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Incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche, pubblicato il decreto in Gazzetta Ufficiale il 23 giugno. Un atto dovuto, per alcuni, comunque in grave ritardo a causa di una storia burocratica piuttosto complicata. E che, comunque, sarà valido solo fino alla fine del 2016.

Il Provvedimento ha subito già parecchie revisioni, e si era poi “fermato a Bruxelles” per la verifica delle norme comunitarie. Ottenuto il via libera dall’Ue all’inizio di maggio, ha impiegato ancora quasi due mesi per l’approvazione definitiva.

Ora dunque è legge, per pochi mesi, ma è legge. Cosa cambia ora? Molti i settori interessati ed ecco cosa ne pensano.

Agostino Re Rebaudengo, Presidente Assorinnovabili:

Dopo tanti mesi di attesa si tratta sicuramente di una buona notizia. Cogliamo con favore la svolta green annunciata dal premier Renzi e dal Ministro Calenda, e a tal proposito rinnoviamo la nostra piena disponibilità a collaborare con il Ministero dello Sviluppo Economico sui tanti dossier in agenda: dalla revisione della Strategia Energetica Nazionale al prossimo decreto che disciplinerà i meccanismi di sostegno alle rinnovabili dal 2017 in avanti, dal rilancio della generazione distribuita all’avvio della filiera del biometano, che il settore attende da anni.

L’EOLICO

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Simone Togni, Presidente di Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV):

Il DM 23 giugno 2016 è stato un atto necessario da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha tardato di un anno e mezzo nell’emanazione del provvedimento, lasciando il settore delle Rinnovabili non fotovoltaiche in attesa e senza un orizzonte certo per il futuro.

Oggi finalmente è stato pubblicato, anche se i contenuti sono non completamente convincenti, e questo fortunatamente impedirà in parte la fuga all’estero di molti investitori, pur regolando il settore solo per i prossimi mesi.

A fronte di ciò, un vero cambiamento dovrà essere impresso dal prossimo DM, quello che regolerà il comparto dal 2017 al 2020, sul quale bisogna puntare e lavorare, perché sia funzionale al raggiungimento dei 12,68 GW eolici al 2020, previsti dalla Strategia Energetica Nazionale.

L’eolico è la fonte rinnovabile più economica ed efficiente per il raggiungimento degli obiettivi della COP21, in termini di potenza e di efficienza, e questo è chiaro anche al Presidente del Consiglio Renzi, il quale lo ha recentemente dichiarato pubblicamente.

L’intento del Governo di semplificare la normativa è ampiamente condiviso dall’ANEV, soprattutto in tema di titoli autorizzativi per impianti nuovi e per il rinnovamento di quelli obsoleti.

Tuttavia va data priorità assoluta alla realizzazione di nuovi parchi affinché si raggiunga il target. Perché ciò sia possibile, l’Associazione si aspetta un vero cambio di passo da parte del Governo, che fino ad oggi ha trascurato un settore cruciale e imprescindibile, come quello delle rinnovabili e dell’eolico in particolare.

IL GEOTERMICO

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Fabio Roggiolani, Vicepresidente Gruppo informale per la Geotermia e l’Ambiente:

Se non sei figlio o nipote di una delle grandi lobbies energetiche in Italia non hai diritto di entrare nemmeno in partita. Con due anni di ritardo il governo presenta alla firma un decreto sull’incentivazione delle energie rinnovabili (fotovoltaico escluso) e lo fa in una conferenza stampa annuncio con Eni ed Enel.

Da oltre un mese i quotidiani erano inondati dalla notizia inverosimile del fotovoltaico trasparente con cui Eni ci vuol convincere che oltre a strivellacchiare mezzo mondo ora tiene alla sostenibilità energetica e alle fonti rinnovabili, e il premier invece di fare un brindisino con le migliaia di imprese del settore lo ha fatto con i monopolisti ancora de facto di questo paese.

Questo decreto per la geotermia vale 30 MW di incentivi possibili che a fronte di una legge dello stato che promette minimo 50 MW di impianti da incentivare già spiega la assoluta timidezza e contraddittorietà di provvedimenti fatti dalla stessa fonte.

Questi 30 MW con buona pace dei comitati che si sono opposti contro i nuovi impianti a ciclo binario ed impatto zero non sono legati solo alla reiniezione totale, ed è facile prevedere che a fronte dell’osceno giochetto tra stato e regioni che rimpallando non porta a conclusione nessun iter autorizzativo, e del ministero che non sblocca i primi impianti ormai autorizzati da oltre un anno e autorizzabili in tempo per entrare nei registri, alla fine sarà Enel ancora una volta a incassare incentivi per far andare avanti improbabili rewamping di vecchi impianti inquinanti ed obsoleti.

