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Spalma FV

Lo Spalma incentivi FV a rischio stop. Il Tar del Lazio, lo scorso 23 giugno, ha sollevato dubbi di costituzionalità e il provvedimento, che ha ridotto gli incentivi al fotovoltaico, è ora all’esame della Consulta. Se sarà dichiarato effettivamente illegittimo il Gse potrebbe essere costretto a restituire la differenza l’incentivo promesso e quello poi corrisposto a seguito del provvedimento.

Secondo il tribunale amministrativo regionale lo Spalma incentivi viola il principio di ragionevolezza e di legittimo affidamento, oltre a quello di autonomia imprenditoriale, sanciti dagli artt. 3 e 41 della Costituzione. Il decreto era già stato aspramente criticato anche prima della sua effettiva entrata in vigore, avvenuta ad agosto del 2014, in quanto, a conti fatti, molti imprenditori del settore fotovoltaico si sono ritrovati con incentivi sensibilmente ridotti.

Ma è effettivamente così? Cosa succederà se la Corte Costituzionale confermerà i dubbi del Tar? Gli investitori stranieri torneranno a investire in Italia? Per un tema così delicato abbiamo contatto i principali protagonisti ed esperti delle rinnovabili, oltre che gli avvocati che hanno curato i ricorsi.

Alessandra Mari, partner e responsabile del Dipartimento di Diritto Pubblico e Giurisdizioni Superiori Rödl & Partner:

Come ho sostenuto nei molteplici ricorsi presentati al Tar del Lazio per clienti stranieri e italiani, a mio avviso l’art.26 D.L. n.91/2014 (Decreto Spalmaincentivi) è incostituzionale per violazione di una serie di parametri costituzionali, in particolare gli articoli 3, 41, 77 e 117.

Nel decidere alcuni dei numerosissimi ricorsi proposti, il Tar del Lazio ha giudicato rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità con ordinanze che appaiono ben ragionate e motivate e quindi condivisibili, anzi persino idonee a indurre il Governo a modificare la norma al fine di evitarne la dichiarazione di incostituzionalità che, vista la motivazione fornita dal Tar, sembra inevitabile.

Ove al contrario il Governo non modificasse la normativa, la Corte Costituzionale dovrà giudicare sulla questione sollevata dal Tar. Non è agevole prevedere il contenuto di quella che potrebbe essere una sentenza della Corte Costituzionale che ritenesse la questione fondata. L’ipotesi più semplice è che la norma sia dichiarata incostituzionale senza condizioni.

Lo sviluppo successivo più logico è che il Tar dovrebbe quindi accogliere nel merito i vari ricorsi, di modo che i Soggetti Responsabili ricorrenti con ogni probabilità avranno il diritto a che la convenzione con il Gse rimanga invariata e il diritto di pretendere gli arretrati. In teoria la sentenza di incostituzionalità dovrebbe avere effetti erga omnes e quindi operare anche a favore di coloro che non abbiano presentato ricorso. Ma questo non si può affermare con certezza, in quanto, sempre in teoria, non è escluso che la Corte limiti in qualche modo gli effetti della sentenza stessa.

La dichiarazione di incostituzionalità del Decreto Spalmaincentivi potrebbe certamente costituire una iniezione di fiducia nei confronti del Paese Italia e quindi far riprendere vigore al mercato secondario e agli investimenti stranieri.

Tuttavia a mio avviso questo non è sufficiente per ridare piena credibilità all’Italia, soprattutto nel mercato degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili: troppe incertezze normative, troppi cambiamenti improvvisi, spesso retroattivi.

La certezza del diritto è la cosa che più conta per gli investitori stranieri. Se non c’è certezza (e stabilità) del diritto e della tutela del proprio affidamento, non si può pianificare, e investire diventa inevitabilmente rischioso. Governo e Parlamento dovrebbero capirlo una volta per tutte, anziché lasciare che, a frittata compiuta, siano i Giudici a dirlo quando magari è ormai troppo tardi.

