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Politica agricola comune (Pac): aperta la consultazione pubblica per Commissione europea sul futuro. Fino al 2 maggio sarà possibile presentare istanze e proposte per modificarla, con l’obiettivo di una revisione completa.

L’attuale Pac non sembra andare incontro all’ambiente, né all’agricoltura stessa, almeno stando a quanto denunciato dalle associazioni aderenti a BirdLife Europa (tra cui la Lipu per l’Italia), e sta creando danni anche dal punto di vista economico perché non sta aiutando davvero le aziende agricole bisognose di supporto.

La Pac attuale sta quindi veramente rovinando l’ambiente e l'agricoltura stessa? Cosa può fare di più? L’abbiamo chiesto alle associazioni di categoria.

Mario Guidi, Presidente di Confagricoltura:

In questi giorni sono stato a Bruxelles per alcuni appuntamenti importanti ed ho consegnato al commissario europeo Hogan il documento finale del Global Food Forum di Pavia promosso dal think thank ‘Farm Europe’.

Ho avuto anche modo di incontrare il neopresidente del Parlamento Europeo Tajani e di intervenire, sempre all’Europarlamento, sulle proposte legislative del cosiddetto ‘pacchetto estivo per il clima e l’energia 2030’.

Al centro di dibattiti e colloqui c’è stato proprio il tema della sostenibilità ambientale. Venendo alla sua domanda, direi che la Pac non sta rovinando l’ambiente e l’agricoltura, anzi; però può fare molto di più.

L’agricoltura e la silvicoltura europea hanno già contribuito alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Noi agricoltori abbiamo ridotto le emissioni dell’agricoltura Europea del 24% rispetto al 1990, ma potremmo migliorare ancora, se messi nelle condizioni ideali.

Ogni anno - come hanno evidenziato i dati di Farm Europe - l’Europa perde 300mila agricoltori e un milione di ettari e questo finisce per limitare la sostenibilità ambientale. Ritengo che lo sviluppo sostenibile nel suo complesso debba partire dall’innovazione, perché sono proprio i progressi tecnologici a creare nuove opportunità per le politiche europee in materia di ambiente e sostenibilità.

Si dovrebbe iniziare a ragionare su una premialità “dinamica” per le aziende più virtuose. Infine vorrei mettere in evidenza la positiva esperienza italiana della produzione di energia da biogas e presto anche di biometano, che costituisce un esempio virtuoso di come si possano ridurre le emissioni di gas serra valorizzando, al contempo, l’agricoltura e i suoi residui.

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Vincenzo Vizioli, Presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB):

Siamo in fase di revisione della Pac. Sicuramente ci sono molti elementi da modificare, a partire da come è stato gestito il greening, che doveva essere un premio a livello più alto, ma che è diventato una garanzia di finanziamento a pioggia, una semplificazione che non impone alle grandi aziende impegni ambientali.

Restano aperte una serie di questioni scottanti, nel caso dell’Italia su come sono stati interpretati i Psr (Programma di sviluppo rurale, N.d.R.). L’altro giorno a Roma l’Ismea Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare ha presentato alla rete rurale nazionale i dati di osservazione premi ed è emerso quanto noi diciamo da diverso tempo, ovvero che i premi all’integrato, che nel nostro Paese è mal regolamentato tranne che in poche regioni (spesso senza controlli), prende premi più alti del biologico, utilizzando le misure accessorie.

Questo è in contrasto con le indicazioni, ma sicuramente corrisponde ad una scelta di indirizzo politico, perché la scrittura della nuova Pac e della programmazione dei Psr viene prima del boom del biologico.

Oggi sono tutti pronti a riconoscere questa crescita, ma viene ancora incentivato un metodo di agricoltura che fa ancora un largo uso di pesticidi, che non ha ancora eliminato il glifosato, prodotto cancerogeno.

