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Sono 7 le proposte sull'agricoltura e sulla produzione di cibo legate all'approccio dell'economia verde del "Manifesto della green economy per l'agroalimentare in occasione di Expo 2015".

Il documento è stato redatto dal Consiglio nazionale della Green Economy e spazia dalla conservazione di una ricca biodiversità all'importanza di misure di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica.

Ma come e perché portare la green economy nell'agroalimentare?

Andrea Olivero, Vice-Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali:

"Il Manifesto della green economy per l'agroalimentare rende più esplicita e chiara la Carta di Milano e la integra perfettamente. Dopo più di 30 anni in cui l'agricoltura veniva percepita come omologazione, oggi ci troviamo di fronte a un nuovo modello di sviluppo agricolo, che rispetta le colture e le culture e fa della diversità un fattore positivo. Il modello italiano coniuga tradizione e innovazione, valorizza i territori e le comunità locali e rispetta l'ambiente".

Claudia Sorlini, Presidente, Comitato Scientifico di Expo Milano 2015:

"Vogliamo che la sostenibilità entri nella realtà dell'agroalimentare italiano. La domanda di alimenti è più alta dell'offerta per due motivi: aumento della popolazione e diverse esigenze alimentari che privilegiano il cibo di origine animale. È necessaria quindi una gestione oculata. Prima di aumentare la produzione, è importante eliminare perdite e sprechi che da soli ci permetteranno di avere a disposizione un terzo di cibo in più".

Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile:

"Questo Manifesto espone il punto di vista della green economy sulla produzione agroalimentare, articolato in proposte sui temi cruciali per l'agricoltura della nostra epoca: la necessità di uno sviluppo durevole e di buona qualità delle produzioni agroalimentari per nutrire la popolazione mondiale, il rapporto che va regolato per coordinare la priorità della produzione di cibo con le altre attività e produzioni non alimentari cresciute nelle campagne, le misure da adottare anche nell'agricoltura per far fronte alla crisi climatica in atto, la necessità di sostenere la diffusione delle buone pratiche di un'agricoltura sostenibile e di qualità, quelle per rafforzare i controlli e la sicurezza alimentare, come combattere lo spreco di alimenti e di risorse agricole e come far fronte agli inquinamenti e al continuo consumo di suoli agricoli. Questo manifesto si propone di diffondere, su questi temi, il punto di vista della green economy per contribuire a un dibattito nazionale e internazionale".

Massimiliano Giansanti, vicepresidente di Confagricoltura:

"Il 'Manifesto della green economy per l'agroalimentare, in occasione di Expo 2015', sottoscritto da 66 organizzazioni di imprese, è il frutto di un lungo lavoro di mediazione. Il documento, pur perfettibile, comunque è un buon punto di partenza per affrontare sette temi cruciali per l'agricoltura e la produzione di cibo nella nostra epoca: lo sviluppo durevole e di qualità della produzione agroalimentare, il rapporto fra priorità della produzione agroalimentare e la multifunzionalità dell'agricoltura, gli impatti sulle produzioni agroalimentari e le misure per fronteggiare la crisi climatica, i modelli sostenibili di agricoltura, la sicurezza alimentare, lo spreco di cibo, le minacce alle produzioni agroalimentari e il consumo di suolo agricolo. Una cosa emerge con chiarezza bisogna dare risposte adeguate al fabbisogno di innovazione delle imprese, per produrre di più ma anche per produrre meglio. Solo così si risponde a food security (sicurezza del cibo, per tutti) e food safety (sicurezza sanitaria del cibo prodotto); si risponde poi alla conservazione del cibo senza perdite in campo e senza sprechi lungo la catena alimentare. In quest'ottica, le esperienze di precision farming, che Confagricoltura sta sostenendo nelle sue aziende, sono l'esempio concreto di un'agricoltura attenta all'ambiente ed alla sicurezza alimentare che migliora grazie alle innovazioni".

Piero Gattoni, presidente del CIB:

"Si tratta di un importante riconoscimento per il modello italiano di produzione del biogas, che abbiamo ribattezzato "Biogasdoneright", Biogas Fatto Bene, divenuto ormai un caso di studio internazionale. Sono molti gli esperti e gli studiosi internazionali che vengono a vedere come molti agricoltori italiani siano riusciti ad affiancare alle produzioni agricole di eccellenza una delle piattaforme tecnologiche più promettenti nel panorama delle rinnovabili, capace di produrre energia, biocarburanti, bio fertilizzanti, materie prime per le bioplastiche e di rendere l'agricoltura più sostenibile e moderna".

Roberta Ragni

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