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Decreto olio

Il Decreto agricoltura recentemente approvato contiene dei provvedimenti specifici anche per la filiera dell’olio, settore in crisi per una serie di motivi, aggravati dalle infezioni della Xylella fastidiosa del 2013, 2014 e 2015.

Il Decreto prevede in particolare:

-) Stanziamento di 32 milioni di euro per il triennio 2015-2017

-) Inserimento dell’obiettivo di 650 mila tonnellate di olio d'oliva prodotto in Italia

-) Deroga per l'attivazione del Fondo di solidarietà nazionale, che segue la dichiarazione di calamità

-) Aumento del Fondo per le imprese colpite dalle infezioni da Xylella negli anni 2013, 2014 e 2015: oltre agli 11 milioni previsti per la Xylella, vengono stanziati ulteriori 10 milioni di euro per il 2016 per gli altri interventi, arrivando così a 21 milioni di euro di dotazione

Ma tutto ciò è sufficiente per rilanciare la filiera dell’olio, biologico e convenzionale?

Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio:

Come nel caso dei provvedimenti per il rilancio della filiera del latte, anche quelli diretti alla filiera dell’olio segnalano il permanere di gravi problemi strutturali di competitività per questo comparto strategico. Le nuove disposizioni costituiscono certamente un tentativo di alleviare il peso di situazioni ormai incancrenite.

Ma è difficile immaginare che questi provvedimenti possano essere risolutivi, considerato che entrambi i comparti soffrono di una forte competizione nell’ambito dell’UE sui prezzi alla produzione e sul versante organizzativo.Nel caso dell’olio d’oliva la situazione è drammaticamente aggravata dalla crisi della Grecia che sta invadendo il mercato con prodotti a prezzi bassissimi.

Dino Scanavino, Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori:

Il nuovo Piano olivicolo, con una dotazione di 32 milioni, unita alla possibilità di estendere il Fondo di solidarietà nazionale anche agli agricoltori colpiti da Xylella fastidiosa, rappresentano due importanti novità introdotte dal Decreto legge a tutela di un comparto strategico dell’agroalimentare italiano.

Adesso è il momento di definire la strategia del Piano per il rilancio della filiera olivicola che passa, inevitabilmente, per il rafforzamento del ruolo e dell’efficacia degli organismi interprofessionali.

Accanto a ciò, è necessario tutelare l’intero settore vivaistico italiano al centro anch’esso di un momento difficile per effetto di una ingiustificata psicosi di contagio. In prospettiva, dobbiamo invece ragionare oltre il caso Puglia, a partire dal funzionamento e dall’efficacia dei controlli in entrata.

Le rigide regole sanitarie e di qualità che abbiamo in Europa, devono essere valide reciprocamente anche per i Paesi che esportano sul mercato comune. Infine, ma non meno importante, la necessità di una strategia comune di riforma degli strumenti di prevenzione e gestione delle crisi.

Vincenzo Vizioli, presidente AIAB:

Il problema della quantità è largamente meno preoccupante di quello del mancato riconoscimento dell’identità territoriale. É noto che condizioni pedoclimatiche e tipologia varietale incidono su resa e prezzi.

Non c'è un vero progetto trasparenza per evitare che oli provenienti da zone "meno pregiate" fungano da taglio per oli più rinomati senza informare il consumatore e tenendo fuori dal valore aggiunto la produzione. Uguale cosa per le provenienze extra nazionali dove in decreto punta alla vigilanza sulla contraffazione.

Roberta De Carolis

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