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accordo co2 rinnovabiliRaggiunto l’accordo in Commissione Europea sui target UE per Co2 e rinnovabili.

Gli Stati membri dovranno impegnarsi a tagliare del 40% le emissioni inquinanti e a toccare il 27% della produzione energetica proveniente da fonti rinnovabili. Il raggiungimento del traguardo era stato incoraggiato nelle ultime ore dall’Italia, che insieme a Francia, Germania e Regno Unito ha inviato alla Commissione Europea una lettera per richiedere un impegno maggiore sul fronte ambientale.

Gli Stati membri dovranno fare in modo che entro il 2030 almeno il 27% del proprio mix energetico sia rappresentato dalle energie pulite. I nuovi obiettivi per la Co2, con un taglio del 40% entro la stessa data, sostituiscono quanto stabilito in precedenza riguardo ad una riduzione delle emissioni - entro il 2020 - pari al 20% rispetto ai livelli del 1990.

Ora sarà compito dei singoli Paesi impegnarsi per raggiungere un obiettivo comune, che potrà rafforzare il mercato europeo. Se tutti gli Stati si impegneranno allo stesso livello, non avremo frammentazioni e potranno essere messe in campo proposte sulle rinnovabili che prevedano una maggiore flessibilità, in nome di una comunione di intenti e non della competizione tra una nazione e l’altra.

Secondo quanto dichiarato dal presidente Barroso, il taglio delle emissioni rappresenta una pietra miliare efficace in termini di costi all’interno di un percorso che conduca ad un’economia a basso impatto ambientale. L’obiettivo di raggiungere il 27% di energie rinnovabili potrà garantire una maggiore stabilità a coloro che vorranno investire nel settore. Ciò significa anche forniture energetiche più sicure e nuove opportunità di occupazione.

Si poteva chiedere di più? Meglio obiettivi raggiungibili che traguardi eccessivamente ambiziosi, probabilmente difficili da ottenere. La soglia del 40% per il taglio delle emissioni inquinanti raddoppia quanto stabilito in precedenza, con la speranza di condurre l’Europa verso impegni concreti.

Forse la Commissione Europea avrebbe potuto comunque puntare più in alto, come sottolinea Anev, che accoglie positivamente questo traguardo, ma che ricorda che ci si aspettava almeno un 55% come target di riduzione delle emissioni ed una spinta ancora maggiore verso l’inserimento delle rinnovabili nel mix energetico dei singoli Stati. Ora la speranza è che l'Europa decida di investire i propri fondi per dare una spinta in più alle rinnovabili e per donare nuova forza ad un comparto che rischia di essere compromesso dalla corsa al petrolio ancora imperante.

A parere del commissario all'Ambiente Mattias Groote: "Fatta eccezone per la riduzione del 40% per le emissioni di gas serra, questi target risultano ancora piuttosto ridotti, nella speranza che siano almeno credibili a livello internaionele. È un peccato che la Commissione si sia lasciata ipnotizzare da coloro che sostenevano che target più ambiziosi per il clima avrebbero rappresentato un costo e che non abbia proposto un target vincolante sull'efficienza energetica. Crediamo nell'opposto: nellinteresse della notra industria e del nostro lavoro, dobbiamo mantenere un impegno politico fermo per la riduzione delle emissioni, le rinnovabili e l'efficienza energetica. Ecco perché abbiamo votato per target più ambiziosi" - che non sono stati presi in considerazione dalla Commissione.

Il Coordinamento Free, Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, che raggruppa più di 30 associazioni del settore, esprime il suo "pieno consenso per l'ipotesi di definire l'obiettivo di abbattimento di CO2 al 40%, mentre l'indicazione minima del 27% per le fonti rinnovabili è certamente riduttiva rispetto alle potenzialità di queste fonti, ma sarebbe comunque un passo in avanti perché riafferma l'importanza di definire un obiettivo anche per le rinnovabili e, trattandosi di un livello minimo, rappresenta uno stimolo per azioni a livello nazionale con l'obiettivo di contrastare al massimo il cambiamento climatico. Il Coordinamento Free si aspetta una coerente presa di posizione a livello comunitario anche del Governo italiano".

Il pacchetto è, invece, molto deludente per Greenpeace, che chiede ai governi europei di correggere queste proposte, aumentare le ambizioni europee e rilanciare così quella leadership sul clima e le energie pulite che l'Europa ha già dimostrato.

"Le svendite di gennaio sono cominciate e le aziende energetiche fossili d'Europa, che si collocano nel cosiddetto "Gruppo Magritte" hanno fatto un grande affare. Il piano della Commissione per il 2030 rischia di stroncare il mercato in piena espansione delle energie rinnovabili – dichiara Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia - È una visione miope, che costerà cara ai cittadini europei: meno posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili, maggiori importazioni di combustibili fossili e vita più breve a causa dell'inquinamento".

Anche perché le rinnovabili hanno il potenziale di coprire almeno la metà della richiesta di energia in Europea prevista al 2030, e un target così modesto indebolisce la capacità dell'Europa di trasformare il proprio sistema energetico.

"Solo un target credibile sulle rinnovabili, accanto ad un obiettivo ambizioso sulla CO2, può dare una marcia in più alla trasformazione del sistema energetico europeo. I governi dell'Unione adesso devono mostrare un po' di spina dorsale e difendere il clima aumentando l'energia pulita" sottolinea Onufrio.

Infine, secondo Legambiente, l'Europa può e deve fare di più per il bene del clima: “Per contenere il surriscaldamento sotto i 2°C ed evitare la catastrofe climatica, l’Unione europea deve impegnarsi a ridurre almeno del 55% le emissioni interne entro il 2030 e contemporaneamente impegnarsi a raggiungere il 45% di energia rinnovabile e tagliare il consumo di energia del 40% per portare avanti una reale transizione verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio. Sono obiettivi che il nostro governo deve sostenere con forza per giocare da protagonista l'importante ruolo che è chiamato a svolgere nei prossimi mesi, a partire dal Consiglio Europeo del prossimo 21 marzo, e soprattutto con il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea”.

I Ministri europei dell'energia e dell'ambiente discuteranno probabilmente la proposta della Commissione il 3 e 4 Marzo. Il 21 e 22 Marzo, capi di stato e di governo presiederanno un vertice Ue dedicato al raggiungimento di un accordo. La Commissione dovrà quindi emettere una proposta legislativa vincolante nella seconda metà del 2014.

Per leggere la proposta della Commissione Europea clicca qui

Marta Albè

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