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Strategia Energetica Nazionale: quella approvata nel marzo 2013 ha un’orizzonte temporale al 2020, ma gli accordi della COP21 di Parigi fissano obiettivi al 2030. Sembra dunque indispensabile una strategia nuova, in linea con i tempi e gli obbiettivi.

Questo quanto affermato anche in un documento presentato dal Coordinamento Free che spazia in diversi settori: efficienza energetica a partire dal settore edilizio, rinnovabili elettriche al 50-60%, biogas e cura della filiera agricola integrata, gestione dei boschi e mobilità elettrica.

Ma come raggiungere tali obbiettivi? L’abbiamo chiesto ad esperti ed operatori dei vari settori interessati.

AMBIENTE

Gianni Silvestrini, Presidente Coordinamento Free e Green Building Council:

È il momento di rivedere la Strategia Energetica Nazionale, del resto l’ha proposto anche il Governo, anche perché in questo momento si definiranno gli obbiettivi al 2030, ed è possibile che vengano innalzati quelli sull’efficienza energetica, che il Parlamento Europeo ha proposto di portare al 40% (dal 27% attuale) insieme alle rinnovabili che dovranno passare dal 27% al 30-33%.

Dopo Parigi c’è un’attenzione maggiore su questi temi, e anche noi dobbiamo rivedere gli obbiettivi indicati nella Strategia Energetica Nazionale approvata. Facendo due conti, per la parte elettrica, se nel 2030 siamo al 30%, nel 2050 dovremo essere al 60%, quindi un deciso cambio di marcia rispetto agli ultimi anni che hanno visto un rallentamento sull’uso delle rinnovabili.

L’altro settore su cui suggeriamo di puntare è la mobilità elettrica: nel prossimo decennio l’Italia rischia di importare auto elettriche dall’estero, visto che finora l’attenzione della casa automobilistica italiana (FCA) è stata molto bassa. La nostra valutazione è che si possa arrivare al 30% di vendite di auto elettriche fino al 60% nel 2030.

Per quanto riguarda poi l’edilizia, bisogna passare dalla riqualificazione di singoli appartamenti con interventi tipici come le detrazioni fiscali, alla riqualificazione spinta di interi edifici e interi quartieri, che consente di ridurre il consumo del 60-80%.

Rispetto a questo noi come Green Building Council abbiamo lavorato insieme all’Enea su una proposta innovativa di finanza che coinvolge la Cassa dei Depositi e Prestiti, che consente di anticipare una parte importante dell’investimento necessario per fare riqualificazioni spinte, e crediamo che questa sia una strada obbligata per raggiungere gli obbiettivi sull’efficientamento energetico.

Tre punti chiave di novità dunque: accelerazione sulle rinnovabili elettriche (visto che quelle termiche avranno una crescita molto modesta, e altrettanto i biocarburanti), mobilità elettrica, che avrà anche un ruolo di stabilizzatore della rete, con impianti diffusi sul territorio collegati alla rete, e riqualificazione spinta di edifici.

Francesco Ferrante, Responsabile energia Green Italia:

La cosa fondamentale sarebbe scegliere politiche industriali che davvero promuovessero rinnovabili ed efficienza, in modo tale che gli obbiettivi che l’Europa dà al 2030 siano sul serio implementati in Italia, e che magari l’Italia potesse in qualche modo fungere da trainante in Europa e non posizionarsi in retroguardia.

Purtroppo oggi non ci sono segnali positivi da questo punto di vista, perché da una parte si vede che nelle trattative a livello europeo, quando ancora si devono individuare gli obbiettivi, con il Parlamento più ambizioso della Commissione ancora tentennante, l’Italia si schiera con quella parte più retriva guidata in genere dalla Polonia, e non con la parte più avanzata guidata dalla Germania.

Questo è un primo segnale negativo, ma quello ancora più preoccupante (non positivo, per usare un eufemismo) riguarda le politiche italiane. Finalmente la settimana scorsa abbiamo visto pubblicato il decreto sugli incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche con un ritardo di oltre un anno e mezzo. Oggi si dovrebbe ragionare su quale meccanismo deve essere vigente dal gennaio 2017, ma credo che al Ministero dello Sviluppo Economico nemmeno abbiano iniziato a discuterne.

Dal punto di vista dell’efficienza mi sembra che le attività del Gse, che molto spesso intervengono in maniera retroattiva nel discutere la bontà delle misure riconosciute nel passato, segnalo che, nonostante tutti dicano che è fondamentale, che va promossa, che anzi è più importante delle rinnovabili, sono ben poche le politiche industriali che favoriscono davvero l’efficienza energetica nel nostro Paese.

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MOBILITA' ELETTRICA

Ciro Acampora, Presidente Associazione nazionale veicoli elettrici e a propulsione alternativa (ANVEL):

Gli accordi sul clima (da ultimo quello di Parigi) sembrano tessere, per i paesi partecipanti, strategie di crescita vincolate dalla necessaria riduzione delle emissioni inquinanti. Nella cornice dell’accordo di Parigi, proprio qualche giorno fa, è stato presentato in un incontro organizzato dal Coordinamento Free (Fonti rinnovabili ed efficienza energetica), un documento particolarmente interessante intitolato ‘Spunti per una nuova strategia energetica nazionale 2030-2050’.

