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ilvatumori 250x166 Ilva di Taranto. Quale nesso esiste tra lo stabilimeto e il danno ambientale e sanitario nella zona? Per scoprirlo e monitorarlo occorre un "programma straordinario", per dirla con le parole del ministro Clini, infatti il governo è già al lavoro insieme all'Istituto superiore di sanità e l'Oms.

L'obiettivo, naturalmente, sarà quello di proteggere i cittadini e la macchina si sta mettendo in moto subito dopo l'allarme scattato dopo la diffusione dei dati sanitari del rapporto Sentieri proprio relativi alla zona. L'Ilva è per ora il "potenziale responsabile", intanto si vuole capire se e in che misura sussistano legami tra malattie e sito (quindi con sostanze nocive ed emissioni).

A questo proposito il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha parlato di "fattori di rischio ambientale e fonti di rischio, passate o ancora presenti", che richiedono appunto un programma ad hoc.

Un primo passo avanti è stata la redazione della nuova Aia, che di fatto tenta di contenere emissioni e impatto ambientale della produzione, sebbene non sia possibile ormai rimediare ai danni già fatti.

Il passo successivo sarà quindi un vero e proprio Centro di osservazione per la salute, che farebbe parte del Piano per curare Taranto e punterebbe a compiere controlli continui perché quanto previsto dall'Aia venga rispettato. Inoltre, interverrebbero alcuni rappresentanti dell'Ispra e le attività andrebbero avanti almeno per i prossimi 2 anni con lo scopo di tenere sotto controllo il livello delle emissioni.

Ma torniamo ai dati svelati nelle scorse ore. Sono stati presi in considerazione gli anni tra il 2003 e il 2009 ed è stata registrata una crescita del tasso di mortalità e dell'incidenza dei tumori. La mortalità è aumentata per tutte le cause del 14% per gli uomini e dell'8% per le donne. Le morti per tumore sono aumentate del 14% negli uomini e del 13% nelle donne, le malattie circolatorie del 14% negli uomini e del 4% nelle donne, le neoplasie polmonari hanno determinato un aumento di mortalità del 33% in più tra gli uomini e del 30% in più nelle donne, i mesoteliomi pleurici del 419% nell'uomo e del 211% nelle donne. Non solo.

A Taranto i feti risentirebbero dell'inquinamento, al punto che il 30-50% in più rispetto ad altre zone muoiono per condizioni morbose di origine perinatale e il 20% in più muore nel primo anno di vita.

"Al momento non sono previste modifiche all'Aia ma abbiamo chiesto e ottenuto di rivederla nel caso il quadro ambientale peggiori", ha dichiarato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, che ha anche parlato di "servizi sanitari straordinari" per la popolazione di Taranto. Visto che "c'è una mortalità maggiore rispetto alla Puglia e al resto della nazione metteremo in campo un intervento sanitario rafforzato ai fini di prevenire e diagnosticare nuove patologie", ha aggiunto Balduzzi.

Ma la polemica dilaga e ad alimentarla è stato anche il ministro Clini, secondo cui è "scorretto trasferire i dati che riguardano la storia sanitaria di decenni alla situazione attuale dell'Ilva", proprio come ritiene di fatto anche l'azienda.

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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