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shoppers_ue_250x166Stando alla consultazione popolare promossa nei mesi scorsi dalla commissione Europea su come limitare il problema dell'inquinamento provocato dalle buste di plastica, ben il 70% dei cittadini dell'Unione ritiene che la soluzione adottata in Italia, che dal 1 gennaio 2011 ha messo al bando i sacchetti non biodegradabili e dà il via libera a bio-shopper e sporte riutilizzabili, venga estesa al resto dei Paesi membri.

A rivelarlo una di che, citando la consultazione pubblica a cui hanno partecipato 15.056 cittadini, 151 associazioni industriali, 35 università, 52 enti pubblici, 60 ONG e 184 indicizzati come “altro”, ricorda come “la legge italiana sia modello internazionale”, “un esempio virtuoso da seguire a livello internazionale”.

Con buona pace dell’associazione italiana ed europea dei produttori di plastica – dichiara il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani - la strada del bando è la migliore da seguire per ridurre la diffusione degli inquinanti sacchetti. Ora, però, va completata la rivoluzione italiana: il Parlamento approvi al più presto il disegno di legge varato quest’estate dal Consiglio dei ministri per bandire anche i sacchetti di plastica tradizionale con gli additivi chimici, inquinanti quanto le vecchie buste in polietilene, che purtroppo si stanno diffondendo soprattutto nel commercio al dettaglio”. Perché in questo modo “si chiarirebbe una volta per tutte che è possibile produrre e commercializzare solo i sacchetti biodegradabili e compostabili come previsto dalla norma europea EN 13432, l’unica in grado di garantire innovazione tecnologica e rispetto dell’ambiente”.

Insomma, per una volta, è un’iniziativa italiana a fare scuola. L’Europa è pronta, come aveva già dichiarato il commissario all'Ambiente Janez Potocnik, a seguirci in questa impresa, per un continente con meno rifiuti e meno plastica.

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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