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TTIP: 16 e 17 settembre week end di mobilitazioni in tutta Europa per dire no al trattato di libero scambio con gli USA e a quello con il Canada (CETA). Dopo il no di Francia e Germania, il nostro Paese ancora tentenna, nonostante gli allarmi di pericolo che da più fronti vengono continuamente lanciati.

L’accordo infatti, pur costituendo una potenziale opportunità economica, potrebbe consentire l’introduzione in Europa di prodotti qui vietati da anni. Gli Usa, in particolare, premono perché il nostro continente rinunci a molti dei vincoliche attualmente impediscono l’uso di diversi pesticidi, degli ormoni per la crescitanegli allevamenti, la coltivazione degli OGM, e molto altro.

Il CETA, nel frattempo, chiuso nel 2014, è oggetto di pressioni da parte dei vertici per accelerare le procedure della firma, che potrebbe risultare in una sorta di lasciapassare anche per il TTIP. Ma che intenzioni ha veramente il nostro Paese? L’abbiamo chiesto ad alcuni esponenti della campagna StopTTIP.

Vincenzo Vizioli, Presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB):

Il no di Francia e Germania è importantissimo, in quanto sottolinea che tutte le preoccupazioni che il movimento ha sempre avanzato sono in realtà anche più grosse di quelle già evidenziate. L’Italia continua ad avere una posizione tentennante, in quanto la linea ufficiale è quella di una grande occasione. Ma con queste regole non è possibile andare avanti.

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Federica Ferrario, Responsabile Campagna Agricoltura Greenpeace:

L’Italia continua imperterrita a spingere per arrivare ad un accordo. Sembra infatti che il nostro Paese stia organizzando una serie di incontri per andare verso un accordo, magari molto leggero, su farmaci e poco altro, in modo da chiudere entro il governo Obama (fine ottobre, N.d.R.). L’approccio, dunque, non sembra cambiato minimamente.

I prossimi giorni saranno invece importanti anche per il CETA, l’accordo con il Canada, in quanto se ne dovrebbero definire i termini. Nel prossimo vertice del 22 e 23 settembre a Bratislava è prevista la discussione dell’accordo, per definire come proseguire la procedura di ratifica.

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Marco Bersani, Attac Italia, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia:

Il No del governo francese e di una parte del governo tedesco è il frutto di molteplici fattori: il primo e più importante è legato alla forte mobilitazione sociale contro il TTIP che sin dalle scorse elezioni europee si è sviluppata in quei due paesi; il secondo fa riferimento alle contraddizioni tra gli interessi franco-tedeschi e quelli statunitensi in relazione all’economia europea, il terzo è legato alle prossime elezioni politiche che in entrambi i paesi si terranno nel 2017 e che obbligano i governi a tentare di recuperare consensi nelle rispettive opinioni pubbliche.

Il governo italiano, in questo contesto, è rimasto forse l’unico a sostenere il TTIP, nonostante anche in Italia sia cresciuta moltissimo la mobilitazione sociale contro il trattato (ricordo la manifestazione di oltre 40.000 persone il 7 maggio scorso a Londra). La necessità del governo Renzi, in caduta di consensi sul fronte interno, di ritagliarsi un ruolo sullo scenario europeo lo ha reso oltretutto alfiere della proposta di un’approvazione “light” o “step one” del trattato, che in realtà costituirebbe il cavallo di Troia per superare l’opposizione sociale al TTIP.

Questo è ancor più incredibile, in quanto è a tutti chiaro come sia proprio il tessuto economico del nostro paese, fatto di piccole imprese agricole e di piccole e medie industrie ad essere messo a maggior rischio dall’approvazione del TTIP.

Roberta De Carolis

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