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Efficientamento energetico per gli edifici scolastici: dal 21 aprile 2016 è nuovamente possibile presentare le domande per accedere al . Circa 250 milioni di euro con cui le amministrazioni pubbliche potranno riqualificare gli edifici destinati ad uso scolastico e universitario, compresi gli asili nido e gli istituti per l’alta formazione artistica.

Una manovra che potrebbe dare impulso all’edilizia scolastica, che attualmente non sembra all’avanguardia dal punto di vista dell’efficienza energetica, e con contraddizioni dovute a volte all’utilizzo di fonti di energia rinnovabile senza però dotazioni che rendano veramente gli stabili efficienti dal punto di vista energetico.

A che punto siamo dunque in Italia con l’efficienza energetica nelle scuole? L’abbiamo chiesto ad associazioni ed esperti del settore.

Paolo Ricci, ingegnere autore del Rapporto ‘La Riconversione Energetica degli Edifici in Italia’, Progetto europeo ZEMedS:

Oggigiorno sul territorio italiano sono presenti oltre 40 mila edifici ad esclusivo o prevalente uso scolastico, quanti di loro possono considerarsi energeticamente efficienti? Occorre porre l’attenzione in primis su cosa significhi una scuola efficiente da un punto di vista energetico.

Certo è che sino ad ora la gran parte delle amministrazioni pubbliche hanno pensato di realizzare efficienza energetica installando su tetti delle nostre scuole moduli fotovoltaici.

Tale soluzione di forte impatto visivo e mediatico e soprattutto di impatto economico relativo visti gli incentivi “esagerati” della produzione fotovoltaica, ha lenito le coscienze dei nostri amministratori pubblici, ma non risolto la problematica di chi nelle aule è presente tutti i giorni.

Certo è che è assolutamente frequente imbattersi in scuole con infissi a vetro singolo (nemmeno antinfortunistico), su cui però troneggia un impianto fotovoltaico la cui produzione tra l’altro è massima quando l’utenza non è presente (mesi estivi), oppure constatare durante il periodo invernale l’apertura delle finestre con i caloriferi bollenti, segno della totale mancanza di un sistema di regolazione adeguato degli impianti.

Il legislatore italiano spinto anche dalle normative europee in campo di efficientamento energetico soprattutto negli edifici pubblici, sta tentando di recuperare il tempo perduto e dalle ultime scelte tecnico-economiche (cfr Guida Efficienza Energetica negli Edifici Scolastici ENEA Aprile 2016) sembra essere sulla giusta strada.

Il cammino deve quindi portare a guardare l’edificio scolastico come luogo in cui l’obiettivo non deve essere solo quello del contenimento della spesa energetica, ma anche il miglioramento delle condizioni di benessere degli alunni.

Ciò che occorre migliorare urgentemente sono le prestazioni degli involucri edilizi e del sistema impiantistico composto dai generatori, dalla rete di distribuzione del fluido vettore e dalla regolazione termica, il solo incentivare l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili non contribuirà certamente a soddisfare la vera efficienza energetica negli edifici scolastici.

Occorre tenere bene presente che la vera energia risparmiata è quella non consumata, ossia il vero risparmio lo si ha quando l’intero sistema edificio impianto è performante, non ha senso avere edifici colabrodo e cercare di abbassare i consumi energetici inserendo impianto ad energia rinnovabile sempre più grandi, ciò a cui si deve arrivare è esattamente la situazione contraria, avere edifici performanti e piccoli impianti ad energia rinnovabile che possano soddisfare i pochi consumi richiesti.

É sicuramente vero che alcuni degli interventi che possono essere realizzati nelle nostre scuole non avranno un ritorno economico immediato o a breve termine (cfr sostituzione infissi) ma occorre ricordare che parliamo di edifici pubblici, edifici che servono alla collettività, alle generazioni attuali e future.

Se andiamo ad approfondire la situazione certo è che nelle nostre scuole i ragazzi hanno livelli di discomfort eccezionali, ma allora da dove iniziare a riqualificare? L’inizio deve essere una dettagliata e qualificata diagnosi energetica.

Non possiamo permetterci infatti di operare in base a ciò che ci viene proposto dal mercato senza preoccuparci delle reali problematiche energetiche delle singole strutture edilizie.

