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biologico italia

Il biologico italiano è un'eccellenza riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Le nostre aziende, che hanno avuto anche quest'anno l'occasione di incontrare buyers, istituzioni e media da tutto il mondo durante l'edizione 2013 di BioFach-Vivaness, la grande fiera mondiale sul biologico, lo sanno bene.

Il bilancio di quattro giorni di manifestazione, con oltre 40 mila visitatori e 2.400 espositori, tra cui uno stand collettivo di 800 metri quadri, con 27 aziende associate divise tra le aree food/cosmesi, è senza dubbio positivo. Anche i dati presentati da uno studio Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), che hanno annunciato un 7,3% di crescita per i consumi bio italiani dopo il più 9% messo a segno nel 2011 e addirittura un + 25,5% nel canale dei discount, sono confortanti.

Ma il comparto ha ancora molto da fare per raggiungere, ad esempio, i numeri segnati dal bio in Paesi come la Germania, dove l'alimentazione "organic" è un'abitudine che porta un fatturato medio di 6 miliardi di euro all'anno. Ecco perché abbiamo chiesto ad aziende, associazioni ed enti di certificazione:

alla luce dell'esperienza al Biofach, cosa dovrebbe imparare il biologico italiano dalle esperienze degli altri Paesi?

Paolo Carnemolla, presidente Federbio. "La forza di fare sistema. Siamo l'unico importante Paese europeo che è incapace da sempre di presentarsi con un'immagine e un programma di attività coordinati, così da rendere impercettibile la nostra leadership anche come numero di espositori in fiera. Abbiamo dimensioni, capacità, strumenti e competenze che altri non hanno ma siamo incapaci di conquistarci il ruolo che ci meritiamo. L'accordo che FederBio ha firmato proprio a Biofach per l'avvio di una piattaforma informatica nazionale e internazionale per la tracciabilità delle produzioni e delle transazioni dei prodotti biologici vuole essere il primo importante segnale in contro tendenza.

Alessandro Triantafyllidis, Presidente Aiab. "L'Italia è un principale produttore europeo di biologico e leader ina alcuni segmenti del settore, come la ristorazione collettiva o della filiera corta. Quello che però manca ancora è un alto livello di consumo, come invece accade ad esempio in Germania dove quasi il 10% della popolazione che acquista prodotto biologico molto spesso. Noi siamo poco sopra il 2%. In Italia siamo molto bravi a esportare ma dovremmo promuovere molto più il biologico di filiera corta, mangiarlo e consumarlo nel luogo dove viene prodotto".

Fabrizio Piva, Amministratore Delegato CCPB srl. "Il bio italiano dovrebbe imparare a fare più sistema, essere più unito, promuovere di più il prodotto italiano così apprezzato nel mondo. Spesso non riusciamo ad essere consapevoli fino in fondo delle potenzialità che abbiamo. Sul piano tecnico dobbiamo investire e impegnarci nell'innovazione: ricerca e sperimentazione possono dedicare al biologico maggiori attenzioni. Solo in questo modo potremo migliorare le condizioni di produzione e ridurre i prezzi finali invogliando i consumatori a rivolgersi al biologico. Il nostro è un settore che nonostante la crisi, sta comunque incrementando la domanda interna con un + 7,3% nel 2012 risposto all'anno precedente. Dobbiamo essere più coraggiosi e fare dell'Italia un "giardino biologico" rafforzando il 'made in Italy''".

Giovanni Battista Girolomoni, Presidente Gino Girolomoni Cooperativa Agricola. "Il biologico italiano deve essere bravo a conciliare la ricchezza e la diversità dei vari attori, con la necessità di presentare all'estero un sistema Italia del biologico".

Claudio Fava, Presidente Baule Volante. "Il biologico italiano deve sostenere, sempre di più, la filiera del bio, a cominciare proprio dalla produzione agricola e dal lavoro degli agricoltori, per la fertilità della terra e del paesaggio, impegnandosi a comunicare e diffondere i veri valori e la profonda passione che sta dietro ad ogni prodotto biologico".

Alessandro Pulga, Direttore Icea. "Il Biofach, pur rappresentando ancora il principale evento fieristico e promozionale del biologico per l'intero mondo, ha mostrato segnale di crisi. Dominano sempre più i grandi distributori rispetto ai produttori, il pad. 7 tradizionalmente dedicato agli operatori tedeschi, vedeva la presenze "estranee" anche italiane, probabilmente per coprire all'ultimo momento spazi rimasti invenduti. A fronte di questa situazione, gli operatori italiani dovrebbero trovare il modo unirsi per fare sistema e rappresentare costantemente l'alto valore e la qualità delle produzioni italiane, oltre che del sistema di controllo, nonostante tutto, più efficiente di quello di altri paesi nord Europa. Sarebbe bello riuscire a coordinare le presenze e unire le risorse per presentarsi sempre forti, con iniziative importanti e un'immagine comune (così come si propone ogni anno la Turchia) facendo in modo che ogni anno diventi quello dell'Italia. Ne avremmo i numeri e le possibilità, sia come operatori che come rilevanza delle istituzioni (Mipaaf), associazioni del movimento (es. AIAB) e organismi di controllo".

Roberta Ragni

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