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Ogm, in Italia la coltivazione in campo è vietata, ma il nostro Paese vota sì al mais BT11 della Syngenta e al 1507 della DuPont Pioneer, e sì al rinnovo dell’unico OGM al momento ammesso per la coltivazione nell’Unione europea, il mais MON810 della Monsanto.

Un voto che per ora non avrà conseguenze, visto che la votazione europea non ha raggiunto la maggioranza per dire sì ai nuovi Ogm. Ma comunque un voto a sorpresa, che lascia perplessi i cittadini italiani, la maggior parte dei quali contraria a questa strada per l’agricoltura, e che si presenta come un passo indietro per il nostro Paese.

L’Italia cambia rotta? Quali saranno le conseguenze a lungo termine di questa scelta? L’abbiamo chiesto alle associazioni di categoria.

Vincenzo Vizioli, Presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica:

La decisione è oltremodo grave, perché questi nuovi semi Ogm sono anche molto poco validi dal punto di vista agronomico, come dimostrano i test che le stesse ditte hanno presentato. Questo voto dell’Italia è una contraddizione con le posizioni che finalmente il nostro Paese aveva preso.

Per fortuna noi continuiamo ad avere il divieto di coltivazione in pieno campo, ma continuiamo anche ad avere una situazione ibrida, perchè importiamo semi Ogm per la mangimistica, ma ne vietiamo l’uso. È l’ennesimo regalo che si fa alle multinazionali, che in qualche modo devono ammortizzare il know-how.

Queste sono sementi vecchie, per nulla innovative. Inoltre la coltivazione ha dimostrato che affidare la resistenza a un solo gene significa che nel breve periodo la natura si adatta, e che quindi diventa anche inutile questa tipologia di seme messo a disposizione. E in più sono semi che si basano sull’uso del glifosato, che l’Europa deve assolutamente vietare.

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Gaetano Pascale, Presidente di Slow Food Italia:

Partiamo da due premesse fondamentali rispetto a questa domanda. Innanzitutto non cambia niente rispetto alla situazione attuale perché non è stata raggiunta all’interno del Comitato permanente la maggioranza assoluta necessaria per l’autorizzazione del Pioneer 1507 e del Syngenta Bt11, oltre al rinnovo dell’autorizzazione per il MON 810. Adesso vedremo cosa succederà a metà marzo quando la Commissione si rivolgerà al Comitato di appello.

Il secondo punto da chiarire è che l’Italia ha votato sì, anche se non è questo l’orientamento del nostro Paese, e soprattutto il volere della maggior parte dei cittadini. La questione sulla quale riflettere però riguarda l’operato del Governo.

Il Ministero delle Politiche agricole Martina “ha confermato il suo approccio rispetto alla coltivazione di Ogm in campo dando come indicazione di voto l’astensione, che equivale da sempre alla contrarietà nel comitato competente Ue dove votano i Ministeri della salute europei”.

A questo punto sorgono alcuni dubbi: è mai possibile che il Governo italiano non abbia una posizione univoca su argomenti così importanti e delicati? O dobbiamo pensare che dietro c’è un altro disegno?

Aspettiamo di vedere gli esiti dell’interpellanza che il deputato del Gruppo Misto Adriano Zaccagnini ha dichiarato di voler presentare a breve, per chiarire se si tratti di uno spiacevole errore dovuto a mancanza di coordinamento tra i Ministeri o se ci sia stata una non dichiarata inversione di rotta

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Federica Ferrario, Responsabile Campagna Agricoltura Greenpeace:

Si è trattato di un voto che abbiamo definito ipocrita da parte del Governo italiano, perché gli Ogm in Italia sono già vietati per la coltivazione. Quindi non capiamo perché nel nostro Paese, che si è sempre schierato contro la dispersione in ambiente di Ogm, adesso abbiamo dovuto assistere a questo voto favorevole all’apertura a livello europeo.