É necessario che nella prossima revisione vengano presi tutti questi punti e rivisti, in quanto la Pac dovrebbe essere allargata al parere e alla conoscenza dei consumatori e di tutti i movimenti ambientalisti e dell’agricoltura.

Invece continua ad essere una cerchia ristretta a decidere del 40% del bilancio dell’Ue, e questo non è giusto, perché la Pac riguarda tutti i cittadini e “decide” quale alimentazione, quale ambiente, quale futuro per i nostri territori, e quindi non può essere decisa da piccole lobby che hanno necessità di difendere i loro interessi.

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Dino Scanavino, Presidente di Conferderazione Italiana Agricoltori (CIA):

La Pac resta ancora una delle politiche economiche comunitarie di maggiore importanza, impegnando circa il 34% del bilancio dell’Ue. É chiaro, però, che una serie di ragioni impongono oggi una riforma della Politica agricola comune. Una su tutte è rappresentata proprio dal 'greening': nato con l’obiettivo di legittimare e remunerare il ruolo ambientale e le funzioni pubbliche svolte dalle imprese agricole europee ma che, fin dall’inizio della sua applicazione, ha mostrato tutta la sua complessità e onerosità gestionale.

Per la Cia la Pac post 2020 non potrà non prevedere un nuovo rapporto tra agricoltura e territorio e, al suo interno, la necessità di riorganizzare le Politiche di sviluppo rurale, gestite direttamente dalle Regioni, che finora non hanno sortito gli effetti attesi. Bisogna rilanciare, in un’ottica di modernità, innovazione e semplificazione, ruolo e finalità dei Piani di sviluppo regionali. Occorre concentrare gli interventi nelle aree ad elevato potenziale rurale, innovare l’agricoltura e trasformarla da attività di sussistenza in una risorsa di crescita, capace di offrire sostegno economico e servizi ambientali e sociali ai territori.

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Rosanna Zari, Vice Presidente e Responsabile Comunicazione Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (CONAF):

Che la Politica Agricola Comune stia rovinando l’ambiente mi sembra un’espressione esagerata. Certo, la parte del greening, che si aspettavamo avesse degli effetti maggiormente positivi, in realtà si è tradotta in una mera applicazione di attività che già l’agricoltore metteva in campo.

Direi quindi che questa grande aspettativa che c’era sul greening, in realtà non ha dato i risultati attesi in termini di diminuzione dell’impatto ambientale, come del resto il Piano di azione nazionale sull’uso sostenibile dei fitofarmaci.

Per quanto riguarda l’agricoltura, purtroppo senza  i contributi Pac,  vista la grande volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli e soprattutto dei cereali, molti imprenditori agricoli non raggiungerebbero il reddito minimo per la sussistenza della propria famiglia. Molti purtroppo sono i casi in questo periodo di indebitamenti con le banche che si traducono in aziende agricole che vanno all’asta.

Non direi quindi che è un danno, ma sicuramente vanno rivisti i meccanismi, in accordo con l’orientamento della revisione della politica comunitaria annunciata dal Commissario, con interventi simili ai correttivi di mercato, ovvero direttamente sul prezzo del prodotto, qualora questo scenda a livelli troppo bassi per essere remunerativi.

Ritengo che questo potrebbe essere premiante per gli agricoltori professionisti. Toccherebbe sicuramente molto meno i piccoli imprenditori, che peraltro hanno già delle misure apposite nel Programma di sviluppo rurale e un regime dei pagamenti diretti a loro dedicato.

É necessario andare verso un’agricoltura più professionalizzante, cercando di mantenere un livello di reddito tale per cui valga ancora la pena produrre. Il meccanismo della Pac che solo in parte ha vincolato gli aiuti alle colture, come era nella precedente politica comunitaria, ha provocato dei danni.

Se una coltura non è remunerativa non si coltiva, ma il contributo arriva lo stesso: questo si traduce in una minor produzione nazionale ed europea,  con ripercussioni negative sull’economia.

Roberta De Carolis

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