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diossina 450L’esposizione alla diossina è causa di tumore. La conferma arriva da una sentenza della Corte d'Appello di Lecce relativa al caso di un dipendente dell’Ilva di Taranto.

IL CASO – Giorno dopo giorno, la battaglia di chi si è ammalato a causa dell’inquinamento o delle sostanze a cui è stato esposto nel corso degli anni di lavoro si fa più serrata e si trasferisce dalle piazze alle aule dei tribunali. E sono sempre di più coloro che, mentre lottano con il male che li divora, riescono per fortuna ad ottenere, se non altro, il riconoscimento che tutto è stato provocato dall’ambiente nel quale hanno vissuto o lavorato. In questo caso, si tratta di un lavoratore di Brindisi, addetto ai forni a pozzo. La sentenza di primo caso aveva in realtà escluso qualsiasi legame tra l’esposizione alla diossina e la diagnosi di tumore, ma ora ecco il ribaltamento, ad opera dei giudici d’appello: la causa del cancro non è genetica. Per il lavoratore è arrivato quindi il riconoscimento di un'invalidità permanente del 30%, l'Inail dovrà risarcirlo con la corresponsione dell’indennità.

IL LEGAME CANCRO-DIOSSINA – Per la Corte d’Appello non ci sono dubbi: l’attività svolta dal dipendente Ilva lo ha esposto all'azione di sostanze irritanti (in particolare la diossina) che hanno avuto un ruolo concausale nell'insorgenza e nella cronicizzazione della patologia denunciata. Così, il danno biologico subito si è tradotto in una rendita del 30% di invalidità permanente ed è appunto l’Inail a subire la condanna al pagamento.

UN CASO DOPO L’ALTRO – Come ha spiegato a La Repubblica l'avvocato Massimiliano Del Vecchio, legale della Fiom Cgil di Taranto, questa sentenza si colloca in uno scenario che vede protagonisti una serie di giudizi sul riconoscimento di malattie professionali all'Ilva. Parliamo di tumore al polmone o alla prostata, ad esempio, tutte patologie a cui viene ora legata la presenza di “fattori oncogenici”, che cioè provocano più tumori negli operai. L'amianto provoca il tumore al polmone e il tumore alla prostata, nella fattispecie. "Le fibre di amianto sono così piccole da diventare vettori di altre sostanze pericolosissime come le polveri sottili. Non ci sono dosi minime di agenti inquinanti per cui possiamo ritenerci al riparo da conseguenze dannose per la salute. Più sono gli inquinanti e più la salute è a rischio", ha precisato Del Vecchio. Ricordiamo tutti le parole di qualche mese fa che il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi aveva pronunciato per rimarcare che a Taranto l’insorgere di tumori non sarebbe affatto da legare tanto alla presenza degli impianti dei Riva quanto al tabagismo. A questo punto, quelle parole suonano ancora più fuori luogo.

Anna Tita Gallo

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