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amano iaea nucleareLa produzione di energia nucleare nel mondo è risultata in leggero aumento nel 2012, dopo il precedente declino legato al disastro di Fukushima del marzo 2011. Si tratta di quanto comunicato da parte di IAEA (International Atomic Energy Agency), che ha annunciato oggi la rielezione di Yukija Amano a direttore generale dell'organizzazione.

Amano si trova a capi di IAEA dal 2009, anno in cui sostituì il suo predecessore Mohamed ElBaradei. Nessun cambiamento al vertice dunque per IAEA, con Amano che è giunto a ricevere il suo secondo mandato. Resta però elevata l'attenzione relativa alla produzione di energia nucleare nel mondo.

Mentre nel 2011 i reattori nucleari attivi presenti sul pianeta erano stati conteggiati nel numero di 435, per l'anno 2012 è stata registrata la presenza di un totale di 437 reattori, due in più rispetto a quanto rilevato in precedenza. I 437 reattori nucleari attivi nel 2012 hanno permesso di generare 372.5 GigaWatt di energia.

Mentre a breve distanza dal disastro che ha coinvolto la centrale di Fukushima a seguito dello tsunami generato dal forte terremoto che aveva colpito il Giappone due anni orsono era stato ipotizzato un vero e proprio declino del nucleare nel mondo, a ventiquattro mesi di distanza dall'accaduto le previsioni rese note da parte di IAEA risultano ben differenti.

Si prevede infatti che nel corso dei prossimi vent'anni vengano costruiti nel mondo da 80 a 90 nuovi reattori nucleari ed il loro numero, calcolato basandosi sulle dichiarazioni rilasciate da parte degli stati membri da parte di IAEA, potrebbe anche raddoppiare. Al momento i reattori nucleari in costruzione nel mondo sono 67.

Si prevede che nei prossimi due decenni saranno la Cina e l'India a determinare una consistente crescita del ricorso al nucleare. Anche il Sud Africa appare intenzionato a costruire nuovi reattori, mentre vi sono numerosi Paesi che hanno già intrapreso la decisione di introdurre il nucleare nel proprio mix energetico, tra i quali troviamo Polonia, Egitto, Giordania, Bangladesh e Nigeria.

Soltanto alcuni Paesi del mondo, tra i quali Germania, Svizzera e Belgio, avrebbero intrapreso decisioni chiare rispetto all'abbandono del nucleare a favore delle energie rinnovabili a seguito del disastro di Fukushima, le cui conseguenze non hanno evidentemente inciso a sufficienza sulle scelte energetiche dei Paesi intenzionati a proseguire nella corsa al nucleare, di cui tenderebbero ad essere valutati maggiormente i risvolti economici, rispetto alle conseguenze sull'ambiente.

Marta Albè

GreenBiz.it

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