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potature no rifiuto

Collegato Agricoltura: gli sfalci e le potature di parchi e giardini potrebbero non essere più rifiuti, come previsto dall’attuale normativa. Questo il contenuto di un emendamento presentato in Senato, come modifica all’articolo 41 del Provvedimento.

Le ripercussioni di un’eventuale approvazione si presentano molteplici: infatti da un lato la norma potrebbe ledere il biowaste, una filiera da 2,5 miliardi di euro e 5 mila posti di lavoro, dall’altra la possibilità di usare gli sfalci e le potature direttamente come sottoprodotto senza il conferimento in discarica potrebbe invece favorire la produzione di energia da biomassa.

Il mondo della sostenibilità è nettamente diviso, e con lui i pro e i contro di un provvedimento che proprio in questi giorni è oggetto di dibattito in Senato.

SFALCI E POTATURE COME RIFIUTI, IL FRONTE DEI NO

Alessandro Canovai, Presidente Consorzio Italiano Compostatori:

Questo emendamento avrebbe effetti molto importanti e molto negativi sul settore del compostaggio, da molti punti di vista. Prima di tutto dal punto di vista ambientale. Infatti si perderebbe la tracciabilità, ad oggi, di 1 milione e mezzo di tonnellate di sfalci e potature. Non essendo più rifiuti, non sapremmo dove andrebbero a finire, questo con grande danno per l’ambiente perché, se la norma europea li ritiene rifiuti, un motivo c’è, ed è molto semplice: in questi “prodotti” del verde urbano non c’è solo verde, come si sa, ma anche plastiche e tutta un’altra serie di rifiuti.

Questi fanno sì che il tutto richieda un trattamento di igienizzazione quale è appunto il compostaggio, con il quale il rifiuto viene lavorato, stabilizzato, portato alle idonee temperature. Il materiale che ne deriva, il compost, è il risultato della trasformazione di un rifiuto in un prodotto, a quel punto utile per l’agricoltura.

C’è poi un problema economico: contrariamente a quello che si sente dire, chi vorrebbe valorizzare la parte ligneo-cellulosica delle potature, per offrirla (a pagamento) ai Comuni in modo che venga usata per produrre energia, dimentica di dire che questa energia è incentivata: il cittadino italiano pagherebbe comunque il trattamento della frazione organica.

Inoltre c’è un aspetto di natura industriale che va considerato: senza sfalci e potature non si fa il compost. La filiera delle frazioni organiche, ad oggi, è l’asse portante della raccolta differenziata del nostro paese. Su 4,7 milioni di tonnellate di rifiuti, 1,5 sono costituite da sfalci e potature, che quindi rappresentano il 40% della raccolta differenziata italiana.

Se questo materiale non fosse più rifiuto, si metterebbe in crisi un’intera filiera e non avrebbe quasi più senso parlare di raccolta differenziata e riciclaggio. Chiaramente dietro il nostro mondo, il compostaggio, c’è un comparto industriale fatto di piccoli e grandi impianti, con oltre 5 mila addetti, che così non si sa che fine farebbero.

La principale preoccupazione resta comunque la prima, quella di carattere ambientale. Tra l’altro ci sarebbe anche una grandissima confusione: i Comuni, che ad oggi sono responsabili per lo smaltimento dei rifiuti nei loro territori, non saprebbero più che norma applicare, perché questo emendamento pone una netta contraddizione con la norma di livello superiore, quella europea ambientale.

Ricordiamo infatti che questa norma nasce come Collegato Agricoltura e non si capisce come l’agricoltura possa legiferare sull’ambiente, e tra l’altro in maniera contraria ai principi della norma europea. Quindi il gestore dei rifiuti non saprebbe più se quel materiale è un rifiuto, come dice la norma europea, o non lo è come ha la pretesa di dire questo emendamento al Collegato Agricoltura.

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IL FRONTE DEI Sì ALLE POTATURE

Walter Righini, Presidente Federazione Italiana Produttori Energie Rinnovabili (FIPER):

Da 2-3 anni stiamo portando avanti questa battaglia, anche perché fino a 2-3 anni fa gli sfalci e le potature non erano considerati rifiuti ma biomassa. Ciò premesso, per noi comunque sfalci e potature sono due cose distinte. I compostatori si lamentano perché in questo modo viene sottratta loro materia che utilizzano per il compost.

A noi gli sfalci per produrre energia non interessano, possono benissimo andare ai compostatori per produrre concimi. Invece per produrre energia dalle biomasse, riteniamo assurdo che le potature del verde urbano vengano considerate rifiuti. Per le amministrazioni pubbliche diventano un costo notevole per lo smaltimento, quando potrebbero diventare una risorsa per loro stesse.

