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jj 250x166Da un paio d'anni la Johnson&Johnson è sotto accusa negli Usa per le sostanze contenute in alcuni suoi prodotti, peraltro ben noti. Ebbene, ora l'azienda si impegna a rimediare.

Alla fine ha vinto la Campaign for Safe Cosmetics. Si tratta di una coalizione di oltre 175 realtà no profit che lottano a favore della salute del consumatore e dei lavoratori e chiedono a gran voce l'eliminazione di sostanze chimiche dannose per l'organismo da prodotti come quelli della J&J.

La vittoria è stata annunciata a gran voce anche online, "una vittoria per la salute di tutti – come l'ha definita Lisa Archer, direttore della Campaign for Safe Cosmetics presso la Breast Cancer Fund – facciamo un plauso alla J&J per essere leader nell'impegno a rimuovere sostanze cancerogene dai suoi prodotti. Vigilieremo per essere sicuri che l'impegno sia rispettato e continueremo ad incoraggiarla perché altri ingredienti che destano preoccupazione siano rimossi. E ci rivolgiamo ad altri giganti del settore come Avon, Estee Lauder, L'Oreal, Procter & Gamble e Unilever perché facciano altrettanto o meglio e dimostrino di tenere alla salute dei loro consumatori come il loro concorrente".


Così, la J&J si è impegnata ad eliminare le sostanze incriminate entro il 2012 da lozioni e prodotti vari, che ricordiamo sono anche quelli a marchio Aveena, Neutrogena, Clean & Clear, e Lubriderm. Tra le sostanze maggiormente nel mirino c'è il quaternium-15, un conservante accusato di rilasciare formaldeide, presente in Usa nel notissimo Baby Shampoo Johnson.

Ma sono vari gli impegni presi dalla J&J. Eccone alcuni: verrà ridotto l'utilizzo di diossano 1,4 fino ad un massimo di 10 parti per milione di prodotti per adulti, verranno ridotti i parabeni impiegati nei prodotti per adulti, sparirà il triclosan da ogni produzione, così come il dietil ftalato (DEP).

Se, tuttavia, questo caso parla di un impegno effettivamente preso, una domanda è necessaria: quanti prodotti dobbiamo tenere d'occhio per non mettere a rischio la nostra salute? Ma soprattutto, siamo davvero sicuri che le multinazionali tengano ai propri consumatori?

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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