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Giornata mondiale del vento: terminate le celebrazioni organizzate da Anev (Associazione nazionale energia del vento), le speranze (e i dubbi) sull’eolico nel nostro paese permangono.

Nuovi provvedimenti sono infatti necessari per un’efficace incentivazione, visto che i piani attuali non consentono il raggiungimento degli obiettivi di capacità eolica al 2020 previsti dal Piano di azione nazionale sulle rinnovabili del 2010, pari a 12.680 MW.

Il settore sembra tecnicamente promettente, ma soffre di scarsi investimenti delle autorità, stando a quello che dichiarano i principali attori del panorama eolico. Per avere una panoramica più completa abbiamo chiesto loro: “Cosa serve all’eolico italiano?”. Unanime l’invito a non perdere ulteriore tempo.

Simone Togni, Presidente di Anev:

Come ogni anno ANEV ha celebrato la Giornata Mondiale del Vento con una serie di eventi, tra cui il convegno istituzionale presso l’Auditorium del GSE. Tema del convegno dell’11 giugno è stato ‘Eolico italiano: costi e benefici’, nell’ambito del quale è stato fatto il punto sull’esito del primo triennio di funzionamento del meccanismo delle aste e dei registri.

Tale prima fase ha evidenziato alcune criticità e l’adozione dei nuovi contingenti per l’eolico risulta oltremodo opportuna in quanto i benefici connessi alla realizzazione dei nuovi impianti (riduzione del prezzo elettrico, gettito fiscale, benefici territoriali) risultano significativamente superiori rispetto ai costi di incentivazione previsti.

L’adozione di nuovi contingenti si rende inoltre necessaria per il raggiungimento degli obiettivi di capacità eolica al 2020 previsti dal PAN del 2010, pari a 12.680 MW (di cui 680 MW di off-shore), obiettivo che sarebbe impossibile raggiungere facendo riferimento agli strumenti di incentivazione attualmente previsti e per ottemperare quindi agli impegni presi in sede europea.

L’eolico rappresenta una risorsa per l’Italia sotto vari punti di vista. Oltre che per la valenza ambientale, per quella economica e occupazionale, anche perché può avere il suo peso nell’ambito del “capacity market”, offrendo ulteriori opportunità per le aziende italiane all’estero.

Inoltre trattandosi di una tecnologia matura, la fonte eolica potrebbe già dal prossimo decennio reggersi senza il bisogno di incentivi alla produzione, ma introducendo semplicemente sgravi fiscali o meccanismi più leggeri di sostegno in conto capitale. Ciò che serve all’eolico italiano oggi, affinché possa esprimere tutte le sue potenzialità e i benefici, è un maggiore supporto da parte delle istituzioni, certezza della normativa e regole trasparenti.

Pier Francesco Zanuzzi, Amministratore Delegato di Terna Rete Italia:

Il settore elettrico è in una fase di rapido cambiamento: le fonti di produzione da energia rinnovabile, che hanno garantito oltre il 38% dei consumi nel 2014, rappresentano oggi uno strumento formidabile per l’integrazione, l’efficienza e la sicurezza delle reti anche a livello europeo. Si pensi che solo in Italia, nell’arco di appena un decennio, abbiamo assistito alla crescita del parco di generazione da fonti “green” per circa 27,5 GW installati, di cui ben 8,7 sono di eolico.

Il pieno sfruttamento di queste fonti passa necessariamente anche da uno sviluppo sempre più tecnologico della rete elettrica, in grado di integrare le diverse fonti di generazione e di gestirne in sicurezza i flussi in rete. Già negli anni passati, Terna ha investito quasi 9 miliardi di euro con questo obiettivo, realizzando opere localizzate soprattutto al sud, un’area dove eolico e fotovoltaico stanno diventando la principale fonte di copertura del fabbisogno.

Naturalmente il nostro impegno proseguirà anche in futuro, grazie all’impiego di soluzioni e tecnologie sempre più innovative, in grado di garantire il massimo rispetto dell’ambiente.

Alessandro Marangoni, CEO di Althesys:

Le energie rinnovabili nascono per obiettivi ambientali, ma comportano una serie di effetti positivi. Il comparto eolico, in particolare, nel 2014 ha generato ricadute economiche per più di 800 milioni di euro in termini di valore aggiunto e indotto, 3.400 occupati e 7,7 milioni di ton di anidride carbonica evitate. Al 2030, in uno scenario di crescita moderato, Althesys stima ricadute complessive per 24 miliardi di euro, con più di 4.300 occupati diretti e indiretti, 4,8 miliardi versati all'erario per imposte sui redditi e 221 milioni di ton di anidride carbonica evitate.

Francesco Ferrante, Vicepresidente di Kyoto Club:

All’eolico italiano servono due cose: certezze e semplificazioni. La certezza di non vedere modificate in corsa le norme, magari retroattivamente come nel caso dello spalma incentivi. Le semplificazioni nei percorsi autorizzativi, che senza mettere in pericolo difesa del paesaggio, permettano alle aziende di programmare gli investimenti e di non dovere sottostare alla soggettività di questo o quel funzionario di un amministrazione o di una soprintendenza.

Purtroppo queste due cose il settore le reclama senza ottenerle da troppo tempo in questo Paese. E anche la proposta di Decreto in discussione in questi giorni non va proprio in questa direzione e anzi rischia di bloccare ogni nuova iniziativa , comprese quelle legate al minieolico, in cui si stava iniziando a sviluppare un filiera Made in Italy, e l’off-shore in cui viviamo nel paradosso che non ne è stato realizzato neanche uno, mentre nel resto del mondo sono evidenti i vantaggi di perseguire anche queste localizzazioni.

Siamo ancora in tempo per riprendere la corsa in modo che l’eolico possa dare il suo contributo decisivo nella rivoluzione energetica. Ma non dobbiamo più perdere tempo.

Roberta Benedetti, Director Onshore Southern Europe di E.ON Climate & Renewables Italia:

Lo sviluppo della fonte eolica ha subito una battuta di arresto al fine di rendere sostenibili gli incentivi con gli obiettivi di finanza pubblica e di contenimento del costo per i consumatori finali.

Il meccanismo competitivo delle aste però non è riuscito a neutralizzare gli elementi distorsivi legati alla partecipazione di soggetti “non investitori”, falsando i risultati sulla efficienza raggiunta e sulle potenzialità ulteriormente perseguibili nel medio termine dalla tecnologia.

Il futuro dell’eolico è il raggiungimento della grid parity, attraverso la stabilizzazione del meccanismo competitivo nel medio e lungo periodo, ovvero di allineamento dell’incentivo con il prezzo di mercato dell’energia.

Affinché questo accada è necessario: far recuperare al sistema delle aste visibilità sulla coerenza tra l’incentivo e il livello di efficienza effettivamente raggiunto dal sistema; ridurre i drasticamente i tempi del percorso autorizzativo sia per i nuovi impianti sia per i rifacimenti; garantire il costante adeguamento della normativa, anche regolamentare, alla best practice tecnologica.

Roberta De Carolis

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