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sacchetti_giustaNon capita spesso che l'Italia venga lodata in Europa, ma questa volta i presupposti sono davvero buoni. Pare, infatti, che a Bruxelles si stia ragionando per contrastare l'inquinamento dovuto all'utilizzo dei sacchetti di plastica. Come ha confermato il commissario all'Ambiente Janez Potocnik, una prima fase è già in atto e prevede uno studio dettagliato per valutare la portata del problema. Perché dovrebbero fare i complimenti all'Italia? Semplice, perché da noi il 1° gennaio è già scattato lo stop definitivo ai famigerati sacchetti ed è possibile utilizzare soltanto quelli biodegradabili.

Per una volta possiamo essere fieri di aver battuto tutti sul tempo. Da anni si parlava di eliminare dal mercato le buste di plastica, tanto nocive per il pianeta e per tutti quegli animali – i grandi pesci, in particolare – che se ne nutrivano scambiandole per cibo, con conseguenze prevedibili per il loro organismo. Poi, il 1° gennaio lo stop è arrivato e, a quanto pare, gli italiani si sono rivelati più ambientalisti del previsto. Se all'inizio sembravano non poter fare a meno delle loro vecchie buste, nel giro di qualche settimana si sono abituati ai sacchetti bio e hanno, per giunta, fatto della scelta di sportine in cotone o comunque riutilizzabili una vera moda.

Nel frattempo, anche l'Europa si stava muovendo nella stessa direzione, sebbene un po' a rilento. Adesso arriva la notizia che già il prossimo anno potrebbero esserci cambiamenti storici per rimediare all'inquinamento causato dai sacchetti di plastica. Ad affermarlo è stato ufficialmente il commissario all'Ambiente Janez Potocnik, che ha replicato ad un'interrogazione dell'eurodeputato Herbert Reul, tedesco del gruppo dei Popolari.

"La Commissione europea attualmente sta conducendo una consultazione con i soggetti interessati, per raccogliere informazioni e dati scientifici, definire la scala del problema, valutare le possibili soluzioni", ha spiegato Potocnik, svelando che è stato avviato uno studio ad hoc. Studio e consultazione “faranno parte di una valutazione di impatto che sta preparando la Commissione europea, sulle diverse ipotesi per ridurre l'impatto delle borse di plastica".

Quali saranno allor queste ipotesi? Potocnik le elenca: “Accordi volontari, il divieto dell'uso, obiettivi di prevenzioni dei rifiuti o misure basate sul costo".

Così, in questa fase, si raccolgono dati e informazioni utili, appunto attraverso una consultazione pubblica; in seguito, sommando i risultati a quelli derivanti dallo studio, si potranno delineare le strategie più opportune.

E pare proprio che i tempi non saranno affatto biblici: già nel 2012 la Commissione Europea potrebbe introdurre regole nuove ed arginare gli effetti devastanti delle shoppers in plastica.

A casa nostra, intanto, ad agosto il CdM ha approvato il decreto che mette definitivamente al bando i sacchetti usa e getta non biodegradabili, indicando meglio il raggio d'azione delle norma, che non si applica ai “sacchi per l'asporto delle merci, di spessore superiore a 400 micron dotati di caratteristich e tecniche e costruttive che favoriscano il loro riutilizzo duraturo e li dotino di un autonomo valore economico”. Manca solo un ultimo tassello a completare il mosaico: la Conferenza Stato-Regioni che permetterà di conoscere il parere di queste ultime perché il divieto sia effettivo al 100%.

Anna Tita Gallo

 

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