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olio di palmaOlio di palma. La sua grandissima diffusione non soltanto l'industria alimentare, ma anche in quella della cosmesi, è da ricercare di certo nei suoi prezzi molto più bassi rispetto ad altri oli vegetali. È per le sue caratteristiche di lavorabilità, di gusto (è insapore) e di prezzo che rappresenta l'alternativa più utilizzata in produzione industriale all'olio di oliva e ad altri oli insaturi. L'olio di palma, infatti, oltre a facilitare il processo produttivo, abbatte anche il costo del prodotto finito.

Peccato, però, che per la produzione industriale di olio di palma vengano distrutte le colture locali, mentre diverse ricerche ne hanno attestato anche una presunta dannosità per la salute. La sua presenza negli alimenti confezionati, però, non interessa soltanto i comuni prodotti da supermercato, ma anche i cibi biologici, tra cui, ad esempio, merendine, croissant, pasta frolla e sfoglia, biscotti frollini e fette biscottate.

Perché è ancora incluso tra gli ingredienti che si possono usare nel biologico? Le aziende del settore che lo scelgono ancora oggi lo fanno solo per una questione economica? E, invece, la scelta di non utilizzarlo più come ingrediente sostituendolo con olio extravergine di oliva biologico, non potrebbe diventare un valore aggiunto? Ne abbiamo parlato con gli operatori del settore.

Fabrizio Piva, amministratore delegato CCPB. "L'olio di palma è ancora incluso tra gli ingredienti che si possono usare perchè è una materia grassa a buon mercato. E qualcuno si è anche inventato standard di produzione che, secondo qualche associazione ambientalista internazionale, assomigliano ad operazioni di "greenwashing". Non dimentichiamo, però, che le aziende bio che lo utilizzano possono farlo solo se è certificato biologico e quindi se per l'impianto dei palmeti non è stata distrutta la foresta primaria. Un aspetto di importanza primaria: se il palmeto non viene correttamente valorizzato si rischia di favorire schemi di certificazione internazionali non biologici, quali ad esempio l'RSPO, che nulla o poco dicono in materia di gestione biologica del palmeto e di fatto favoriscono comunque un massicco utilizzo dell'olio di palma. Se il suo mancato utilizzo venisse associato alla difesa delle aree naturali ove normalmente viene impiantata la palma da olio, certamente può costituire un vantaggio in termini di scelta consapevole da parte dei consumatori".

Giovanni Battista Girolomoni, Presidente Gino Girolomoni Cooperativa Agricola. "La questione è dell'olio di palma è molto complessa. Da una parte è sconsigliabile in quanto ricco di grassi saturi che fanno male, dall'altra è anche vero che nella cottura sembrerebbe migliore di altri grassi utlizzati. C'è poi il problema dello sfruttamento e della deforestazione nel sud del mondo. Anche qui, secondo me vanno fatte delle distinzioni, ci sono aziende del biologico che hanno avviato progetti equo-solidali e seguono direttamente la filiera dell'olio di palma. Secondo me però si analizza la questione dal punto di vista sbagliato. Il problema non è l'olio di palma in sé, ma l'eccessivo utilizzo di prodotti industriali, in cui sono presenti altri ingredienti dannosi e poco nutritivi come l'eccessivo uso di zucchero (e questo vale anche per alcuni prodotti bio). Dobbiamo far capire che ai prodotti industriali è preferibile consumare prodotti freschi, naturali e di qualità".

Elisa Favilli, Responsabile Marketing Probios. "Comprendiamo i dubbi e il disappunto sulla questione dell'uso dell'olio di palma e le considerazioni sull'impatto ambientale che questa materia prima ormai di larghissimo consumo sta suscitando. Da sempre ai nostri Fornitori chiediamo, per quanto riguarda i grassi in ricetta, che nella formulazione la priorità sia data agli oli di alta qualità nutrizionale come l'olio di girasole o olio extra vergine di oliva. Su molti prodotti è stato persino possibile sostituirlo del tutto e questo sarà fatto su diverse altre referenze a breve. La tecnologia nella produzione alimentare anche nel nostro settore, si evolve ed ha permesso di ottenere risultati non sperati fino a pochi anni fa anche con l'utilizzo di oli come il girasole e l'extravergine che sono molti più delicati e sensibili agli sbalzi di temperatura e quindi di più difficile gestione nelle produzioni su larga scala. A volte però ci viene indicato dai produttori stessi che a livello tecnologico è indispensabile l'impiego di una tipologia di grasso specifico come il palma, chiaramente certificato biologico, per garantire la stabilità nel tempo e la friabilità di un prodotto per esempio; in quel caso chiediamo al produttore di usarne la minima quantità possibile e comunque accompagnato da una serie di garanzie relative alla sostenibilità di questa materia prima, per esempio la certificazione RSPO. RSPO: Roundtable on Sustainable Palm Oil (Tavola rotonda per l'olio di palma sostenibile) è un' associazione no profit costituita nel 2004, con l'intento di rendere la produzione dell'olio di palma sostenibile durante tutte le fasi dalla coltivazione, approvvigionamento, produzione e distribuzione. Ha il compito di sviluppare i criteri per la produzione e l'impiego sostenibili di questo prodotto in modo da attutire in grande misura l'impatto ambientale. Gli standard elaborati anche in collaborazione con alcune associazioni ambientaliste sono atti a garantire che l'olio di palma sia prodotto nel rispetto dell'ambiente e delle persone. Le direttive del RSPO mirano alla tutela delle specie animali e vegetali minacciate, e il rispetto dei diritti territoriali delle comunità indigene".

ECOR NATURA Sì: "A mettere a rischio le foreste tropicali e subtropicali non è la coltivazione di palma da olio alimentare, ma quelle di mais e di soia, prevalentemente OGM, per l'alimentazione zootecnica (e per estrarci l'olio), assieme a quella della palma utilizzata per il cosiddetto "bio-diesel". Se poi parliamo di palma da olio coltivata con metodo biologico, il regolamento europeo è chiarissimo nell'indicare che la produzione biologica è un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull'interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità e la salvaguardia delle risorse naturali; neppure la raccolta di frutti spontanei può compromettere l'equilibrio dell'habitat naturale e la conservazione delle specie nella zona di raccolta. È quindi sbagliato affermare che per produrre olio biologico si disboschino foreste: si convertono, piuttosto, a tecniche ecosostenibili terreni già trasformati in piantagioni di palma, con benefici per l'ambiente e per la salute dei consumatori e, soprattutto, degli addetti che lavorano nelle piantagioni. L'olio di palma è incluso tra gli ingredienti utilizzabili perché il regolamento biologico non entra mai nelle scelte alimentari dei cittadini europei, ma impone che gli ingredienti siano coltivati con il metodo biologico. Tant'è che esistono lo zucchero biologico (un alimento che la dietetica suggerisce di consumare moderatamente), il burro biologico (alimento di cui non è comunque bene abusare), lo strutto biologico (che frigge benissimo, ma il cui uso va contenuto), il vino biologico (estremamente piacevole, ma da consumare con moderazione), il caffè biologico (eccellente, ma di cui in ogni caso non è bene consumare mezza dozzina di tazzine al giorno). Quello che conta è che il consumatore abbia tutte le informazioni e che possa così orientare le sue scelte in modo consapevole".

Roberta Ragni

 

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