutta Europa. Abbiamo bisogno dei pareri del maggior numero possibile di persone per arricchire le nostre analisi scientifiche1 e contribuire a definire la nostra strategia su una questione che sta soffocando il nostro ambiente”.

Arrivano tempestive, contenute in una , anche le dichiarazioni del nostro ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: “La decisione del commissario UE Janez Potocnick di indire una consultazione popolare europea via internet sulle scelte da assumere per limitare l’impatto dei sacchetti di plastica non biodegradabili sull’ambiente, è un positivo colpo d’ala – ha affermato la Prestigiacomo - Sono convinta che l’opinione pubblica europea, come ha dimostrato in questi mesi quella italiana che ha accolto con favore l’eliminazione degli shopper dannosi per l’ambiente, abbia ben chiaro quanto grave sia il danno all’ecosistema dei sacchetti di plastica e si pronuncerà a favore della loro eliminazione”.

E il ministro non poteva che esprimere soddisfazione per la scelta del nostro Paese, che anticipa i tempi: “L’Italia, primo paese europeo ‘plastic bag fre È ha fatto da battistrada, da avanguardia in questo campo, ponendo il tema al centro del dibattito degli organismi comunitari e stimolando una più ampia informazione e assunzione di responsabilità – ha aggiunto - Credo che siamo sulla strada giusta per mettere definitivamente al bando prodotti che inquinano e sono un pericoloso e riconosciuto killer della nostra fauna ittica”.

Anna Tita Gallo

 

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