Il pregevole documento spazia in molteplici settori di interesse che vanno dalle infrastrutture allo sviluppo di produzione energetica a basso impatto ambientale, fino ad arrivare alla mobilità sostenibile.

Interessante per la mobilità sostenibile ciò che il Coordinamento Free asserisce: “É significativo che la Norvegia, insieme all’Olanda, stia discutendo la possibilità di consentire la vendita di sole auto elettriche a partire dal 2025 e che in India e in Germania si stia valutando lo stesso obiettivo al 2030.

Il governo dovrebbe stimolare una rapida diffusione della mobilità elettrica in grado di consentire al nostro paese di raggiungere fra 10 anni i livelli di vendita che si riscontrano oggi in Norvegia (30% del mercato) e fra 15 anni una quota del venduto pari al 60% del totale.

Naturalmente l’introduzione di obiettivi ambiziosi rispetto ai ridicoli valori attuali comporta una strategia a tutto campo, inclusa un’attenzione sul versante della produzione di autoveicoli (finora quasi inesistente in FCA). Attualmente oltre il 70% delle auto vendute in Italia sono importate, una percentuale destinata a salire con il successo della mobilità elettrica”.

Il Governo, dal canto suo, è intervenuto nel merito puntando, in attuazione del regolamento 443/2009/CE che impone alle case automobilistiche la vendita di veicoli nuovi meno inquinanti (95 g CO2/km nel 2020), ad una riduzione significativa delle emissioni da combustione.

Questo indirizzo politico potrebbe consentire di spostare una parte delle risorse economiche al fine di incentivare l’adeguamento infrastrutturale nelle città per favorire la mobilità sostenibile. É nelle aree urbane, infatti, che si trova l’80% della domanda di mobilità delle persone (14 milioni di pendolari ogni giorno girano per le città) ed è qui che si deve agire con politiche di sostegno per il pendolarismo, per la mobilità elettrica, per il rilancio del trasporto pubblico in ambito urbano e per tutte le politiche che favoriscono il rafforzamento della mobilità sostenibile.

Gli obblighi della direttiva e degli obiettivi climatici potrebbero essere raggiunti più facilmente se si puntasse a promuovere la mobilità sostenibile in ambito urbano, con misure di carattere regolamentare in grado di stimolare la diffusione dei veicoli elettrici e delle altre tipologie di veicoli a basso livelli di emissione.

A tal proposito questi temi dovranno essere trattati all’interno di un Piano Nazionale per i Trasporti che definisca le linee di sviluppo e gli investimenti necessari alla creazione di una adeguata rete infrastrutturale che favorisca la mobilità sostenibile nelle città.

La strada è ancora lunga e la volontà politica sembra concentrarsi su temi molto diversi da quello in discussione. E come sempre, in questi casi, la realtà ed il buon senso dei cittadini anticiperà le scelte della classe politica.

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SALUTE

Agostino Di Ciaula, Comitato Scientifico Medici per l'Ambiente (ISDE) Italia:

É urgente un modello di sviluppo che promuova l’informazione e i servizi, riduca drasticamente l’utilizzo di risorse clima-alteranti (non solo combustibili fossili ma qualunque processo di combustione) e introduca tecnologie basate sull’efficienza energetica e su forme di energia davvero “pulita”, mediante specifiche azioni:

1. investire risorse in maniera razionale e omogenea tra le varie regioni basandosi sul reale fabbisogno energetico territoriale e non su tendenze speculative. È ormai intollerabile la presenza di regioni che producono vistoso surplus energetico continuando a sfruttare fonti inquinanti.

2. abbandonare rapidamente e progressivamente il pet-coke e del carbone sia in nuovi impianti industriali che in quelli già operativi.

3. attuare una rapida transizione verso forme di maggiore efficienza energetica, riduzione della produzione di rifiuti, promozione del riciclo e del recupero di materia, della filiera corta e di fonti energetiche rinnovabili, anche rinforzando e promuovendo la ricerca in questi settori ed equilibrando le tendenze protezionistiche presenti nel nostro Paese, attualmente fortemente sbilanciate verso le forme più inquinanti.

4. incoraggiare la transizione delle aree urbane verso stili di vita e modelli di consumo più salubri e sostenibili sia a livello individuale che comunitario. Esempi possono essere la costruzione di immobili ad elevata efficienza energetica, piani di mobilità a basso costo ed elevata sostenibilità, l’incremento della disponibilità di aree verdi.

5. promuovere adeguate analisi economiche sui risparmi (soprattutto in termini di costi sanitari diretti e indiretti) ottenibili, mediante la realizzazione di misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra e divulgarne ampiamente i risultati, favorendo una rapida realizzazione della rivoluzione culturale necessaria, in termini di governance, per ottenere una regressione dei danni già attuati.

