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75 miliardi in 15 anni: queste le risorse che il Governo ha stanziato per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio da terremoti e rischio idrogeologico. Il piano è stato presentato il mese scorso durante la giornata di lavoro ‘Prevenzione civile. Dalle emergenze a Casa Italia’, presso la sede di Roma del CNR.

Il Governo ha previsto una serie di misure, tra cui risorse finanziarie, incentivi e bonus, cantieri in corso e programmati, linee-guida per la progettazione, nuove opportunità per le città, la famiglie e le imprese.

É il primo piano di prevenzione contro le calamità naturali che affliggono da decenni il nostro Paese. Ma è costruito con risorse adeguate per le imprese delle zone a rischio? L’abbiamo chiesto ad esperti ed associazioni di categoria.

Gabriele Buia, Presidente Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE):

Penso che la misura che ha preso il Governo per la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare sia una delle opportunità da non perdere per il mondo delle costruzioni e per l’economia generale del sistema Paese. Dopo tutto quello che è successo, dopo tanti anni di disastri, di calamità naturali, che ci hanno fatto spendere solo sull’emergenza, era ora di mettersi a ragionare concretamente sul futuro del nostro Paese. Non possiamo ancora spendere vite umane sulle calamità naturali e pensare solo alle emergenze.

Il piano del Governo è molto intelligente e penso possa e debba andare avanti: le risorse sono rilevanti. Di certo non possono bastare per la messa in sicurezza di tutto il patrimonio edilizio, ma è importante che ci siano e che siano spese.

Abbiamo bisogno che gli incentivi fiscali messi a disposizione siano portati avanti e siano resi cedibili (dobbiamo trovare il modo di cedere e crediti di imposta), ma comunque queste misure rappresentano una strada importante da seguire per risollevare l’economia di questo Paese.

Per il sistema Italia noi abbiamo portato avanti 4 linee di azione. Abbiamo chiesto sottolineato la necessità di maggiore consapevolezza del rischio sismico, chiesto le detrazioni di imposta (che sono state date) – e per questo dobbiamo dire grazie al Governo – abbiamo detto e ribadito che il patrimonio edilizio pubblico e strategico deve essere adeguato dal punto di vista sismico, e abbiamo precisato che questi interventi vanno affidati a imprese di qualità, con consapevolezza del processo produttivo e quindi in grado di fornire sicurezza e garanzia.

Questi sono i 4 punti che ci stanno molto a cuore e che sono stati sottoposti al Governo, con il quale vogliamo confrontarci. Perché questa è una grande opportunità, e deve essere portata avanti.

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Alessandro Martelli, Presidente dell’associazione GLIS (GLIS – Isolamento ed altre Strategie di Progettazione Antisismica) e Vicepresidente dell’Anti-Seismic Systems Internationa Society (ASSISi):

Limitandomi (per la mia competenza) al solo rischio sismico, come da anni vado scrivendo e dichiarando, il problema dell’attuale enorme numero (70-80%) di strutture che, a causa dell’inerzia di decenni, non sono in grado di resistere ai terremoti ai quali prima o poi saranno verosimilmente soggette (se non altro perchè tali eventi sono già avvenuti in passato) non può essere certamente risolto in 15 anni.

Ne serviranno da 50 a 60, a meno di non istituire l’assicurazione obbligatoria già proposta, e richiederà, in ogni caso, lo stanziamento di una somma assai più cospicua di quella ora preventivata dal Governo.

Comunque, noto che, finalmente, è lo Stato a prevedere una spesa annuale per la prevenzione, come è degno di un paese civile. Le imprese nelle zone a rischio ed anche la popolazione certamente ne trarranno beneficio, purchè, però, i finanziamenti siano stavolta utilizzati correttamente.

Noto solo il mancato coinvolgimento in “Casa Italia” di alcune “realtà” (ad esempio dell’associazione GLIS, ma non solo), che da tempo si occupano di prevenzione e che si erano date disponibili, senza nulla chiedere in cambio, ma alle quali non è stata data alcuna risposta. Il coinvolgimento di tali realtà sarebbe risultato utile per indirizzare correttamente e controllare la spesa.

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Andrea Sisti, Presidente e Rosanna Zari, Vice Presidente e Responsabile Comunicazione Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (CONAF):      

Occorre premettere come per la prima volta sia stato presentato un piano di prevenzione di lungo respiro, che consentirà di avviare un nuovo processo di messa in sicurezza del nostro fragile quanto straordinario Paese.

Nell’attuazione del piano andrà data priorità agli interventi in zone maggiormente vulnerabili, quali quelle in cui il  rischio sismico si somma a quello idrogeologico, tenendo conto tuttavia che in molti casi occorrerà procedere ad una riorganizzazione completa del territorio in esame.

Infatti occorrerà in primis tener conto dell’effettiva fattibilità ed opportunità economica degli interventi; per fare un esempio concreto se  si è costruito in aree vulnerabili all’alluvione, inutile procedere alla messa in sicurezza antisismica, saranno invece da preferirsi aree con meno a rischio.

Per questo occorre  procedere con una verifica preliminare dell’opportunità di messa in sicurezza in situ o della riorganizzazione in zone migliori: appare così evidente come la parte pianificatoria e di ricognizione iniziale debba essere prioritaria per la  prevenzione.

Occorre poi ricordare come il tessuto economico della maggior parte delle aree a rischio sia rappresentato da imprese agricole ed agroalimentari, e come queste debbano essere incentivate ad investire qui i capitali necessari per la loro attività, per consentire la permanenza della popolazione a tutela e salvaguardia dei territori stessi.

I fondi stanziati sono certamente importanti, 75 miliardi in 15 anni, ma si tratta alla fine di 5 miliardi per anno, che forse sarà necessario rimpinguare per far si che si arrivi almeno per i nostri figli ad un’Italia Sicura.

Roberta De Carolis

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