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immagineApprossimazione e anche un pizzichino di faziosità. È l'accusa mossa nei confronti di Report, che domenica 14 dicembre 2014 ha mandato in onda un atteso servizio sul biologico, in cui viene messo in forte dubbio l'affidabilità dei prodotti bio, in particolare nella risicoltura e nella cosmesi.

Si è parlato di cosmetici, chiedendosi, giustamente, in base a cosa venga etichettato uno shampoo o una crema come eco, naturale, bio. E anche di riso, con i produttori di riso convenzionale, ovvero quelli che usano i diserbanti, che accusano chi dice di produrre con metodo biologico dove invece i diserbanti sono vietati. Il problema è come lo si è fatto. E il risultato ottenuto. L'effetto del servizio su Report, e basta dare a un'occhiata i commenti sui social per capirlo, non è infatti quello di aver smascherato chi fa finto bio, ma di aver creato ancora una volta sfiducia nel concetto di 'biologico'.

Insomma, purtroppo ci risiamo. È davvero come le racconta Report che stanno le cose? Come funzionano i controlli e le certificazioni? Ne abbiamo parlato con gli esperti del settore.

Fabrizio Piva, Amministratore Delegato CCPB. "Nel biologico ci sono tante aziende, tanti enti di certificazione e tanti ispettori. La stragrande maggioranza di loro è bionesta e bioseria come mostrano il successo di mercato planetario e i controlli eseguiti a livello di filiera. Il sistema di controllo e certificazione attivo nel biologico è unico e agisce a vari livelli: ogni singolo operatore deve essere controllato e certificato da un organismo di parte terza e gli scambi commerciali che ogni giorno si realizzano implicano un controllo incrociato che rende evidente qualsiasi tentativo di furberia o, peggio, di frode. Il metodo di controllo è poi basato sul rischio: intensifica verifiche ispettive e prelievi di campione in quelle aziende che ad esempio sono miste, o in determinate colture, o in aziende molto grandi oppure in quelle che in passato hanno dimostrato aver commesso non conformità o in cui sono stati riscontrati residui. Tutti i dati sono trasmessi elettronicamente alle Regioni e al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF); un ulteriore livello è quello del sistema di vigilanza condotto da Regioni, MIPAAF e Accredia che è l'ente nazionale di accreditamento. Con questo non si vuole negare che in passato si siano perpetrate delle frodi, a svantaggio soprattutto degli operatori onesti, ma è altrettanto innegabile che il settore abbia maturato gli anticorpi per evitare il ripetersi di tali situazioni. In Italia quando un settore tende ad avere buoni risultati, a dispetto della crisi che ci attanaglia da anni, qualcuno deve "pensare male" e gettare fango indiscriminatamente su tutto e su tutti, non sapendo che in questo modo si scoraggiano tutti i produttori onesti che stanno facendo crescere un'agricoltura pulita e un agroalimentare sostenibile. Così si fa un favore ai detrattori del biologico, ancora molto numerosi, che non perdonano al settore di essere cresciuto così tumultuosamente e di aver meritato la fiducia di molti consumatori. Se qualcuno ha dei dubbi venga pure presso il nostro organismo e "apriremo gli archivi" per dimostrare che il biologico non ha nulla da nascondere".

Alessandro Pulga, Direttore Icea. "A Report va certamente il merito di aver fatto emergere l'assenza di un sistema normativo chiaro a tutela del consumatori, oltre che dei produttori di cosmetici veramente biologici e naturali. Voglio sperare che al termine del servizio al telespettatore risulti chiaro il fatto che, accanto ai Biofurbi che utilizzano impropriamente (ma purtroppo legittimamente) il termine BIO, ci sono tante aziende seriamente impegnate e responsabili che producono cosmetici eco-biologici che impiegano effettivamente materie prime biologiche e altre sostanze provenienti dalla "chimica verde". Circa la certificazione è vero che ci sono ancora troppi protocolli privati ma fortunatamente, da diversi anni, sono disponibili disciplinari internazionali condivisi dalle principali organizzazioni del settore (vedi: http://www.cosmos-standard.org/ e www.natrue.org ). Gli enti certficatori in realtà non controllano solo le carte ma svolgono approfondite ispezioni negli stabilimenti di produzione. Icea verifica anche la correttezza dei claim che devono essere supportati da test clinici o adeguata bibliografia. Certamente le dimensioni del settore impongono un intervento normativo che non può che essere di livello europeo. Il primo passo potrebbe essere quello di definire e tutelare i termini "Biologico", "Naturale ed "Ecologico" in modo da poter perseguire chi utilizza in modo ingannevole questi claim. Invito tutti a non cadere nel facile qualunquismo. I cosmetici non sono tutti uguali e lo stesso vale, a maggior ragione, per i prodotti alimentari. I prodotti biologici rimangono gli unici a essere controllati due volte mentre le produzioni convenzionali sono sorvegliate solo dal sistema pubblico i cui limiti (purtroppo!) sono emersi in modo chiaro nel precedente servizio sul riso".

Paolo Carnemolla, Presidente FedrBio. 'Il servizio di Report è stata un'occasione persa per denunciare davvero e puntualmente i "Biofurbi". Se l'intento era quello di smascherare comportamenti scorretti, sisarebbe di certo potuto fare con la collaborazione degli organismi di certificazione e senza far risultare l'intero settore del biologico incriminato. Invece a rimetterci sono tutti, compresi i coltivatori di riso bio onesti, che sono la grande maggioranza. Quello che ci pesa è il non esserci potuti confrontare per dare un contributo di trasparenza. Se c'è qualcuno che fa il furbo, facciamo i nomi e andiamo in fondo alla questione, chiedendo agli organismi di certificazione come gestiscono i controlli sulle produzioni effettive. Ricordiamo che i prodotti biologici continuano a essere i più controllati e sicuri per i consumatori, anche se è sempre più necessario non abbassare mai la guardia, specie ora che il mercato è in forte crescita e così i prezzi alla produzione. Sulla base delle elaborazioni di FederBio sui dati degli ultimi 5 anni (2010 – 2014) messi a disposizione dagli organismi di certificazione, queste aziende sono state controllate in media 2,15 volte, valore quasi doppio rispetto alla media italiana delle aziende biologiche. Se è vero che le aziende risicole risultano mediamente più soggette a infrazioni rispetto alla media totale in Italia (4,74% contro il 3,92%) è altrettanto vero che ogni minima infrazione viene notificata alle Autorità pubbliche, per i loro adempimenti del caso e che alle aziende responsabili vengono comminate le sanzioni del ritiro della certificazione e dell'espulsione. Per quanto riguarda il controllo analitico emerge che nel quinquennio indicato il rapporto analisi di laboratorio/aziende controllato è doppio nel comparto riso rispetto al dato del bio italiano il 40,81% delle aziende risicole subiscono annualmente analisi, contro il 21,24% delle aziende bio in generale. Naturalmente gli esiti delle analisi conducono, quando sia accertata l'intenzionalità dell'uso di prodotti non consentiti, alla sospensione della certificazione o all'esclusione del produttore, secondo criteri e con sanzioni non decise dagli organismi di controllo, ma precisamente e dettagliatamente previsti dalla legge.

Roberta Ragni

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