Sia chiaro che gli impianti non sono proposti da dilettanti allo sbaraglio o da società di speculazione finanziaria: iniziative come quella di Castelnuovo Val di Cecina proposto da Graziella Green Power con la partnership di Nuovo Pignone partono da imprese che hanno in Italia migliaia di posti di lavoro e che vengono sempre di più spinte fuori da questo paese.

Altra perla tra le perle è quella che mentre per idro, eolico, biomasse ecc si possono mettere a incentivo impianti fino a 100kw così non è per la geotermia che è in condizione di realizzare queste performance S con impianti a impatto e consumo zero grandi come 6 mq.

Ma voglio essere ancora positivo, almeno questo è gratis, e pensare che dopo esserci liberati del ministro più incompetente che si sia mai visto allo sviluppo economico, dopo che Calenda ha fatto in un mese quello che alla Guidi non era riuscito in due anni, adesso questo ministro ci dimostri che il governo dei figli di un dio lobbista è finalmente finito e che si pubblicheranno subito le regole mancanti per correggere questa partita truccata.

L’IDROELETTRICO

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Flavio Sarasino, Presidente Federazione Produttori Idroelettrici (Federidroelettrica):

Federidroelettrica apprezza ed è contentissima per la pubblicazione del nuovo decreto che almeno può rilanciare la costruzione di questi impianti a fonti rinnovabili, anche se, chiaramente, scontiamo un ritardo di 100 mesi rispetto alla roadmap che era stata impostata.

Gli 80 MW previsti per l’idroelettrico, 40 all’anno, sono poi, in realtà, altamente riduttivi. Erano infatti 150 MW all’anno quelli che avevamo previsto, e quindi non comprendiamo come il Governo abbia fatto vittima sacrificale il settore idroelettrico. Comunque bisogna prenderne atto, sono decisioni del Governo, e vedremo ora cosa succederà nel prossimo triennio.

C’è grande fiducia che il lavoro di tutte le associazioni, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico in primis e con gli altri Ministeri di competenza in seconda battuta, possano programmare un decreto che contenga delle linee guida certe, stabili, per tutti gli operatori del settore.

Altrimenti, essendo questo un decreto ponte, ma finito (durerà 6 mesi) e per di più su impianti retroattivi, quindi già tutti inseriti nei vecchi registri, abbiamo un po’ di perplessità, anche perché prevediamo che per il settore idroelettrico sarà fuori dall’ammissibile di 80 MW un discreto numero di impianti. Che, invece, qualora il registro fosse stato ampliato, avrebbero potuto generare lavoro immediato, investimenti e occupazione.

In sintesi, contentezza da una parte, ma forti perplessità dall’altra. Auspichiamo che ci sia un cambio di rotta per poter fare un’Italia sempre più green, e non stoppare dei potenziali impianti da rinnovabili che potrebbero essere utilizzati

L’IDROELETTRICO, L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

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Andrea Goltara, Direttore del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF):

La pubblicazione del Decreto interministeriale del 23 giugno 2016 ‘Incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico’ conferma gli incentivi a nuovi impianti idroelettrici nei corpi idrici naturali.

Una scelta che il Centro Italiano di Riqualificazione Fluviale considera sbagliata e controproducente: finanziare ulteriori 80 MW idroelettrici a discapito della qualità dei corsi d’acqua naturali appare oggi senza alcuna giustificazione strategica.

In particolare, questo Decreto rischia di costare all’Italia una nuova Procedura di infrazione comunitaria (aggravando la posizione sulla precedente già avviata EU Pilot 6011_14_ENVI_2015). La produzione idroelettrica è infatti riconosciuta come una delle cause principali di degrado dello stato ecologico dei corpi idrici e il sostegno alle rinnovabili, a cui il nuovo idroelettrico in Italia ormai può dare un contributo molto limitato, non può essere in contrasto con gli obiettivi di tutela delle acque e della biodiversità.

Il CIRF ha da tempo suggerito che lo spazio residuo per ulteriore produzione idroelettrica, e per eventuali incentivi, va cercato nella realizzazione di nuovi impianti nel reticolo artificiale, ad esempio in acquedotti e fognature, oltre che nell’aumento dell’efficienza di quelli esistenti.

Così come per il consumo di suolo, anche per i corsi d’acqua non si può pensare di aumentarne ulteriormente lo sfruttamento, è tempo di fermarsi e anzi di investire in misure di tutela e riqualificazione.

Sul tema, il CIRF ha sottoscritto a fine 2014 insieme alle principali organizzazioni italiane che si occupano di tutela ambientale l’appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico e ha prodotto uno specifico Dossier su idroelettrico e corsi d’acqua ‘L’energia “verde” che fa male ai fiumi - Qualità dei corsi d’acqua e produzione idroelettrica in Italia: un conflitto irrisolto’.

Roberta De Carolis

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