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nucleare giapp Entro 30 anni il Giappone ha intenzione di chiudere le sue centrali nucleari.

Diciotto mesi dopo l'incidente di Fukushima, che ha provocato una catastrofe senza precedenti nel mondo da quella di Chernobyl, 25 anni fa, è questa la strada scelta da Tokyo, secondo le prime indiscrezioni della nuova Strategia energetica nazionale, per ridefinire il futuro del Paese.

Il terzo, dopo Germania e Svizzera, a scegliere la strada delle energie rinnovabili. Con soli 2 reattori sui 51 totali installati nel Paese attualmente in funzione, il premier Yoshihiko Noda ha reso ufficiale l'addio del Giappone alla tecnologia nucleare. Il cosiddetto phase out, però, sarà spalmato sul lungo periodo, fino al 2040. L

e nuove linee energetiche nazionali hanno recepito "una strategia flessibile: una linea di partenza è stata tracciata e anche se è difficile, non possiamo rimandare i compiti", ha spiegato il premier, che ha aggiunto: "non possiamo non avere presente lo scenario economico", anche se "deve essere chiaro che il nostro obiettivo è l'uscita".

L'obiettivo del Giappone ora è quello di triplicare il suo utilizzo di energie rinnovabili, arrivando al 30% del totale. Ma bisogna anche continuare il percorso di ottimizzazione del consumo di energia, e, purtroppo, altra faccia della medaglia, anche aumentare le importazioni di petrolio, carbone e gas naturale.

Secondo i calcoli del governo giapponese, l'addio al nucleare aumenterà di circa 40 miliardi di dollari Usa la spesa per importare petrolio e carbone. Intanto, per portare la produzione nucleare a zero nel 2030, il Paese seguirà tre principi: no a nuovi reattori, smantellamento di quelli con più di 40 anni di vita, non accettare il riavvio di impianti sospesi se non dopo esami sulla loro sicurezza condotti da "autorità ad hoc".

Il mondo ambientalista esulta. Greenpeace plaude alla decisione del Giappone a metà, perchè esporre la popolazione al rischio atomico per almeno altri 18 anni è davvero troppo: "la strategia del governo – ha commentato Kazue Suzuki, di Greenpeace Giappone- prevede un'uscita dal nucleare troppo lenta. Questo dev'essere il punto di partenza per una politica energetica orientata alle rinnovabili più ambiziosa, per una maggiore efficienza energetica e in generale per una sterzata più decisa verso la green economy che assicurerà il benessere del Giappone".

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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