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Cresme edifici

Gli edifici consumano oltre il 40% di tutta l’energia elettrica prodotta. Eppure è un settore che ha non pochi margini di innovazione, come testimoniano le molteplici ricerche nel campo dell’efficienza energetica e alcune manovre legislative che impongono quote di produzione da fonti rinnovabili (anche se non sempre applicate).

Alcuni dati dell’Osservatorio Cresme testimoniamo inoltre come l’attenzione del mercato nei confronti degli impianti tecnologici sia in continua crescita. Così come incoraggianti sembrano i dati relativi al risparmio energetico.

Conviene dunque veramente investire nell’edilizia green? L’abbiamo chiesto ad esperti e associazioni di categoria.

Claudio De Albertis, Presidente Associazione Nazionale Costruttori Edili:

Conviene ed è una grande opportunità sotto tutti i punti di vista anche per il settore dell’edilizia. L’Ance ne è convinta e si sta impegnando da tempo in questa direzione. Innanzitutto siamo promotori di un grande piano di rigenerazione del patrimonio edilizio che utilizza la leva fiscale per incentivare il risparmio energetico e la sostituzione di edifici energivori e fortemente inquinanti.

Puntiamo, inoltre, su un nuovo approccio nel trattamento dei rifiuti, che premi chi recupera e utilizza prodotti riciclati. É il modello dell’economia circolare, che rappresenta un’importante sfida e occasione di crescita per le imprese, chiamate a mettere in campo processi sempre più innovativi grazie ai quali risparmiare energia, contenere le emissioni nocive, sia nella fase costruttiva che in quella dell’utilizzo del prodotto immobiliare, salvaguardare l’ambiente. E questo grazie al fatto che le materie prime non vengono più usate e poi disperse a fine vita, ma diventano componenti essenziali per nuovi usi, nell’ambizioso sforzo di arrivare a un’economia a “rifiuti zero”.

Virginio Trivella, coordinatore del Comitato Scientifico di Rete IRENE e comitato promotore di Renovate Italy:

In quanto rete di imprese specializzate nella riqualificazione energetica degli edifici e promotori, anche attraverso Renovate Italy, della deep renovation, non possiamo che essere convinti della convenienza nell’investimento in edilizia green. Una convenienza che riguarda tutti: i proprietari di edifici che migliorano il proprio livello qualitativo, riducono i costi d’esercizio e accrescono la propria appetibilità commerciale; l’industria, che può affrontare un campo di innovazione particolarmente vasto; le imprese specializzate, che possono trovare occasioni di business quantitativamente in controtendenza rispetto ad altri settori più tradizionali.

Inoltre la comunità e il Paese, che hanno la possibilità di sfruttare una delle leve più efficaci per affrontare i problemi della dipendenza energetica, dell’inquinamento locale, della tutela dell’ambiente e del degrado urbano, attivando un settore ad alto tasso di italianità e capace di creare occupazione e benessere sociale. Gli operatori all’avanguardia, come Rete IRENE, si stanno attrezzando per un’offerta che integra capacità analitica e tecnica multisettoriale e strumenti finanziari che oggi arrivano a 10 anni.

È necessario però stimolare maggiormente la domanda di riconversione del patrimonio costruito, e l’ecobonus non basta, perché non affronta le vere barriere che la ostacolano. Non basta la sua stabilizzazione, né la recente norma sulla cessione dell’incentivo, che crea più problemi di quelli che dovrebbe risolvere. Occorre una nuova configurazione di incentivo in grado di rimuovere l’avversione dei cittadini per investimenti impegnativi, e capace di incoraggiare gli investitori istituzionali ad assumere un ruolo attivo in questo settore.

Emanuele Bottigella, architetto Novacivitas:

Ritengo che la risposta sia unica e semplice: conviene e molto, moltissimo! Fare edilizia green significa costruire con il più basso impatto sull'ambiente e sulla salute dell'uomo che è il fruitore dello spazio che costruiamo. Il risparmio c'è non soltanto sulla costruzione in senso stretto poichè utilizziamo materiali locali, con un costo del trasporto minimo o addirittura nullo, che mi permettono di attuare contemporaneamente una attenta "cura del paesaggio" senza che questo comporti costi aggiuntivi, ma è anche un risparmio in costi di gestione futuri: minore costo dell’acqua (applicando il riuso di quella piovana), minor costo di energia termica ed elettrica grazie a pannelli solari, pompe di calore e altre tecnologie.

Ma è soprattutto la coibentazione delle strutture opache e trasparenti e l’uso di materiali naturali che porta ad avere un’alta efficienza dell’involucro edilizio e una maggior salvaguardia della salute dell’uomo, la cui cura oggi è un costo enorme per tutta la collettività. Ritengo quindi che nella convenienza delle costruzioni green si debba elencare e comprendere anche quelle voci di costo che sono per noi indirette, ma esistono: salute, gestione del territorio, inquinamento. Complessivamente, il passaggio alla bioarchitettura è un’esigenza immediata della comunità e dell’ambiente oltrechè dei nostri portafogli.

Roberta De Carolis

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