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cop20peruAtteso, discusso ma ancora in bilico. A Lima l'accordo sul clima è arrivato ma a metà. Le principali economie del mondo hanno fatto sapere che pubblicheranno i piani d'azione dettagliati all'inizio del prossimo anno, con un accordo che potrebbe per la prima volta fare in modo che tutti i paesi si impegnino a contenere le emissioni di gas serra.

Fino ad allora ci sarà da attendere, anche perché a Parigi si dovrà raggiungere un accordo legalmente vincolante, unica strada per scongiurare l'aumento delle temperature globali oltre i 2° C. Ma quali sono state le reazioni, all'indomani della conclusione della Cop20 di Lima? Delusione e sconforto da parte delle associazioni, che speravano in qualcosa di concreto e non i soliti rinvii.

Piccoli passi avanti o il totale fallimento dei negoziati Onu in Perù?

All’inizio del prossimo anno, i governi dovranno mostrare concretezza, spiegando come intendono tagliare le emissioni di gas serra, fornendo un supporto finanziario ai Paesi in via di sviluppo, e aumentando la quota di energia da fonti rinnovabili al 2025”, ha detto Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. “Se, al contrario, verranno fissati obiettivi deboli per il 2030, per quindici anni saremo intrappolati in livelli di emissioni insostenibili e assisteremo sempre più frequentemente a catastrofi climatiche come quella che ha recentemente causato l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone nelle Filippine”. Ancora poche chance, le ultime, sostiene Greenpeace, anche se l'associazione non nasconde che da Lima è arrivata anche qualche buona notizia, ovvero il fatto che un mondo libero da emissioni di carbonio è diventato un punto fondamentale dei negoziati, sembra assurdo ma finora non era stato così. “Quasi cinquanta nazioni già concordano sulla totale eliminazione delle emissioni di carbonio entro il 2050. Se il prossimo anno a Parigi tutte le nazioni dovessero accordarsi su un futuro libero da emissioni di gas serra, potrebbe realizzarsi una rapida transizione dall’era dei combustibili fossili - come carbone, petrolio e gas - ad un futuro 100 per cento rinnovabile per tutti”.

Pericolosa battuta d’arresto nei negoziati. Senza una ritrovata leadership europea difficilmente la Conferenza di Parigi potrà avere successo” lamenta Legambiente, secondo cui la Conferenza di Lima rischia di compromettere l'esito della Conferenza di Parigi, dove il prossimo dicembre i governi sono chiamati a sottoscrivere il nuovo accordo globale sul clima.

É scesa una patina di gelo sull'ottimismo che era maturato negli ultimi mesi. A preoccupare è la distanza tra governi e cittadini, che chiedono una forte azione dei governi per contrastare da subito l’emergenza climatica. “A Lima - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - purtroppo i governi sono stati incapaci di sciogliere i nodi relativi alla differenziazione degli impegni nazionali e al sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo, che continuano a bloccare i negoziati verso Parigi. Rimangono ancora ben saldi gli antichi steccati tra paesi industrializzati e in via di sviluppo che l’accordo USA-Cina ci aveva fatto sperare fosse possibile superare. È indispensabile che i governi si mettano al lavoro da subito per superare questi steccati e concordare i criteri per differenziare senza ambiguità e in una dimensione dinamica gli impegni dei singoli paesi - ricchi, emergenti e poveri - nel pieno rispetto dell’equità. Solo così sarà possibile mettere in campo un’azione globale comune, la sola in grado di mantenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia critica dei 2°C".

L’intesa raggiunta stanotte a Lima rappresenta un importante passo avanti verso Parigi ed è un segnale forte che giunge dalla comunità internazionaleha detto il ministro Gian Luca Galletti, esprimendo soddisfazione per gli esiti della conferenza Onu. “ È stato tracciato un percorso convincente per giungere, fra un anno, a quell’intesa globale che non può più essere rinviata”. “In una trattativa molto complessa – ha sottolineato Galletti - anche Stati strategici come Usa e Cina, maggiori emettitori di Co2 al mondo, che in passato hanno rappresentato ragioni nazionali differenziate, sono apparsi impegnatissimi a raggiungere un risultato negoziale convincente. In questo ambito l’Europa, guidata dall’Italia, presidente di turno, ha svolto un ruolo importante e coeso, di stimolo e di moral suasion, parlando con una sola voce e mettendo in campo tutta la sua capacita’ diplomatica e le sue relazioni internazionali per raggiungere l’obiettivo dell’accordo’’.

A spingere l’accordo è stata la consapevolezza dell’escalation in atto nel surriscaldamento del pianeta con il 2014 che è stato nei primi dieci mesi l’anno più caldo di sempre a livello mondiale con la temperatura media registrata sulla superficie della terra e degli oceani dell’anno, addirittura superiore di 0,68 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo” è stato il commento di Coldiretti.

"A Lima si poteva ottenere di piu´, ma volendo guardare alla parte del bicchiere mezzo piena il nuovo accordo permette di continuare a lavorare sui binari tracciati verso Parigi" - dichiara Veronica Caciagli Presidente di Italian Climate Network - "In particolare ci sono stati alcuni segnali positivi di ascolto tra Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Mancano invece da definire numerosi e importanti punti. come la natura legale vincolante o meno del nuovo accordo. Certo, la strada per Parigi sara´ faticosa e in salita, ma percorribile".

Tutto rinviato a Parigi, quando il futuro del clima non potrà più subire rinvii.

Francesca Mancuso

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