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Decreto rinnovabili non fotovoltaiche: via libera dalla Commissione Europea che l’ha giudicato conforme alle norme Ue sugli aiuti di Stato. Il provvedimento dunque, che contribuirà al raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici dell’UE, dovrebbe ora avere tempi di approvazione più rapidi.

Il decreto ha avuto una storia piuttosto complicata: atteso da oltre 16 mesi, ha subito già parecchie revisioni, e si era poi “fermato a Bruxelles” per la verifica delle norme comunitarie, che prevedono come gli Stati membri debbano poter conseguire i propri obiettivi in materia di clima e di energia al minor costo possibile per i contribuenti e senza indebite distorsioni della concorrenza nel mercato unico. Il sistema di incentivi, comunque, resta valido solo fino alla fine del 2016.

Cosa cambierà ora? L’abbiamo chiesto ad associazioni ed imprese del settore.

Agostino Re Rebadeungo, Presidente assoRinnovabili:

In un Paese che ha davvero a cuore il proprio futuro ambientale ed energetico, si sarebbe trovata doverosa la pubblicazione di questo decreto due anni fa. Così come normale e dovuta dovrebbe essere la pubblicazione oggi del decreto che regolerà il settore a partire dal 1° gennaio 2017.

Parliamo infatti di provvedimenti che riguardano la costruzione di impianti che avranno una vita media di 20 anni, con investimenti per centinaia di milioni di euro e per un settore strategico come quello energetico: grave quindi che escano con un così grande ritardo e, per di più, per disciplinare appena sei mesi di attività!

Senza contare che grazie a questa dilazione ingiustificata delle tempistiche gli investimenti nel settore sono di fatto bloccati. Se le regole ci sono, ma mancano gli strumenti per attuarle, è inevitabile che si crei un clima di incertezza che allontana gli investimenti, e l’assenza di investimenti rallenta la crescita del settore, bloccando la creazione di nuovi posti di lavoro e bruciando quelli esistenti, con un effetto domino disastroso per la nostra economia.

Sul sito di assoRinnovabili abbiamo creato un “ritardometro” che indica, appunto, il tempo di ritardo nell’emanazione di diversi provvedimenti necessari all’attività degli operatori. Triste constatare che questo decreto è solo la punta dell’iceberg.

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Simone Togni, Presidente Associazione Nazionale Energia del Vento

Rispetto ai ritardi nell’emanazione del DM Rinnovabili non FV,credo che sia necessario segnalare l’urgenza della pubblicazione di questo provvedimento, perché gli operatori eolici sono pronti investire in nuove iniziative con beneficio per l’ambiente e per l’occupazione.

La mancanza dello strumento normativo che ormai da aspettiamo,non consente infatti la realizzazione di questi investimenti e mette a serio rischio il raggiungimento degli obiettivi comunitari in tema di rinnovabili.

Una tale inerzia da parte del Governo rammarica ed è sintomatica del totale disinteresse per temi di notevole urgenza, come l’ambiente e i cambiamenti climatici, che rende vana ogni parola spesa in occasione della COP21 di Parigi, dove l’Italia ha preso degli impegni per la riduzione delle emissioni clima alteranti al cospetto del consesso mondiale.

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Roberto Salmaso, International Sales, Managing Director BTS Biogas France:

Il “nuovo” decreto sugli incentivi alle FER non fotovoltaiche è stato dichiarato conforme alle norme comunitarie sugli aiuti di Stato. L’UE ha quindi stabilito che tale meccanismo contribuirà attivamente al raggiungimento degli obiettivi dell’Italia in termini di riduzione delle emissioni di gas climalteranti senza alterare il mercato unico dell’energia. L’iter di approvazione è in corso da oltre un anno e sarà valido fino alla fine del 2016.

Il decreto prevede l’incentivazione diretta per i piccoli impianti con una taglia inferiore a 0,5 MW. Gli impianti con una taglia compresa tra gli 0,5 MW e i 5 MW accederanno agli incentivi con modalità e livelli di priorità differenti, stabilite in base alla tecnologia. I progetti con una potenza installata superiore ai 5 MW potranno usufruire degli incentivi partecipando alle gare d’appalto.

L’ultimo step prevede il passaggio presso il Ministero dello Sviluppo Economico per la pubblicazione del decreto. Risulta evidente che il ritardo con il quale entrerà in vigore non provocherà grandi movimenti nel mercato proprio per la residua validità del documento che ne limiterà l’applicazione (ad. Esempio sarà difficile l’apertura di più di un registro come ipotizzato). In aggiunta il contatore FER del GSE si trova costantemente a rischio superamento del tetto massimo di incentivi creando un costante clima di disagio.

Da più parti le richieste sono quelle di avere un quadro stabile e chiaro che copra perlomeno un periodo di 3-5 anni tranquillizzando potenziali clienti ed operatori del settore. La speranza è l’ultima a morire ma non è immortale!

Roberta De Carolis

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