Gianni Silvestrini, presidente del Coordinamento Free:

Ci sono in effetti i presupposti per una dichiarazione di incostituzionalità basata sulla violazione del principio di ragionevolezza e di legittimo affidamento, unitamente al principio di autonomia imprenditoriale.

Per quanto riguarda i capitali stranieri questa situazione non aiuta, proprio per la percezione di un rischio di inaffidabilità del paese che potrebbe estendersi anche ad altri settori.

Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili:

assoRinnovabili ritiene che lo spalma incentivi sia contrario alla Costituzione. La decisione spetta alla Consulta che sta ricevendo dal Tar Lazio (che ha ravvisato profili di illegittimità costituzionale) gli atti per lo svolgimento del giudizio di costituzionalità.

Se sarà confermato i produttori avranno diritto all’erogazione della quota parte di tariffa incentivante che ad oggi non gli viene riconosciuta a causa dello spalma incentivi. Infatti, l’eventuale dichiarazione di incostituzionalità renderà la norma che ha introdotto lo spalma incentivi FV inefficace sin dalla sua entrata in vigore: in altre parole, sin dal 21 agosto 2014 (data di entrata in vigore della legge 116/2014 di conversione del decreto legge 91/2014).

Ci auguriamo che gli investitori stranieri tornino ad investire in Italia. Auspichiamo, inoltre, che questo contenzioso costituisca un monito per Governo e Parlamento e li dissuada da approvare altri interventi di questo tipo, che senza dubbio hanno avuto l’effetto di indebolire l’immagine del Paese, peggiorandone il posizionamento nelle “classifiche” che guidano le scelte degli investitori.

Edoardo Zanchini, vicepresidente e responsabile energia di Legambiente:

Che il Decreto Spalma incentivi avesse dei problemi di costituzionalità era noto a tutti. Del resto stiamo parlando di un intervento retroattivo rispetto a un provvedimento che attuava una Legge dello Stato. Il Governo ha fatto finta di nulla, cavalcando una campagna di stampa contro il solare che andava avanti da tempo e con chiari interessi fossili dietro.

Ora si apre uno scenario di grande incertezza, rispetto al quale nessuno è in grado di dare certezze se non del fatto che non è in questo modo che si governano processi così importanti.

Riguardo agli investimenti stranieri nelle rinnovabili, ce ne ‎vorrà prima che tornino, perchè quelle condizioni di vantaggio degli investimenti semplicemente sono state cancellate per sempre con l’abolizione degli incentivi in conto energia e poi lo spalma incentivi.

Eppure basterebbe poco oggi per far ripartire gli investimenti italiani e stranieri, attraverso certezze sulle procedure che bloccano i progetti e una strada semplificata per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. In Italia con la riduzione dei prezzi delle tecnologie e le risorse naturali di cui disponiamo, continua ad avere senso investire in rinnovabili e efficienza.

Francesco Ferrante, Vicepresidente di Kyoto Club:

A noi è sempre parso chiaro che la retroattività dell’intervento conducesse a un giudizio del genere. Ora vedo che il Tar del Lazio, come era prevedibile, ha condiviso il più che legittimo dubbio e mi pare assai probabile una conferma della Corte. Irresponsabile il Governo che volle il provvedimento.

Noi dicemmo subito che era incostituzionale e peraltro inutile ai fini di ridurre la bolletta. Unici effetti: penalizzazione di imprenditori di un settore che era attivo e vivace e figuraccia internazionale.

Se la Corte lo dichiarerà incostituzionale il Gse dovrà restituire tutti gli incentivi illegittimamente tagliati. In questo caso non si apre alcun problema rispetto all’art.81 in quanto il bilancio dello Stato non è coinvolto e quindi la sentenza della Corte inevitabilmente porterà alla restituzione del maltolto.

Onestamente non so se gli investitori stranieri torneranno a investire in Italia. Ciò che ci vuole sarebbe una strategia precisa e certezza di stabilità. A oggi due chimere. Ma per il futuro del Paese sono due cose indispensabili e non ci stancheremo di chiederle e adoperarci per ottenerle.

Roberta De Carolis