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immagineGli italiani preferiscono il bio. 17,3% di consumi in più nei primi cinque mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; aumento del numero degli operatori che, al 31 dicembre 2013, risultano essere 52.383, 5,4% in più rispetto al 2012, e aumento del 12,8% della superficie bio coltivata che è pari a 1.317.177 ettari (circa il 10% della superficie coltivata nazionale).

Sono alcuni dati resi noti dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali estrapolati dal rapporto "Bio in cifre 2014", elaborato dal Sinab - Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica - e da Ismea.
E c'è di più, come emerge dalle prime elaborazioni dell'indagine curata da Nomisma - su incarico di BolognaFiere e in collaborazione Federbio - per l'edizione 2014 dell'Osservatorio di SANA, il 26° Salone Internazionale del Biologico e del Naturale in programma nel quartiere fieristico di Bologna da sabato 6 settembre a martedì 9.

Solo il 41% degli italiani, ben al di sotto quindi della metà della popolazione del nostro paese, dichiara di non aver mai acquistato un prodotto bio negli ultimi dodici mesi. Tra chi nello stesso periodo ha fatto almeno un acquisto a marchio bio, il 37% dichiara di consumare prodotti bio almeno 1 volta alla settimana, il 22% ogni giorno. L'indagine dell'Osservatorio mira a definire l'identikit e l'evoluzione del comportamento del consumatore italiano di alimenti biologici.

I risultati completi della ricerca saranno presentati nel corso del convegno "Tutti i numeri del bio in Italia", in programma a SANA nel pomeriggio di sabato 6 settembre, giornata di inaugurazione del Salone, insieme ai dati completi elaborati da SINAB e Ismea.

"I dati SINAB e Ismea dimostrano che il comparto del bio può davvero rappresentare il futuro dell'agroalimentare italiano – sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio - La sempre più crescente attenzione rivolta al benessere dell'uomo e dell'ambiente è la leva che fa crescere i consumi, sia in GDO che nel canale specializzato. Le superfici coltivate con metodo biologico sono cresciute, sino a rappresentare circa il 10% del totale della superficie agricola nazionale, anche se con ancora forti squilibri territoriali dovuti all'assenza di una politica per il settore di livello nazionale. Molte nuove aziende agricole, perlopiù condotte da giovani, scelgono la via del bio. Questo è un segnale che le organizzazioni agricole italiane e la politica dovrebbero cogliere, per riconoscere il vero valore dell'agricoltura biologica come prospettiva concreta per la rinascita dell'agricoltura italiana. Il bio italiano si conferma leader a livello europeo e questo è un segnale importante in un momento in cui l'Italia ha la presidenza di turno dell'UE mentre si discute della riforma del Regolamento sull'agricoltura biologica."

"La crescita impetuosa del biologico è un dato di fatto incontrovertibile, che smentisce tutti coloro che suonavano le campane a morto per l'agricoltura naturale, a causa della crisi economica". A parlare è Maria Grazia Mammuccini, vice presidente di AIAB. "È chiaro invece che sta avvenendo una vera e propria rivoluzione: agricoltori e cittadini stanno cambiando assieme il modo di produrre e consumare cibo e le politiche non possono che prendere atto e adattarsi al mutamento. Il biologico si attesta ormai, senza dubbio alcuno, come il modello di riferimento più avanzato che rappresenta al meglio il futuro del Paese, nonché è una concreta opportunità di sviluppo per l'occupazione dei giovani. Le politiche centrali e regionali devono tener conto della necessità di sostenere le filiere nazionali e locali con metodo bio, di supportare tecnicamente le aziende nella transizione verso il biologico, di sviluppare la ricerca e l'innovazione per recuperare le difficoltà che gli stessi agricoltori trovano sul loro cammino. Il modello cui fare riferimento nei piani di sviluppo rurale affidati alle Regioni è quello dei biodistretti, lanciati da AIAB e già affermatisi nella maggior parte dei territori italiani".

"Il comparto della agricoltura biologica oggi in Italia è valutato secondo elaborazioni del Mipaaf intorno ai 3 miliardi di euro. È una cifra importante anche perché deve essere inquadrata in un momento non favorevole all'espansione dei consumi ed anzi che vede molte famiglie ridurre la propria spesa alimentare. Ma un dato è inoppugnabile e se guardiamo i numeri del settore biologico non possiamo non essere soddisfatti. Crescita della produzione, crescita delle superfici investite, crescita del volume d'affari. C'è da dire però che, a fare una analisi in dettaglio emergono alcuni dati che, considerato il Regolamento in esame a Bruxelles congiuntamente al semestre di presidenza italiana impongono una attenzione particolare sulla materia. Sarà fondamentale evitare che tutta la materia sia affidata ad atti delegati della Commissione svuotando di certezze il regolamento ed affidare invece al Parlamento il compito discutere cosa è meglio per tutta l'agricoltura biologica europea e non solo per quella delle lobby di interesse dei Paesi del nord-Europa a totale discapito del biologico made in Italy che aprirebbe le porte ad importazioni destinate a soffocare un settore che, secondo tutti gli indicatori economici, è destinato ad aumentare in Italia e nel mondo". Questo il commento della COPAGRI.

Ha aggiunto il Viceministro Andrea Olivero, che ha la delega all'agricoltura biologica:

"Il quadro del bio delineato dal Sinab è positivo e incoraggiante, soprattutto per quella parte di agricoltura 'green'. La sostenibilità premia: mentre il trend dei consumi alimentari decresce, la domanda del bio risulta in totale controtendenza. Puntare su prodotti eco, innovare i processi produttivi in chiave sostenibile sono i fattori di successo della nostra agricoltura e su questi obiettivi è indirizzata la nostra azione politica".

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