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Non è tutto biologico quello che viene certificato. Dalla puntata di Report di ieri 10 ottobre è emerso un quadro desolante, per il quale il mondo del biologico è stato dipinto come cosparso di truffe e inganni per il consumatore.

Attaccate soprattutto le certificazioni: in Romania, in particolare, alcuni enti di certificazione italiani sono stati sospesi perché certificavano come biologici prodotti trattati con fitosanitari e pesticidi. Purtroppo sulle nostre tavole finisce grano coltivato nei Paesi dell’Est, con la conseguenza che in 5 anni 350 mila tonnellate di biologico sono risultate false.

Come è possibile migliorare queste certificazioni e il processo per ottenerle perché siano realmente affidabili? L’abbiamo chiesto ad enti e associazioni di categoria.

Carlo Triarico, Presidente Associazione Agricoltura Biodinamica:

Per la certezza dell’agricoltura biologica dobbiamo avere un occhio attento al consumatore sì, ma anche alla vera fonte dell’agricoltura, ovvero l’agricoltore. Anche nella trasmissione di Report, ancora una volta, è mancato il focus sulla produzione.

Se noi non centriamo l’agricoltura sulla vera fonte, l’agricoltore e la sua capacità (e in Italia abbiamo degli esempi straordinari), noi in realtà sostituiamo il prodotto vivo e vero con dei prodotti che, come abbiamo visto, arrivano dall’estero con certificazioni quanto meno ambigue, e non cambiamo il modello agricolo.

Paghiamo, perché gli italiani, consumatori e produttori, vengono danneggiati, ma i veri agricoltori, i più dinamici, i biologici, che fanno un ottimo prodotto, sono rovinati due volte: innanzitutto perché hanno la concorrenza del basso prezzo dei prodotti truccati, e poi perché ricevono un danno quando il consumatore non riesce ad avere più fiducia.

Noi del biodinamico abbiamo poi un sistema di agroecologia complesso e accurato, e per questo abbiamo parametri e standard molto più restrittivi di quelli dell’agricoltura biologica in decine di punti. Per rispettare quegli standard abbiamo bisogno di ricerca, di formazione e di politiche di sistema che questo Paese deve prendere in seria considerazione.

Occorrono investimenti, sicuramente dalle aziende, ma anche del Paese, sul settore biologico e biodinamico. Accanto quindi ai controlli, per avere certezza del biologico e del biodinamico, bisogna impegnare quanto si spende in controllo, altrettanto in formazione, in ricerca e in lavoro di coordinamento che oggi è molto carente.

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Fabrizio Piva, amministratore delegato CCPB Controllo e Certificazione srl:

Il processo di controllo e certificazione è molto complesso, perché coinvolge molti attori contemporaneamente. Per gestire meglio questa complessità, una strada è sicuramente quella indicata dal sistema informatico a cui stanno lavorando FederBio e Accredia.

Una piattaforma che una volta avviata, speriamo a breve, consentirà la verifica immediata di ogni acquisto e vendita di materie prime e prodotti bio. In questo modo si avrà una tracciabilità dal campo fino a tutte le fasi di produzione.

Altro aspetto è quello della formazione sia degli ispettori, che compiono le verifiche presso le aziende, sia del personale degli enti di certificazione, che si occupano dell’analisi dei documenti.

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Vincenzo Vizioli, Presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB):

La puntata di Report ha fatto emergere quello che AIAB ha denunciato sia molto recentemente con una lettera al Ministero, sia sistematicamente al tavolo bio: la necessità che la vigilanza venga migliorata a partire da Accredia (dove figurano enti certificati, che pagano in proporzione al loro fatturato), e dal punto di vista Ministeriale.

Questo è fondamentale. Ci sono regioni, e parlo con cognizione di causa, dove l’attività è stata fatta poco e male, mentre altre dove il tutto ha funzionato. Posso citare il Lazio dove c’era un ufficio con persone competenti e dove quindi sono stati fatti interventi efficaci.

La necessità è che ci sia trasparenza. Quando un organismo di controllo, accreditato dal Ministero, riconosciuto e abilitato ad operare in tutta Italia, commette degli errori, infrazioni ed è implicato in situazioni imbarazzanti come quelle delle certificazioni false, non è possibile saperlo un anno dopo e che, se sospeso, non compaia. L’operatore deve poter scegliere l’operatore di controllo, quello che ritiene più affidabile e più serio.

Abbiamo denunciato anche quello che è stato mostrato ieri: gli organismi di certificazione, come CCPB, hanno le proprietà negli enti che li controllano. AIAB nel 2001 era organismo di controllo e la più grande associazione italiana del biologico. Parliamo di 16 anni fa, e noi abbiamo fatto una scelta, separando l’attività associativa da quella di controllo.

Oggi nessuno ha avuto il coraggio di fare questa cosa. Anche Federbio continua ad essere il luminare di queste operazioni, poiché ha all’interno della sua compagine tutti gli organismi di controllo che sono risultati implicati nelle peggiori truffe. È necessario che tutti facciano bene il loro mestiere.

L’unica cosa che ci conforta è che sono truffe commerciali, di speculazione, dove gli agricoltori italiani non sono coinvolti. Ciò non toglie che noi abbiamo chiesto che il sistema di vigilanza e garanzia debba essere un valore aggiunto per il biologico e che questo possa essere comunicato ai consumatori, senza continuare a sentirci dire “Sarà vero?”.

Quello che poi emerge sempre è che le aziende pagano per il controllo. Questa però non è una scelta che ha fatto l’azienda, non è un’opzione del biologico. La scelta è stata fatta dai Governi, che non hanno voluto gestire il sistema di controllo, quindi l’azienda paga perchè è costretta a pagare.

Chiedendo alle aziende se preferiscono che il controllo non sia a carico loro, credo che nessuno direbbe di no, perché l’operatore vive questo come un dazio e non come qualcosa da vantare.

Questo è un errore storico del biologico: non essere stati in grado di presentare il sistema di controllo come valore aggiunto. E in alcuni casi gli organismi di controllo, anche se ci sono esempio lodevoli, hanno avuto atteggiamenti discutibili.

Roberta De Carolis

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