Abbiamo chiesto al Ministro Martina, in quanto referente italiano per l’agricoltura, il perché di questo voto. Abbiamo visto dai comunicati stampa che l’indicazione del ministero a riguardo era l’astensione (che riteniamo comunque inaccettabile). Stiamo ora cercando di capire chi per il Governo italiano ha deciso per una posizione di apertura.

Decisioni di questo tipo, nel lungo periodo, fanno cadere il blocco a livello europeo per gli organismi transgenici. Il segnale che invece deve essere ribadito in Europa è il chiaro NO da parte dell’Italia, perché da noi questi Ogm sono già vietati, quindi non si capisce perché dovremmo dire sì per far contaminare l’agricoltura di altri Paesi europei, come se la contaminazione sapesse leggere i cartelli di confine e non passasse attraverso.

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Agostino Di Ciaula, Coordinatore Comitato Scientifico Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE) Italia:

Il voto dell’Italia a favore dell’introduzione di nuovi OGM in Europa sarebbe particolarmente preoccupante se fosse la prima espressione di un cambiamento di rotta da parte del nostro Paese, nel quale le colture OGM sono vietate

Ci auguriamo che così non sia in un momento nel quale da un lato, quello dei cittadini della Comunità Europea e di un numero crescente di produttori agricoli, si sente un forte bisogno di un modello di agricoltura fondato sulla biodiversità, sulla sostenibilità, sulla sicurezza alimentare, sulla qualità del cibo e su un rapido allontanamento dai rischi da contaminazioni chimiche, mentre dall’altro, quello delle speculazioni legate all’industrializzazione forzata dell’agricoltura, si vorrebbe anche in Europa un irrobustimento del dominio di poche multinazionali e della chimica, alla quale si vorrebbe attribuire un valore superiore a quello della tutela ambientale e sanitaria.

La comunità scientifica non ha ancora espresso un parere unanime sul rischio sanitario da OGM, ma è anche vero che in questo settore vi sono pesanti conflitti di interesse, e che è in crescita il numero di pubblicazioni che fanno sorgere timori legati all’uso di prodotti necessari alle colture OGM come il glifosato, già ora in cima alla lista dei contaminanti di suolo e falde acquifere.

Prima ancora di ricordare la necessità, ormai consolidata in ambito comunitario, del rispetto del principio di precauzione, sarebbe necessario che il nostro Governo decida da che parte stare, e che chiarisca senza ambiguità la propria posizione ed i propri indirizzi futuri in ambito sia nazionale che comunitario.

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Daniela Sciarra, Responsabile filiere e politiche alimentari di Legambiente e curatrice del dossier Stop Pesticidi 2017:

Il voto dell’Italia a favore dei 3 Ogm è stato un voto decisamente inaspettato, che va in contraddizione con la posizione comunicata e sempre avuta nei confronti degli organismi geneticamente modificati.

È in contraddizione anche con la posizione che il Paese ha assunto con il raddoppio della superficie agricola biologica, nel divieto di impiego di glifosato, erbicida associato al mais MON810 e di cui ad oggi se ne vieta l’utilizzo nelle aree verdi urbane e non pienamente in ambito agricolo, contravvenendo al principio di precauzione. Ed è una scelta in controtendenza rispetto all’obbiettivo di continuare a tutelare la qualità dei prodotti italiani, che è alta, e per questo assolutamente incomprensibile.

A questo punto si rimette in discussione tutta la posizione del Paese rispetto al rischio di una possibile apertura sugli Ogm stessi, in una fase, tra l’altro, già critica, che prevede ad oggi una valutazione tecnica sul glifosato, su cui a fine anno l’Echa si dovrà pronunciare.

Tenere insieme questi due aspetti non è fuorviante, ma ci porta oggi a dover ragionare per tornare a trattare in Italia il tema degli Ogm come rischio, e quindi a intervenire pesantemente, dandone comunicazione e informazione ai cittadini, agendo anche sul piano normativo.

Roberta De Carolis

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