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Il Parlamento Europeo ha ratificato il CETA con 408 voti a favore, 254 contrari e 33 astenuti. L’accordo commerciale con il Canada è stato approvato.

Per la parte di competenza europea, il CETA entrerà provvisoriamente in vigore senza attendere il vaglio di 38 Parlamenti nazionali in 28 Stati membri. Il loro pronunciamento è comunque una vittoria della società civile, che ha impedito a Bruxelles di mantenere il CETA un affare soltanto europeo.

Con l’approvazione del trattato da parte del Parlamento Europeo una buona parte del CETA entra immediatamente in vigore, in attesa della votazione di ciascuno dei parlamenti nazionali.

“La decisione ora è in mano ai singoli Stati Membri ed è sufficiente che un solo Paese non lo ratifichi per fare in modo che il CETA non passi. Chiediamo quindi al Governo italiano che rispetti l’opinione dei cittadini e si schieri finalmente a favore dei produttori locali e dell’ambiente. L’accordo, infatti, include moltissimi temi, dai lavori pubblici alla carne agli ormoni, dal glifosato agli Ogm, tema tra l’altro, su cui si deciderà in gran segreto” – ha commentato Slow Food Italia.

Le campagne Stop Ttip e Ceta in Italia non si fermeranno e continueranno a cercare di bloccare questo trattato considerato dannoso per la nostra economia.

Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso. La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori” – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia.

CETA E MADE IN ITALY

Cosa cambierà per i prodotti Made in Italy con l’entrata in vigore del CETA?

I produttori canadesi potranno continuare ad utilizzare il termine Parmesan ma anche produrre e vendere, come già fanno, Gorgonzola, Asiago, Fontina, dove dovrà essere aggiunta l’indicazione Made in Canada, ma nello stesso tempo entrerà sul mercato canadese il prosciutto di Parma Dop fino ad ora precluso, in coesistenza però con quello dell’azienda privata che ne ha registrato il marchio.

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti dell’approvazione da parte dell'Europarlamento del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreementr) sulle produzioni alimentari ad indicazione geografica Made in Italy.

“Non c’è dubbio che per le indicazioni geografiche sia di fatto mantenuta e ratificata una situazione di ambiguità che rende difficile ai consumatori distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione dall'imitazione di bassa qualità. Ma è anche vero che l’accordo - precisa la Coldiretti - interviene su una situazione fortemente compromessa in cui almeno il 90% per cento dei formaggi di tipo italiano consumati in Canada sono in realtà di produzione locale, dal pecorino friulano al Romano cheese, dal Romanello al Crotonese, dalla Fontina alla scamorza fino al Parmesan – sostiene la Coldiretti.

Slow Food sottolinea un aspetto ulteriore ricordando che in Europa abbiamo 1300 prodotti alimentari a indicazione geografica, 2800 vini e 330 distillati. Di questi, il CETA ne tutelerebbe solamente 173.

“Questo significa che alcune denominazioni di origine di prodotti legati al territorio e con una tecnica produttiva tradizionale potrebbero essere tranquillamente imitati oltreoceano, senza essere passibili di alcuna sanzione. E attenzione a non pensare che questo sia un discorso protezionista nei confronti dei contadini europei, perché per altre filiere vale al contrario” – ha commentato Carlo Petrini, presidente di Slow Food.

LE 4 BUFALE DEI SOCIALDEMOCRATICI SUL CETA

Secondo Stop Ttip Italia, le posizioni pro CETA dei socialdemocratici si basano su numerose gravi omissioni e su alcuni assunti tutti da dimostrare, vere e proprie “bufale” che Stop TTIP Italia è in grado di smontare, una per una.


1) Con il CETA, gli europei risparmieranno 500 milioni di euro in tariffe doganali

Non è vero. Saranno soltanto le aziende che esportano in Canada ad avere questo vantaggio, che in verità è piuttosto risibile se rapportato al valore degli scambi, che già oggi ammonta a più di 50 miliardi di euro. Le ricadute di questo abbattimento delle tariffe, non andranno a vantaggio del pubblico. Stando alle stime comprese nel documento della Commissione sull’applicazione provvisoria del trattato, il CETA inciderà sul versante delle entrate per l’UE, una volta completata l'attuazione dell'accordo, poiché i dazi non riscossi raggiungeranno un importo pari a 311 milioni di euro. Con il CETA, inoltre, studi indipendenti parlano di un aumento di PIL per l’Europa, in dieci anni, tra lo 0.003% e lo 0.08% e per il Canada tra lo 0.03% e lo 0.76%. Praticamente nullo.


2) Migliora la convalida dei titoli universitari e professionali

Che cosa significa questo? Il CETA stabilisce il reciproco riconoscimento dei titoli professionali tra UE e Canada. Ma mentre in Italia è necessario superare un esame di Stato per esercitare diverse professioni, in Canada è sufficiente un’abilitazione. Equiparare i due sistemi avrebbe l’effetto di mettere in concorrenza i lavoratori italiani ed europei, più formati, con quelli canadesi.


3) Per le imprese europee aumenteranno le quote di accesso agli appalti pubblici in Canada

Non si tratta di un vantaggio per tutti, ma di un affare per pochi. Infatti, l’apertura delle gare pubbliche alle imprese estere, siano europee in Canada o canadesi in Europa, può avvenire soltanto cancellando le regole sul cosiddetto “contenuto locale”. Le amministrazioni pubbliche non potranno più decidere di avvantaggiare piccole e medie imprese del territorio e favorire la manodopera locale. Ancora una volta, si tratta di un aumento della concorrenza con benefici solo per i grandi attori commerciali.


4) L'accordo non modificherà le regole europee su sicurezza alimentare o protezione dell'ambiente

Assolutamente falso. Occorre premettere che alcune regole sulla protezione dell’ambiente sono già state modificate grazie alla pesante attività di lobby del governo canadese e delle grandi imprese promotrici del CETA. Ne è un esempio la Direttiva sulla qualità dei carburanti, svuotata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di preparare il terreno all’importazione di petrolio da sabbie bituminose. Questo combustibile fossile, tra i più inquinanti al mondo, senza le pressioni legate al CETA sarebbe ancora vietato in Europa.

CETA E SICUREZZA ALIMENTARE

Infine, secondo Stop Ttip Italia, per quanto riguarda la sicurezza alimentare, i rischi connessi all’accordo sono altissimi. Si prospetta un abbandono di fatto del principio di precauzione. Triplicheranno infatti le quote di importazione di grano, che in Canada è pesantemente trattato con il glifosato e a causa dell’umidità e delle basse temperature sviluppa micotossine nocive per l’uomo.

Ci troviamo dunque di fronte a una situazione delicata e ambigua che potrebbe beneficiare pochi e svantaggiare molti. Ora resta da comprendere come si porrà il Parlamento italiano rispetto al CETA per capire quali effetti avrà l’accordo con il Canada sull’economia del nostro Paese.

Marta Albè

 

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