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Stallo Sogin

Siti nucleari: l’Italia è in ritardo sullo smaltimento, cosa che sta aumentando i costi di gestione. E i finanziamenti al parco tecnologico annesso al deposito unico dei rifiuti nucleari? I dubbi aumentano. Riccardo Casale, ormai ex-ad di Sogin, si è dimesso ormai diversi mesi fa, ma lo stallo nel quale versano 90mila metri cubi di rifiuti nucleari italiani resta.

Il ritardo è preoccupante. Basti pensare che il condizionamento dei rifiuti radioattivi già presenti negli impianti nucleari avrebbe dovuto concludersi entro il 2010. Ma la relazione con cui la commissione ha concluso i lavori nella precedente legislatura, ancora nel 2012, lo descriveva come ancora in una fase poco più che iniziale.

Al di là delle ovvie questioni ambientali, il problema è anche economico. Nel 2011 infatti si stimava già che l’intera operazione arriverà infatti a costare 6,7 miliardi, contro i 4,35 previsti nel 2006. Di soldi pubblici, chiaramente.

Ultima, ma non per importanza, la questione del finanziamento del parco tecnologico che dovrà affiancare il deposito unico. Il polo dovrebbe garantire circa 700 posti di lavoro e generare un indotto sul territorio, argomentazioni che dovrebbero essere usate per convincere le comunità locali a candidarsi per ospitare il deposito unico. Ma per ora, tutto fermo. La Sogin, di fatto, naviga a vista.

“Lo stallo in cui versa la Sogin sta assumendo i caratteri della farsa aveva già commentato il 21 gennaio il responsabile energia di Green Italia Francesco Ferrante - se non fosse però una questione che investe un problema serissimo, di importanza nazionale".
Quale? "Il Ministro dell’Economia ha impiegato due mesi e mezzo per accettare le dimissioni dell’a.d. Riccardo Casale - continuava Ferrante - e costui nel frattempo ha continuato a lavorare come se nulla fosse, tanto da averci forse ripensato, rimanendo attaccato alla poltrona. Ora addirittura parrebbe che in Cda abbia ribadito che non ha alcuna intenzione di dimettersi. Si impone un intervento risolutivo e rapido del Ministro Padoan.

È cambiato qualcosa? Qualche aggiornamento? L’abbiamo chiesto direttamente a Ferrante:

Nessun aggiornamento significativo da segnalare e questo è ancora più grave - ci ha scritto - Casale non si dimette formalmente e non viene sostituito dal Governo; questo determina uno stallo molto preoccupante. Sia per il futuro, il deposito nucleare con la Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee ancora nascosta nei cassetti dei Ministeri, ma anche e forse più grave per il presente. L’ordinaria amministrazione, che quando si parla di nucleare non è mai tanto “ordinaria”, di messa in sicurezza dei rifiuti nucleari risente di questo stallo. Sicuramente dal punto di vista economico e si continuano a buttare soldi senza risolvere i problemi. Ma lasciare senza guida un’azienda la cui mission è un campo di lavoro così delicato è davvero da parte del Governo un atto irresponsabile.

Quanto tempo perderemo ancora?

Roberta De Carolis

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