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Il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica esiste ma non è stato ancora sbloccato. È fermo da due anni a causa di incomprensibili ritardi nell’individuazione del soggetto gestore. Le imprese lanciano un appello al Governo affinchè sblocchi 210 milioni di euro, che potrebbero incentivare investimenti fino a 2 miliardi.

La tematica, che lascia perplesse le aziende, è stata oggetto del kick-off meeting del CESEF (Centro studi sull’Economia e il Management dell’Efficienza Energetica) lo scorso 2 marzo. I soldi ci sono stavolta, e non sono nemmeno pochi, ma sono inutilizzabili.

Perchè il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, fermo da due anni, non viene sbloccato? L’abbiamo chiesto a tre delle organizzazioni presenti al meeting:

Stefano Clerici, Direttore del Centro studi sull’Economia e il Management dell’Efficienza Energetica (CESEF):

Il sistema bancario ha molte difficoltà a finanziare i progetti di efficienza energetica, superabili attraverso un sistema di garanzie, finanziarie e tecniche, capaci di ridurre/redistribuire i rischi degli investimenti, per loro natura complessi e poco standardizzabili.

Il modello di riferimento è il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese del MiSE che sta dando importanti risultati: per gestire un fondo analogo vi sono diversi soggetti con competenze e strumenti adeguati, da mettere a sistema.

In primis la Cassa Depositi e Prestiti il cui Piano 2016-2020 dedica attenzione proprio all’efficienza energetica. La Cassa promuove fondi di garanzia che sostengono i finanziamenti bancari e sbloccano gli investimenti. Ma anche l’Enea ha un ruolo di rilievo come certificatore tecnico della qualità dei progetti e dei risparmi ottenibili.

Ma altrettanto importante è il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, istituito presso il MiSE dal dlgs 102/14. Esso ha una dotazione di 70 milioni di euro l’anno fino al 2020. È utilizzabile per finanziamenti a tasso agevolato e garanzie sui finanziamenti dei progetti in efficienza energetica. Può attivare investimenti tra 1 e 2 miliardi di €, o forse più.

Il Fondo risulta, tuttavia, bloccato dalla mancata emanazione dei decreti attuativi. La causa? La ritardata individuazione del soggetto gestore; tra i possibili: Cassa Depositi e Prestiti, GSE e Cassa per i servizi energetici e ambientali. Ma qual è la scelta? E quando il Fondo si attiverà?

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Marco Radice, avvocato studio Radice&Cereda

In tema di garanzie per l’efficienza energetica abbiamo un altro precedente poco incoraggiante. L’art. 52 della legge di stabilità 2014 consentirebbe a Cassa Depositi e Prestiti di garantire operazioni di efficienza energetica su infrastrutture pubbliche. Anche in questo caso il decreto attuativo del MEF ancora non è intervenuto.

L’impressione è che manchino regia e responsabilità. Politica e burocrazia non rispondono su tempi e qualità del loro operato. Un provvedimento decisivo può essere insabbiato o intollerabilmente ritardato senza apparenti ragioni. Secondo alcuni di solito bene informati, il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica è ritardato da discussioni sotterranee su chi deve gestire i fondi.

Eppure il tema non sembra così complicato. Basterebbe ricordare che in Italia già esiste il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI (legge 266 del 1997). Esso – per valutazione pressoché unanime – funziona bene e rappresenta un’esperienza di successo.Sarebbe sufficiente adattare – con un lavoro che richiede poche settimane – quel modello alle peculiari esigenze del risparmio energetico.

Alberto Radice, Country Head di E.ON Connecting Energies Italia

Non è chiaro perché i finanziamenti sono bloccati. Il tema dell’efficienza energetica assume oggi un ruolo di key driver per la competitività delle imprese attive sul territorio italiano. Uno sviluppo industriale del nostro Paese non può prescindere dal settore della green economy, che deve diventare una priorità.

I finanziamenti all’efficienza energetica sicuramente possono rappresentare un volano per questo settore. Infatti, se riuscissimo garantire un orizzonte certo sul lungo periodo, aumenteremmo la competitività delle aziende che operano in Italia. Tuttavia, un sostegno monetario non può rappresentare l’unico fattore per uno sviluppo tout court dell’efficienza energetica.

Roberta De Carolis

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