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Dazi contro i pannelli cinesi. È una questione spinosa che va avanti da un po' quella che riguarda l'eventualità di introdurre misure anti-dumping contro i produttori cinesi anche in Europa. Oggi, però, la polemica si riaccende per via di un nuovo studio dell'Istituto economico indipendente Prognos, commissionato dall'Afase, secondo il quale, in caso di dazi nei confronti dei produttori cinesi, l'Italia perderebbe entro il 2015 700 milioni di euro e oltre 20 mila posti di lavoro.


Lo scenario peggiore evidenziato dalla ricerca si verificherebbe in presenza di dazi "punitivi" pari al 60% del valore del modulo fotovoltaico importato. In questo caso la perdita sarebbe di 193.700 posti di lavoro, dei quali 22,600 sarebbero persi in Italia durante il primo anno di imposizione delle tariffe punitive. La cifra salirebbe a 242mila posti di lavoro persi nel terzo anno di imposizione delle tariffe, mentre il calo della domanda sarebbe del 55%. Ma stanno davvero così le cose?

Eventuali dazi sui pannelli cinesi costeranno seriamente posti di lavoro in Italia e Ue?

Milan Nitzschke, presidente Eu ProSun. "È davvero da cinici utilizzare l'argomento dei posti di lavoro proprio nel giorno in cui due grandi produttori Europei di energia solare hanno dovuto dichiarare il fallimento. Il dumping cinese danneggia l'intero settore dell'industria solare e ha già causato la perdita di migliaia di posti di lavoro agli Europei, oltre che la chiusura di molte fabbriche e gran parte delle oltre 30 grandi bancarotte. Il caso degli Stati Uniti comunque smentisce le affermazioni di AFASE e Prognos. Nessuno degli effetti negativi previsti da parte della Cina ha avuto luogo".

Thorsten Preugschas, CEO dell'azienda tedesca di gestione di progetto Soventix, portavoce AFASE. "Il potenziale impatto positivo dei dazi per i produttori europei di prodotti per l'energia solare è niente di fronte all'impatto negativo sull'occupazione nell'UE. A causa dell'imposizione di dazi, la produzione di prodotti solari nell'Unione Europea cresce e si creano un po' di posti di lavoro. In ogni caso, i posti di lavoro creati dai produttori dell'industria solare europea rappresentano, nella migliore delle ipotesi, solo il 20% dei posti di lavoro perduti lungo la catena del valore del fotovoltaico".

Paolo Mutti, Amministratore Delegato di Solsonica. "Questa notizia sui dazi (subdolamente definiti "dazi punitivi") è priva di fondamento ed è in palese malafede. La verità è che, a causa delle politiche di concorrenza sleale praticate dalle aziende cinesi, già sono stati persi migliaia di posti di lavoro; prova ne sono la chiusura di numerose aziende in tutta Europa e il massiccio ricorso alla cassa integrazione. Le misure all'analisi della UE, infatti, parlano di dazi "compensativi"; e proprio questo termine è fondamentale per far capire alla gente che non si tratta di misure contro l'importazione per alzare barriere protezionistiche del mercato o compromettere il libero mercato, ma che si tratta di provvedimenti necessari per riequilibrare la corretta competizioni tra gli operatori nazionali ed europei e quelli cinesi, generato da un atteggiamento illecito, ovvero illegittimo, di quest'ultime".

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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