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Il Sistri, il sistema di tracciamento dei rifiuti, è operativo dal 2016, con l’entrata in vigore del decreto Milleproroghe. L’iscrizione al sistema è un per chi produce rifiuti pericolosi (aziende con più di 10 dipendenti) e chi effettua stoccaggio, per chi si occupa di raccolta, trasporto, recupero, per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi derivanti da attività di pesca professionale e acquacultura.

Rimandato più volte e più volte contestato a causa delle sue procedure farraginose e dei costi sostenuti, è ormai legge. E dure sanzioni sono previste per i trasgressori. Se è vero che la tracciabilità dei rifiuti è prevista dalla normativa comunitaria, è opinione diffusa che tale obbligo potrebbe essere rispettato con un sistema più efficiente.

Quali sono i limiti ancora oggi del sistema di tracciamento rifiuti?

Ecco cosa ne pensano gli operatori del settore.

Thomas Baumgartner, Presidente Associazione nazionale delle imprese di autotrasporto merci e logistica:

In altri Paesi dell’Unione si adempie agli obblighi di tracciabilità dei rifiuti, previsti dalla normativa comunitaria, con sistemi più semplici e funzionali rispetto al nostro. Così anche in questo specifico campo, perdiamo quote di mercato. Non si può continuare ad immaginare di tracciare i rifiuti attraverso un sistema incentrato sulla sola fase del trasporto e, per giunta, con strumenti obsoleti ed installati esclusivamente sulla motrice del camion.

É necessario, invece, ridefinire un sistema di tracciabilità completamente diverso dal Sistri, che rappresenti un valore aggiunto per le imprese e risponda alle norme comunitarie, garantendo che i rifiuti prodotti vengano correttamente smaltiti, nel pieno rispetto delle esigenze di tutela ambientale, così come avviene in Francia, in Spagna e in Germania.

È giunto il momento di chiudere definitivamente l’esperienza Sistri con un provvedimento normativo che sancisca la decadenza dei relativi obblighi, compresa l’attuazione in via sperimentale delle procedure e ci aspettiamo la sospensione del versamento del contributo annuale fino a quando non sarà chiaro e definito un sistema funzionale e più coerente.

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Elisabetta Perrotta, Direttore FISE Assoambiente:

Pur condividendo la necessità di realizzare un sistema di tracciabilità finalizzato a far emergere attività illecite che determinano ricadute negative sulle aziende che operano correttamente, è indubbio che il Sistri sino ad oggi ha messo a dura prova le tasche e gli sforzi delle imprese che lavorano nel rispetto della legge.

In tal senso danno speranza le parole del Ministro Galletti che ha recentemente annunciato la prossima emanazione di un decreto che, accogliendo le istanze imprenditoriali, intenderebbe superare gli ancora attuali limiti del sistema, introducendo alcune tra le auspicate misure di semplificazione, da tempo richieste anche dall’Associazione.

Tra le novità previste la revisione dei contributi, l’eliminazione dei dispositivi attualmente previsti (black box e token USB), la tenuta in formato elettronico dei registri e dei formulari con compilazione in modalità off-line e la trasmissione asincrona dei dati, la generazione automatica del MUD, l’interazione con le banche dati della P.A. per assicurare l’acquisizione automatica delle informazioni disponibili, garanzia di interoperabilità con i sistemi gestionali utilizzati dalle imprese, la messa a disposizione di adeguati strumenti di assistenza e formazione delle imprese; il tutto garantendo la sostenibilità dei costi.

Al momento non si conosce il testo del decreto, ma se i contenuti saranno questi e se gli stessi verranno declinati in maniera chiara e operativamente praticabile, si potrà cominciare a parlare di un adeguato ed efficace sistema di tracciabilità dei rifiuti.

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Marina Leombruni, segretaria Associazione Imprese Gestione Rifiuti:

La nostra Associazione, che opera da più di un ventennio in rappresentanza e in ausilio alle problematiche delle aziende del settore dei rifiuti, ha sempre sostenuto l’importanza di un sistema informatico tale da favorire una più corretta e legale e anche snella attività di gestione dei rifiuti.

Siamo costretti però a constatare, come è noto a tutti, che con questo Sistri l’obbiettivo non è ancora mai stato raggiunto; è lo stesso Ministero ad averlo ammesso, tanto che, dopo una serie infinita di rinvii dell’operatività e di “ristrutturazioni”, ha optato per una revisione totale del Sistema e per il riaffidamento della concessione del servizio.

Nonostante le modifiche fino ad ora prodotte, molto poco è cambiato sin dai primi anni di introduzione (il progetto è nato nel lontano 2009) e le nostre aziende coinvolte continuano a sostenere oneri economici (di iscrizione e di contribuzione annuale) molto pesanti e difficilmente sostenibili soprattutto per le piccole/medie imprese.

Non c’è stato neanche lo snellimento burocratico ,che anzi, per assurdo, è incrementato dall’utilizzo in questa fase (ancora!) provvisoria del “doppio binario”. Senza dire che il macchinoso Sistema non ha nemmeno contribuito con reali vantaggi per l’ambiente, se non a stressare ancora di più la categoria dei gestori e dei produttori.

Anche dal punto di vista delle tariffe contributive si è da tempo parlato a livello ministeriale di una riduzione, tanto che è recente la Risoluzione, presentata in Commissione Ambiente che ha visto come primo firmatario l’On. Carrescia, per la riduzione del contributo annuale del Sistri che sembra aver avuto un seguito con l’intenzione, espressa dal Sottosegretario Velo, di predisporre un decreto ministeriale che dovrebbe almeno ridurre gli oneri contributivi.

Come associazione abbiamo svolto una continua azione di denuncia delle difficoltà del Sistema presso gli organi istituzionali e, grazie alla buona volontà di Parlamentari che si sono dimostrati sensibili alle giuste esigenze delle imprese, qualche cosa si è mosso in questo senso, adesso non ci resta che confidare nella realizzazione di questa (promessa) svolta migliorativa del Sistri. O resterà solo una promessa??? La prossima mossa al Governo.

Roberta De Carolis

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