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rinnovabili edifici

Dal 2014 il 35% della produzione di energia dei nuovi edifici deve avvenire da fonte rinnovabile. La legge parla chiaro ma non viene ascoltata. Almeno non da tutti. È quanto emerge dal rapporto OISE Innovazione e Sostenibilità nel Settore edilizio, curato da Feneal, Filca, Fillea e Legambiente.

Una situazione piuttosto preoccupante soprattutto perché molte regioni italiane restano nel più completo vuoto normativo, continuando quindi a costruire senza adempiere alla legge e agli obblighi comunitari.

Dunque obbligo rinnovabili negli edifici ma mezza Italia non si è adeguata: cosa accade quando i provvedimenti arrivano alle Regioni?

L’abbiamo chiesto ad associazioni ed operatori del settore.

Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili:

Sebbene sia auspicabile che ogni Regione faccia proprio l’obbligo di utilizzo delle fonti rinnovabili nei nuovi edifici, previsto dal Decreto 28/2011 all’articolo 11, sottolineiamo che tale recepimento non è fondamentale perché la norma sia operativa. Infatti, anche se una Regione non recepisce formalmente nel proprio ordinamento interno il Decreto di cui sopra, lo stesso, per la sua particolare natura, deve comunque essere applicato.

Fortunatamente alcune Regioni, come Lombardia e Piemonte, hanno saputo cogliere in questa normativa un’occasione per diffondere un nuovo modo di progettare e costruire all’insegna dell’efficienza energetica; altre, come Marche, Basilicata, Calabria (solo per citarne alcune), si sono limitate ad un generico invito alla promozione della sostenibilità in edilizia.

Rimane il fatto che, se non si insiste oggi in un cambio strutturale per ridurre le emissioni, che peraltro si sarebbe già dovuto avviare nel passato, non si dovrebbe poi “piangere” sui livelli di inquinamento e di emissioni di anidride carbonica nelle nostre città, chiedendo fondi per misure straordinarie.

Pietro Colucci, Presidente di Innovatec:

A parte le prime della classe - Bolzano e Trento -, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Valle D’Aosta e qualche timido tentativo di legislazione in alcune altre regioni del Centro, mezza Italia (Toscana, Marche, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia e Abruzzo) non ha ancora introdotto norme regionali che prescrivano obblighi effettivi e cogenti sui rendimenti energetici degli edifici, sull’uso delle rinnovabili e sulla certificazione energetica.

É particolarmente grave in quanto l’efficienza energetica in edilizia, ed in primis la riqualificazione energetica del patrimonio esistente, rappresenta la principale opportunità di rilancio del settore che ha bisogno, oltre che degli incentivi largamente disponibili (conto termico, detrazione fiscale, titoli di efficienza energetica), anche di standard costruttivi che alzino l’asticella della qualità del costruito e allineino gli edifici italiani alla media del nord Europa.

Da segnalare i progressi compiuti da Lazio e Umbria, dove le Leggi Regionali hanno previsto l’obbligo delle rinnovabili, ma non prevedono parametri cogenti sull’efficienza energetica. Come non sono specificati sistemi di controlli e sanzioni in caso di mancata certificazione energetica. Così il Friuli Venezia Giulia ha fatto passi avanti negli ultimi anni introducendo controlli e verifiche in cantiere più frequenti e severe, ma in assenza dell’obbligo di introduzione di una quota minima di energie rinnovabili.

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Gabriele Nanni, Settore Energia e Clima di Legambiente e coautore del rapporto OISE Innovazione e Sostenibilità nel Settore edilizio:

I più importanti aspetti di sostenibilità nel modo di costruire sono stati promossi e spinti dall’Unione Europea, proponendo un cambiamento radicale del settore edilizio. La Direttiva 2009/28 rappresenta uno dei passi fondamentali a questo processo perché ha introdotto l’obbligo, recepito dall’Italia con il DL 28 del 2011, di utilizzare quote specifiche e crescenti di fonti rinnovabili per soddisfare i consumi di acqua calda sanitaria, raffrescamento, riscaldamento ed energia elettrica. Nonostante l’obbligo sia valido in tutto il Paese esistono tutt’ora differenze nell’attuazione. Questo perché molte Regioni nel corso degli anni hanno creato norme contraddittorie o non hanno nemmeno legiferato sul tema, accompagnando e rafforzando le norme nazionali. Al contrario in realtà come Lombardia, Emilia-Romagna e nelle due Province Autonome, Trento e Bolzano, questo processo non solo é avvenuto, ma ha visto un incremento delle richieste nazionali.

Ma ancora più grave é quanto accade sul versante della certificazione energetica. Alle Regioni sono affidati infatti compiti fondamentali perché devono garantire controlli indipendenti e sanzioni (Legge 90/2013, che ha recepito la Direttiva 31/2010), individuando organismi e soggetti a cui affidare i controlli, intervenendo con verifiche periodiche sulla conformità dei rapporti di ispezione e degli attestati di certificazione emessi.

Eppure ancora in molte Regioni non esistono né controlli né sanzioni sulle certificazioni energetiche. In Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna e Umbria, non è stato stabilito chi deve controllare quel 2% minimo di certificazioni previsto dalla legge nazionale e, non essendo chiaro chi deve controllare, anche le sanzioni previste nei confronti di progettisti, direttori dei lavori e certificatori non sono applicate. Al contrario in positivo la Provincia di Bolzano, che prevede controlli su tutti gli attestati di prestazione energetica, con verifiche sul progetto e in cantiere.

Tutto ciò è inaccettabile sia per il mondo dei professionisti, che devono fare i conti con applicazioni diverse della stessa norma, ma soprattutto per i cittadini che non hanno certezza della qualità delle abitazioni in cui vivono.

Roberta De Carolis

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