Non è assolutamente vero che ciò che occorre ad uno stabile per essere energeticamente riqualificato valga anche per tutti gli altri, le problematiche possono essere assolutamente diversificate e, solo con una verifica energetica preliminare, e magari anche con un minimo monitoraggio dei consumi prima degli interventi riqualificanti, possiamo risolvere le problematiche con il minimo sforzo economico.

Potremmo dire che il nostro futuro dipende dai nostri consumi energetici e quindi dalla nostra cultura volta al risparmio energetico che dobbiamo instaurare già dalle giovani generazioni.

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Vanessa Pallucchi, Responsabile scuola Legambiente:

Negli ultimi anni si è lavorato molto di più sulle infrastrutture in termini di energie rinnovabili. Sull’efficienza energetica si va ancora abbastanza a rilento, tanto è vero che, in aree del paese dove sono stati concessi incentivi per il fotovoltaico, si verifica la grande contraddizione di avere scuole con i pannelli solari ma poco efficienti dal punto di vista energetico.

Noi riteniamo che l’efficienza energetica sia la grande frontiera della riqualificazione ma anche della messa in sicurezza delle scuole. Perché quanto si mettono in sicurezza gli edifici scolastici, che è la priorità, bisogna agire con una diversa strategia di riqualificazione. Pensiamo quindi che i criteri di bioarchitettura e di edilizia sostenibile siano quelli da adottare, ma ancora le amministrazioni faticano ad entrare in questa ottica.

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Francesco Ferrante, Responsabile energia di Green Italia:

Mentre il decreto sugli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili non fotovoltaiche non vede ancora la luce, mentre quello sulle piccole isole giace in qualche cassetto del Mise, mentre non si hanno notizie dei decreti attuativi del Collegato Ambientale che rischia quindi di rimanere un guscio vuoto, lo sblocco dei finanziamenti del cosiddetto Fondo Kyoto per l’efficientamento energetico delle scuole è una delle poche buone notizie che giungono dal fronte delle politiche energetiche e ambientali.

Le modalità per ottenere quei soldi non sono semplicissime per le amministrazioni locali, dato l'equilibrio da rispettare in bilancio tra voci di spesa e quelle in entrata, ma magari con l’aiuto di una Esco seria si potranno finalmente rimettere a posto molte nostre scuole che sono ridotte – non solo dal punto di vista dell’efficienza energetica – in una condizione indegna.

Dall’ultimo rapporto di Legambiente sull’’Ecosistema Scuola’ ricaviamo infatti che quasi due edifici scolastici su tre sono stati costruiti oltre 40 anni fa, che solo su uno su quattro è stata eseguita la verifica della vulnerabilità antisismica e, considerando che quasi 4 scuole su 10 sono localizzate in aree a rischio sismico o vulcanico, non c’è da essere contenti di dove facciamo passare tante ore ai nostri figli.

Attraverso quei fondi si potranno quindi quanto meno iniziare a modernizzare scuole in cui in solo il 14,7% dei casi si usano già fonti rinnovabili, e che in più di due casi su tre nemmeno fanno ricorso alle ormai obbligatorie fonti di illuminazione a basso consumo.

Anna Carulli, Segretario Nazionale Istituto Nazionale di Bioarchitettura:

A livello territoriale ci sono dei progetti a macchia di leopardo avanzati da associazioni ambientalistiche come la nostra o Legambiente, ma non su tutto il territorio c’è una condizione di qualità delle scuole.

Innanzitutto per due fattori che ritengo fondamentali per l’accoglienza di bambini e ragazzi: qualità dell’aria interna, quindi il confort interno dei luoghi chiusi, visto che devono rimanere lì per molte ore, ma anche la qualità dei materiali.

Noi constatiamo ormai da varie ricerche scientifiche che all’interno degli edifici, soprattutto scolastici, il degrado è dovuto prevalentemente al degrado dei materiali, che non sono pensati con attenzione all’ecosostenibilità e alla biocompatibilità.

Da una parte quindi abbiamo una carenza di contenimento energetico, dall’altra nessuna attenzione ai materiali usati nell’edilizia, con ricadute sulle emissioni all’interno dei luoghi confinati, che sperimentano una pessima qualità dell’aria respirata dai ragazzi.

Come dicevo però ci sono però dei progetti pilota interessanti, come uno nostro di un anno fa portato avanti con Legambiente, che aveva l’obbiettivo di scrivere delle linee guida per far fronte ai problemi di cui parlavo prima.

Roberta De Carolis

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