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masao yoshidaMasao Yoshida, ex direttore della centrale nucleare di Fukushima, è morto di cancro all'età di 58 anni. Il suo decesso potrebbe riaprire una riflessione sui rischi per la salute legati all'energia nucleare, proprio nel momento in cui il Giappone ha deciso di cambiare rotta, almeno in parte, dal punto di viste energetico e di puntare sulle rinnovabili, grazie ad ambiziosi progetti fotovoltaici.

La morte di Yoshida probabilmente non decreterà il completo ed immediato abbandono del nucleare da parte del Giappone, ma le prospettive per il futuro lasciano ben sperare. Se la grave malattia che lo ha colpito all'esofago possa essere collegata a quanto accaduto a Fukushima resterà forse per sempre un mistero. La Tepco ha negato qualsiasi correlazione tra la comparsa del tumore e l'esposizione alle radiazioni.

Yoshida viene descritto come un eroe per aver deciso autonomamente di raffreddare i reattori della centrale di Fukushima, danneggiati dal terremoto, ricorrendo ad acqua di mare. Questa azione lo ha condotto a violare gli ordini dei superiori e probabilmente lo ha portato incontro alla grave malattia che ne ha causato la morte, preceduta dalle dimissioni dalla sua carica proprio a causa del tumore, già nel dicembre del 2011. Il decesso è avvenuto oggi, martedì 9 luglio 2013, presso l'ospedale di Tokyo in cui Yoshida si trovava ricoverato.

Al momento di intervenire per raffreddare i reattori, Yoshida ha probabilmente intrapreso una delle decisioni più difficili della sua vita, come dichiarato da parte di Tatsujiro Suzuki, vice-presidente della Japan Atomic Energy Commission. Yoshida dovette decidere della propria vita e di quella di altri, gli operai che sarebbero rimasti in loco per aiutarlo, nel momento in cui la situazione presso la centrale risultava di estrema gravità.

Aveva studiato ingegneria nucleare a Tokyo ed era stato assunto dalla Tepco nel 1979. La sua nomina a direttore dell'impianto nucleare di Fukushima era avvenuta nel giugno 2010, a meno di un anno di distanza dalla catastrofe. Nel momento di massimo rischio, decise di ignorare gli ordini della Tepco, che aveva richiesto di arrestare il tentativo di raffreddare il reattore con acqua di mare, poiché avrebbe potuto danneggiare i dispositivi.

Se Yoshida non avesse agito secondo la propria volontà, il disastro sarebbe risultato ben maggiore, in base alle parole di Reiko Hachisuka, tra coloro che si sono occupati di indagare sull'incidente. Nel tentare di porre rimedio al disastro, Yoshida ha seriamente posto a rischio la propria vita, come ammesso dall'attuale presidente di Tepco, Naomi Hirose.

Egli avrebbe voluto ritornare al lavoro, una volta superata la malattia, ma non è stato così. La sua morte potrebbe riaprire in Giappone e nel mondo una profonda riflessione sul nucleare, capace di condurre ad un cambiamento di rotta verso sistemi di produzione di energia più sicuri, come il fotovoltaico, che nel Paese del Sol Levante si sta facendo strada grazie ai nuovi incentivi, ai prezzi contenuti dei moduli e ad una solida industria domestica operante proprio in questo settore.

Marta Albè

GreenBiz.it

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