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Testo unico per il biologico: la Commissione Agricoltura della Camera ha adottato il 16 febbraio il provvedimento promosso da  Massimo Fiorio (primo firmatario) e Alessandra Terrosi (relatrice) ‘Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico’. La normativa prevede lo stanziamento di fondi dedicati e il coinvolgimento delle associazioni per la definizione delle priorità e delle azioni per lo sviluppo del settore.

L’adozione del Testo Unico del biologico è una buona notizia per l’agroalimentare, che potrà presto condurre il settore ad una razionalizzazione dell’impianto normativo e porre le premesse per uno sviluppo complessivo della produzione biologica del nostro paese” ha dichiarato il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri.

Ma che ne pensa il biologico? È un quadro normativo realmente utile a promuovere la crescita del settore? L’abbiamo chiesto alle associazioni di categoria.

Vincenzo Vizioli, Presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica:

Questo testo unico ha il pregio di individuare la necessità di trovare dei fondi per il biologico e quindi di sostenere il piano nazionale strategico per il biologico. È un riconoscimento alla necessità di fare ricerca e fare formazione.

I limiti che noi vediamo sono fondamentalmente due: innanzitutto i fondi si vanno sempre a pescare nello stesso ambito, ovvero la tassa sui pesticidi, che ormai da tempo non viene destinata al biologico. Negli ultimi anni, infatti, dei 10 milioni di euro del Piano Strategico Nazionale, solo 2 sono stati destinati al biologico, per giunta censiti all’ultimo momento senza un ragionamento (adesso attendiamo la convocazione del tavolo).

Inoltre la commissione che viene istruita dalla legge è in realtà un tavolo tecnico che ha il pregio di avere al suo interno tutte le associazioni del biologico, mentre nel Testo Unico, ancora una volta, i posti sono riservati alle associazioni di categoria che non hanno dimostrato grande interesse. E oltretutto il tavolo introdotto dal Testo Unico va a sovrapporsi a quello già esistente.

Invieremo le nostre riflessioni all’on. Terrosi, che si è dimostrata disponibile al confronto. Ci auguriamo che queste sovrapposizioni, questi rimbalzi di responsabilità non producano quello che possono produrre.

Se non si stanziano chiaramente i fondi, il Testo Unico resta un pronunciamento positivo, ma non sufficiente alla crescita.

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Carlo Triarico, Presidente Associazione Agricoltura Biodinamica:

É molto importante che finalmente si sia in dirittura di arrivo per l’avere una legge e una regolamentazione che supporti il settore del biologico e del biodinamico, ormai di importanza strategica per il Paese. È quindi importante incoraggiarlo con una programmazione, che parta certo da una legge, ma anche da un intervento forte e serio.

Io, come Presidente dell’Associazione Agricoltura Biodinamica, sono particolarmente felice di osservare che l’agricoltura biodinamica è considerata, specialmente all’estero, equiparata all’agricoltura biologica, citata nella legge e valorizzata fin dal primo articolo.

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Fabrizio Piva, amministratore delegato CCPB:

Il biologico sta avendo un grande successo di mercato ed a livello produttivo. Non andiamo lontano dal vero se affermiamo che nel corso del 2016 in Italia gli operatori interessati hanno raggiunto quota 70 mila e che la superficie abbia toccato 1,65 milioni di ettari incidendo per il 14% della SAU (Superficie agricola utilizzata) nazionale.

Per questo motivo e per dare certezza al biologico nazionale, riteniamo positivo che il Parlamento prenda in considerazione quei progetti di legge che possono dare concretezza e fondamento a un settore che si prefigge di difendere l’ambiente e l’economia agroalimentare del nostro Paese.

In particolare abbiamo apprezzato: il voler dare certezza al flusso delle risorse destinate al biologico nazionale; la spinta alla ricerca e sperimentazione affinché il biologico sia sempre più sede di innovazione; la possibilità che il bio si possa definire un’interprofessione vera, anche se talvolta comprende prodotti molto differenti fra loro.

Come organismo di certificazione non è nostro compito entrare nei dettagli delle scelte politiche che attengono alle rappresentanze dei vari settori produttivi coinvolti, dagli agricoltori ai distributori. Proprio perché siamo tenuti a verificare la correttezza nell’applicazione delle regole, sarebbe buona cosa se questo progetto di legge potesse raccordarsi con le scelte che da anni l’UE sta cercando di fare con il nuovo regolamento europeo il cui prossimo trilogo si terrà il 22 marzo.

Roberta De Carolis

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