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Cop21 ris2

Commissione Europea, presentato un pacchetto di misure per accelerare la transizione verso la riduzione delle emissioni di carbonio in tutti i settori dell’economia, con obbiettivi annuali, vincolanti per tutti gli Stati membri e che variano da Paese a Paese.

Il pacchetto include azioni che riguardano il periodo 2021-2030 nei settori dei trasporti, dell’edilizia, dell’agricoltura, dei rifiuti, dell’uso del suolo e della silvicoltura, in quanto attività considerate climalteranti e quindi soggette all’impegno dell’Ue. L’Italia, in particolare, dovrà ridurre le emissioni entro il 2030 del 33% rispetto al 2005.

Tali settori economici non sono inclusi nel mercato ETS, il sistema cap&trade (limita e commercializza), con il quale si pone un tetto massimo alle emissioni consentite, sotto cui è possibile comprare e vendere i permessi a disposizione di produttori di energia elettrica, industria e settore aereo nazionale, e quindi vincolati a disposizioni specifiche.

Attualmente non è previsto nel regolamento un meccanismo di revisione automatica dei target nazionali, ma non è detto che questa non venga comunque fatta a valle di monitoraggi annuali eventualmente disposti.

Quello che è certo è che gli obbiettivi della COP 21 sono stati firmati e che gli Stati membri devono adoperarsi per raggiungerli. Le misure proposte oggi dall’Ue sono adeguate a tal fine? Ecco cosa ne pensano autorità ed associazioni.

Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente:

Sulla riduzione delle emissioni di gas serra l’Italia è sempre pronta a fare la sua parte, ma la proposta di distribuzione delle quote della Commissione Europea per i settori non ETS e i meccanismi di flessibilità previsti non è equa e non tiene conto dei grandi passi in avanti fatti nel tempo dal nostro Paese.

I criteri fissati dalla Commissione impongono a Stati 'early mover' come l’Italia, cioè che prima degli altri hanno applicato politiche virtuose di riduzione, sforzi superiori a quelli che vengono chiesti a Paesi che hanno ridotto di meno in questi anni.

In particolare, il punto di partenza per la riduzione prevista non tiene incredibilmente in conto il raggiungimento, e per l’Italia l’ampio superamento degli obiettivi fissati al 2020, nè paradossalmente la ridotta incidenza della nostra agricoltura nella produzione di emissioni inquinanti.

La Commissione finisce così per premiare chi emette di più e punisce i comportamenti virtuosi. In occasioni ufficiali e informali, in ultimo con una lettera trasmessa domenica al Commissario Canete, avevamo chiesto alla Commissione una proposta diversa, più bilanciata, con criteri di calcolo rispondenti alla realtà: ora lavoreremo assieme agli altri Paesi per ristabilire l’equilibrio necessario.

efficienza agricoltura

Mauro Albrizio, direttore dell’Ufficio Europeo Legambiente:

I target nazionali inclusi nella proposta di regolamento adottata oggi dalla Commissione sono inadeguati e deboli rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi per fronteggiare la crisi climatica in corso.

L’Europa dimostri con i fatti la leadership nell’azione climatica globale rivendicata a Parigi e si impegni a ridurre veramente le sue emissioni complessive di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990.

Per farlo è necessario aumentare i target rispetto al 2005 per i settori non-ETS (trasporti, edifici, agricoltura e rifiuti) dal 30% al 45% e per i settori ETS – centrali elettriche e gran parte degli impianti industriali - dal 43% al 60%.

Un obiettivo ambizioso, raggiungibile sia dall’Europa che dall’Italia, e indispensabile non solo per dare gambe all’Accordo, ma soprattutto per contribuire allo sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio, la sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire.

Rivedere l’attuale impegno di riduzione del 40% è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni ed aumento del PIL. Mentre le emissioni sono diminuite del 24.4%, il PIL europeo è invece aumentato del 47%.

ecobonus

Maria Grazia Midulla, Responsabile Energia e Clima WWF Italia:

Secondo il WWF le proposte sul clima presentate oggi dalla Commissione Europea, che coprono il 60% delle emissioni, non riflettono adeguatamente l’impegno internazionale assunto dall’Europa a Parigi di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, e di continuare gli sforzi per limitare l’aumento di 1.5°C.

Al contrario, le proposte introducono misure di flessibilità che possono consentire agli Stati Membri di evitare di intraprendere le azioni necessarie per ridurre le emissioni. Per esempio, gli Stati Membri possono trasferire crediti di carbonio dall’Emission Trading System e usare l’assorbimento di carbonio dalle foreste per avvicinarsi al loro obbiettivo di riduzione delle emissioni.

Le proposte di oggi riguardano l’Effort-Sharing Decision (ESD), ovvero la suddivisione degli obiettivi di riduzione delle emissioni per tutti i settori non compresi nello schema di scambio delle emissioni (ETS).

Per il WWF, la Commissione è sorprendentemente non allineata con gli impegni climatici internazionali e ha incluso nella sua proposta anche delle ‘scappatoie’ che permetteranno ai Paesi di barare sulle azioni reali per il clima. Questo nonostante il Commissario Europeo al Clima, Arais Can᷈ete, fosse stato tra coloro che a Parigi avevano pubblicamente indicato quello di 1,5°C come limite del riscaldamento globale cui mirare.

Gli Europei vogliano una vera azione per il clima. Il WWF ritiene quindi che sia preciso dovere dei loro rappresentati politici, dei parlamentari europei e degli Stati Membri rimettere vero “impegno” nella decisione di suddividere gli “impegni”: vanno chiuse le scappatoie e va introdotta una revisione quinquennale degli obiettivi, in modo da aumentare l’ambizione complessiva, in linea con l’accordo di Parigi.

Nell’Ottobre 2014, i capi di stato dell’UE hanno deciso di ridurre le emissioni “almeno” del 40% entro il 2030 così da raggiungere una riduzione del 90-95% entro il 2050. Il WWF ha criticato questi obbiettivi in quanto troppo deboli e insufficienti per vincere la battaglia contro il cambiamento climatico.

Roberta De Carolis

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