6. ricercare e incoraggiare il coinvolgimento di tutti gli stakeholders operativi in ambito sanitario (sia a livello locale che nazionale) nei processi decisionali potenzialmente in grado di alimentare modificazioni climatiche e danni sanitari.

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EDILIZIA

Manuel Castoldi, Presidente di Rete Irene:

Una nuova Strategia Energetica Nazionale è qualcosa di estremamente importante e fortemente voluto e desiderato. Dal nostro punto di vista, ovvero per ciò che ci riguarda, lavorando nel settore della riqualificazione e dell’efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente, riteniamo che ci siamo molto da fare.

Il settore di riferimento è quello residenziale, dei condomini, che ha bisogno di una serie di agevolazioni, sia di natura fiscale come le detrazioni che non si sa mai se poi verranno riportate anche negli anni a venire. Ci vorrebbero quindi degli interventi un po’ più strutturali, per consentire ad un settore con grandi potenzialità di sviluppo di poter programmare gli interventi.

Ricordiamo oggi che, se si fa riqualificazione ed efficientamento energetico si possono concretamente ridurre in maniera drastica le emissioni di anidride carbonica nell’ambiente. Negli anni passati abbiamo avuto molte pressioni anche dai media sul settore dell’automotive, dove sicuramente sono stati fatti grandi passi avanti. Ma nel settore casa ed edifici residenziali non si è fatto ancora niente ma si dovrà necessariamente fare qualcosa.

Quello che chiediamo a gran voce sono dei fattori strutturali che consentano di poter aiutare le famiglie nei propri investimenti. Da questo punto di vista gli strumenti finanziari messi oggi a disposizione a livello nazionale per poter fare interventi di questo tipo sono pressoché inesistenti, salvo casi sporadici, dove raggruppamenti o reti di impresa o network come il nostro si sono autonomamente organizzati per dare supporto a coloro che decidono di investire in efficienza energetica.

Dobbiamo ricordare che fare efficienza energetica significa investire, non spendere dei soldi, cioè significa trarre un guadagno dalla propria abitazione, e soprattutto mettere in condizione il nostro Paese di poter rispettare gli impegni presi in precedenza sulle emissioni di anidride carbonica che vengono immesse nell’ambiente, e quindi di dare un futuro migliore alle generazioni che ci seguono e che arriveranno a gestire il nostro Paese.

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RINNOVABILI

Walter Righini, Presidente Federazione Italiana Produttori Energie Rinnovabili (FIPER):

Come Fiper, ci occupiamo prevalentemente di biomassa soprattutto a fini termici cogenerativi e di biogas, per cui il discorso importante per noi adesso e per il futuro è il biometano. Tante norme sono state fatte sul piano energetico, ma per quanto riguarda i decreti attuativi dal 2011 al 2016 (per es, l’attuazione del Fondo Nazionale, prima per il Teleriscalmento, poi per l’Efficienza Energetica), siamo ancora in attesa di conoscere i risultati. Senza andare nel merito di chi sia la colpa, la realtà è che noi stiamo ancora aspettando.

Nei prossimi anni ci sarebbero da fare diverse cose. Innanzitutto energia termica, efficienza energetica, mobilità sostenibile e biometano, anche a vantaggio della mobilità rispetto alla quale siamo molto indietro rispetto all’Europa.

Invece di tante parole, vorrei ricordare che il 16 aprile 2016 avevamo stabilito un accordo sull’incremento dei prelievi legnosi con le Regioni insieme a tanti stakeholder, a distanza di 6-7 mesi non abbiamo però visto ancora nulla di concreto messo in atto. Non vorremmo che fosse il solito teatrino politico per comparire nelle fotografie, su cose che hanno impiegato due anni ad essere scritte, e che poi restano solo scritte.

Un altro aspetto per noi importante è riuscire a trasformare i costi a benefici. Un esempio è il decreto sulle potature che è uscito proprio l’altro giorno. Sappiamo che non è condiviso da tanti altri operatori, ma che per il discorso energetico noi apprezziamo. Dopo anni e anni di proposte e ritiri, finalmente abbiamo le potature delle aree verdi in mano.

Un altro esempio sono le ceneri degli impianti che utilizzano la biomassa vergine, che, magari abbinate al digestato, potrebbero essere considerate concime organico invece che rifiuto. E poi, come dicevo all’inizio, rianimare finalmente la filiera del biometano in modo che questo sia usato nel trasporto.

In generale ci auguriamo che invece di tante chiacchiere si faccia qualcosa di concreto, che si elimini tutta questa burocratizzazione. Proprio qualche giorno fa, ad un incontro organizzato sui contatori per il teleriscaldamento, abbiamo fatto presente che se dobbiamo fare i conti con tutta questa burocrazia, forse non ci interessa nemmeno attivare gli impianti a teleriscaldamento e andare vanti con il gasolio e il metano.

Snelliamo un po’ la burocrazia e cerchiamo di capire dove bisogna andare.

Roberta De Carolis

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