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cop22loghiSi è chiusa ufficialmente la Conferenza Onu sul clima di Marrakech. Il risultato di questa Cop 22 è che i 197 stati partecipanti si impegnano a definire entro dicembre 2018 il regolamento per l'attuazione dell' Accordo di Parigi. Il testo dovrà contenere le modalità con le quali saranno monitorate le azioni volte alla riduzione dei gas serra. Inoltre, nel testo finale prodotto a Marrakesh, compare la richiesta ai Paesi ricchi lavorare ancora perché entro il 2020 sia varato il Green Climate Fund per sostenere i Paesi in via di sviluppo nella lotto contro il surriscaldamento globale e le conseguenze dei cambiamenti climatici.

APPELLO A TRUMP

È stato Salaheddine Mezouar, ministro degli Esteri marocchino e presidente della Cop 22, a rivolgersi al neopresidente Usa Donald Trump: "Noi contiamo sul suo pragmatismo così come sul suo impegno verso lo spirito della comunità internazionale, in una lotta immane per il nostro futuro, per il pianeta, per l’umanità e la dignità di milioni di persone. È per quello che il nostro pianeta sarà domani, e per quello che noi ci lasceremo dietro”.

Il primo ministro delle Isole Fiji, Frank Bainimarama, ha invece invitato Trump ad abbandonare il suo scetticismo sul cambiamento climatico e a visitare la sua nazione per toccare con mano gli effetti delle tempeste più forti e dell’innalzamento del livello del mare.

GREENPEACE

Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia, dichiara: “Durante queste due settimane abbiamo constatato una rinnovata determinazione ad andare avanti con quanto definito dagli accordi di Parigi. Ma se i governi vogliono essere seri e coerenti, nessun nuovo progetto di estrazione di combustibili fossili dovrebbe essere d’ora in poi autorizzato. Nonostante sia venuto meno ancora una volta l’impegno a sostenere proprio i Paesi che soffrono maggiormente a causa dei cambiamenti climatici, l’obiettivo della Conferenza, ovvero concordare un piano di lavoro per aggiornare i nuovi obiettivi entro il 2018, è stato raggiunto. Ora bisognerà vedere cosa accadrà nei prossimi due anni, sia a livello globale che in Italia, dove il nostro governo si mostra sempre prodigo di belle parole, a cui però raramente fa seguire azioni concrete”.

WWF

Il commento di Mariagrazia Midulla, responsabile clima & energia del WWF Italia: “Qui a Marrakech è stato fissato un percorso per aumentare le ambizioni e aprire la strada a stringenti impegni nazionali, nonché fornire un sostegno finanziario in linea con le indicazioni della comunità scientifica e con i principi dell'equità. Nel corso dei prossimi anni, ci aspettiamo il calo dei costi delle energie rinnovabili e un'azione in scala da parte di tutti gli attori (settore privato, municipalità, investitori, governi di tutto il mondo) per accelerare la transizione verso la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile. Come WWF, lavoreremo per questo”.

LEGAMBIENTE

A Marrakech – ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni - i governi hanno ribadito l’urgenza dell’azione climatica immediata, concordando la necessità di aumentare gli impegni di riduzione delle emissioni prima del 2020, in coerenza con gli ambiziosi obiettivi di Parigi di contenere l’aumento della temperatura globale ben al disotto dei 2°C e facendo ogni sforzo per limarla a 1.5°C. Tuttavia, non vi sono stati impegni concreti in questa direzione. A partire dall’Europa, che ha rivendicato più volte la sua leadership nell’azione climatica globale, senza che a queste dichiarazioni siano poi seguiti impegni concreti. Ma a Marrakech è stato anche concordato che alla COP24 del dicembre 2018 si potranno rivedere i primi impegni di riduzione delle emissioni, incrementandoli in coerenza con gli obiettivi di Parigi. Questo deve essere il momento in cui l’Europa mette in campo la sua leadership con impegni ambiziosi”.

Secondo Legambiente, i Paesi industrializzati, pur confermando l’impegno a garantire entro il 2020 almeno 100 miliardi di dollari l’anno per finanziare l’azione climatica dei paesi più poveri, hanno purtroppo mostrato scarsa volontà politica nel sostenere l’adattamento delle comunità vulnerabili ai mutamenti climatici in corso.

Non ci si può nascondere ancora dietro a Stati Uniti e Cina. Urge un impegno serio per dare gambe all’Accordo di Parigi, ma soprattutto per lo sviluppo di un’economia europea fossil-free. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire”, ha concluso Rossella Muroni.

SLOW FOOD

“L’impegno assunto dal Governo italiano ci induce a essere fiduciosi. Per passare dalla fiducia all’ottimismo restiamo in attesa di sapere come si concretizzeranno le azioni di contenimento delle emissioni dei gas serra, quali settori produttivi saranno coinvolti e in che modo. Al momento ci preoccupa constatare che nella Legge Finanziaria non si trovi traccia di misure che riguardano incentivi per la riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio, Iva ridotta per i prodotti a basso impatto ambientale, recupero dei terreni agricoli abbandonati, fondo nazionale per le bonifiche”, dichiara Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, dopo il discorso del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare alla plenaria di Marrakech in occasione della COP22.

Ma secondo Slow Food ancora una volta sembra essere sottovalutato il peso dell’agricoltura industriale e dell’allevamento intensivo nel calcolo delle emissioni: il solo allevamento intensivo è responsabile del 14,5 del totale delle emissioni, più dell’intero settore dei trasporti mondiale, più, di tutti gli aerei, i treni e le auto messe insieme. E la situazione non sembra migliorare: la Fao ci dice che nei prossimi 35 anni il consumo di carne rischia di raddoppiare. Proprio dal G7 dovrebbe arrivare una presa di posizione forte, condivisa e da attuarsi nell'immediato, concludono da Slow Food.

ENPA

“Un anno fa, a Parigi, i delegati della Cop 21 hanno chiuso gli occhi davanti alla questione degli allevamenti intensivi, che pure sono responsabili di una quota enorme dei gas serra immessi atmosfera; una quota compresa, a seconda delle fonti, tra il 18% e il 51% del totale. È evidente che continuare a ignorare questo aspetto, proprio come temiamo stia accadendo a Marrakech, significa depotenziare in modo inaccettabile gli interventi di contrasto al surriscaldamento globale”, spiega Annamaria Procacci, responsabile Enpa per fauna selvatica e biodiversità.

Anna Tita Gallo

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