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nucleare 111La costruzione di nuovi reattori in Regno Unito potrebbe subire un notevole ritardo se, come è verosimile, la Commissione Europea aprirà un'indagine formale sull'impiego di sussidi pubblici per finanziare il programma energetico nucleare britannico.

Il programma nucleare britannico potrebbe entrare presto in una fase di stallo. La notizia per cui Londra sarebbe in procinto di concludere un importante accordo con il gruppo francese EDF per la costruzione della prima centrale nucleare di nuovo generazione a Hinkley Point, in Somerset, è infatti arrivata a Bruxelles, sollevando alcune perplessità e conducendo all'apertura di un'indagine preliminare (che generalmente dura un paio di mesi), a cui potrebbe seguire un'indagine formale.

Il nodo che porterebbe ad un'inchiesta della Commissione Europea riguarda l'accordo economico in discussione tra Governo britannico ed EDF, per verificare se si configuri o meno come "aiuto di stato" e se, in quanto tale, debba essere approvato dalla UE. In particolare, saranno oggetto di indagine il prezzo-base dell'energia per megawattora (che dovrebbe situarsi tra le 96 e le 97 sterline) pattuito tra Governo ed EDF e la garanzia di mantenere tali condizioni inalterate per 30-40 anni.

Secondo i termini dell'accordo, infatti, se nei prossimi 30-40 anni (a seconda di quale sarà la durata effettiva della garanzia) il prezzo di mercato dell'energia dovesse scendere al di sotto del prezzo-base stabilito da Governo ed EDF, sarebbero i contribuenti britannici a dover corrispondere al gruppo francese la differenza, con un esborso che potrebbe essere di miliardi di sterline.

Secondo i critici dell'operazione, tale accordo è una forma di "sussidio pubblico", e non rappresenta soltanto un'ingerenza pesante del Governo nel mercato dell'energia, con un netto sbilanciamento in favore del nucleare, ma anche una violazione del cosiddetto Coalition Agreement tra Conservatori e Liberaldemocratici.

Il Coalition Agreement (il documento-programmatico siglato dai due partiti attualmente alla guida del Regno Unito) stabilisce infatti che la costruzione di nuovi reattori e impianti nucleari procederà senza alcun sussidio da parte del Governo.

Di fatto, se l'indagine preliminare aperta da Bruxelles dovesse trasformarsi in un'indagine formale, i tempi per Londra e per il reattore di Hinkley Point potrebbero farsi piuttosto lunghi, tanto da mandare in crisi il nuovo programma energetico nazionale (che prevede la costruzione di nuovi reattori della capacità complessiva di 16 GW, da far entrare in funzione entro la metà della prossima decade).

La durata minima di un'indagine della Commissione Europea è di almeno diciotto mesi, ma non è da escludere che possa estendersi ben oltre: si tratta di tempi insostenibili per un Paese che nel 2023 vedrà dismettere la maggior parte dei propri reattori e che, al momento, è sprovvisto di un "piano B".

Per una curiosa coincidenza, la notizia dell'intervento della Commissione Europea arriva negli stessi giorni in cui un articolo dell'Independent rivela l'azione di lobby da parte dell'amministratore delegato di Areva - partner di EDF nel progetto di Hinkley Point - sul Commissario Europeo all'Ambiente, Connie Hedagaard, allo scopo di ottenere sussidi per il nucleare e mettere in discussione gli incentivi alle energie rinnovabili...

Lisa Vagnozzi

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