Per questo da anni stiamo portando avanti questa battaglia. L’anno scorso il Ministero dell’Ambiente aveva già emanato una norma interpretativa, che riconosceva come, seguendo un certo criterio e un certo monitoraggio sulla provenienza, queste potature potessero essere considerate sottoprodotto e biomassa, e quindi utilizzate in questo modo. E noi siamo stati molto contenti. Se ora lo ufficializzano in una norma, meglio, almeno si farà chiarezza.

Noi abbiamo mandato il 15 giugno una nota a Fassino come presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani, N.d.R.), in quanto l’Anci sta sostenendo la posizione dei compostatori di non inserire le potature del verde urbano nei sottoprodotti per produrre energia. Vogliamo chiedere all’Anci le motivazioni. Poi per carità, se ritengono più giusto che i comuni spendano soldi pubblici invece di incassarne, prego, noi ci tiriamo indietro e usiamo l’altra biomassa.

Ci sono poi altri due problemi che vengono sollevati. Il primo sostiene che le potature servono come strutturante per la formazione del compost. A me sembra strano, perché, mentre gli sfalci vanno bene, non mi risulta che la lignina faccia parte della composizione del compost. Però, se è vero questo discorso, ciò non toglie che se servono si possano comprare. Che si confrontino sul mercato le società che producono energia e quelle che fanno compost.

Ho poi sentito che le potature servono a molti comuni per raggiungere la quota di raccolta differenziata di rifiuti. Questa mi sembra una cosa stranissima. A nostro avviso dovremmo innanzitutto ridurre i rifiuti da raccogliere, poi giustamente cerchiamo di aumentare le quote di raccolta, non di aumentare le quote di raccolta lasciando invariata la produzione dei rifiuti. Questa mi sembra un’argomentazione inconcepibile. Se io devo per forza raggiungere una certa quota di raccolta differenziata per dire che sono bravo, allora mettiamo dentro un po’ di sabbia e un po’ di sassi e la quota aumenta. Questa è la nostra visione.

Vediamo ora se il Presidente ci risponde. Noi abbiamo fatto un conto: ci sono almeno 3-4 milioni tonnellate annue di potature dei parchi. Il mega smaltimento costa intorno ai 180-240 milioni di euro l’anno, mentre il loro utilizzo potrebbe portare un beneficio alle amministrazioni pubbliche di 80-120 milioni, con un rientro complessivo che va dai 260 ai 360 milioni di euro l’anno. Chiaramente non si riuscirà subito ad usare tutte le potature, però a piccoli passi magari potremmo arrivarci. Cottarelli aveva inserito questa proposta nel suo piano di spending review. Staremo a vedere.

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IL SÍ ALL’INTERA NORMA

Francesco Mati, presidente Federazione Nazionale di Prodotto Florovivaistica e vicepresidente di Confagricoltura Pistoia:

Attualmente un imprenditore agricolo può riutilizzare all’interno della propria azienda sfalci e potature come sostanza organica da compostare o comunque da rimettere in circolo, mentre, se fa un servizio all’esterno, come potatura o manutenzione di un giardino, deve portare il materiale in discarica, perché è un rifiuto.

Viene da chiedermi perché è stato classificato come un rifiuto. Siamo orientati verso la sostenibilità, l’Europa sancisce che entro il 2020 l’agricoltura dovrà essere sostenibile, e per sfalci e ramaglie, che sono sostanze organiche, abbiamo speso migliaia di euro per smaltirle in discarica? C’è illogicità. Quindi plauso a questa iniziativa.

Se questo materiale viene conferito agli stabilimenti per il compostaggio è un conto, se dobbiamo pagare, come è successo fino ad oggi, per smaltire il materiale in discarica, insieme a rifiuti soldi urbani, mi sembra un’operazione non corretta. Io auspico che ci sia la possibilità di scegliere se utilizzarlo in azienda o conferirlo gratuitamente a stazioni di compostaggio o comunque metterli a disposizione di chi produce compost a livello professionale.

Gianluca Visconti, Marketing & Communication BTS Biogas:

Il principio di ‘End of Waste’, è la visione che determina la fine del concetto di rifiuto: questo significa che tutti i materiali di risulta delle attività umane possono e devono essere trasformate e valorizzate per rientrare nel ciclo naturale e produttivo del sistema mondo. L’essere arrivati a questa importantissima svolta è il risultato di un grande sviluppo tecnologico e di una maturazione culturale rilanciata a suo tempo dal Protocollo di Kyoto.

L’emendamento Biowaste è un segnale concreto in questa direzione e, anche se con un po’ di ritardo, il legislatore sta recependo il principio di ‘End of Wast È: in questo caso, se ratificato, l’emendamento darà la possibilità di riutilizzare e valorizzare preziose biomasse verdi e legnose che ad oggi vengono smaltite in discarica.

BTS Biogas da sempre sostiene questo processo virtuoso sia attraverso la ricerca e lo sviluppo interno sia collaborando con importanti istituti di ricerca.

Roberta De Carolis

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