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fotovoltaico cinaSecondo voci di corridoio l'UE e la Cina sarebbero alla ricerca di una soluzione pacifica alle loro controversie commerciali sui dazi ai prodotti fotovoltaici. Solo qualche giorno fa lo aveva rivelato in una dichiarazione raccolta da PV Tech l'esperto di fotovoltaico del Regno Unito Ray Noble, della Solar Trade Association.

L'Europa, che deve verificare se gli aiuti di Stato cinesi all'industria del fotovoltaico abbiano violato le norme del commercio, ha imposto dallo scorso 6 marzo la registrazione obbligatoria di prodotti made in China, come primo passo verso l'introduzione di eventuali dazi compensativi anti-dumping. Per Finlay Colville, videpresidente della società NPD Solarbuzz, queste misure potrebbero far bene al settore, determinando il crollo delle aziende low cost a favore di quelle europee, mentre i produttori asiatici di prima categoria non dovrebbero avere problemi. Per l'analista i dazi potrebbe essere un ideale scenario win-win per il fotovoltaico in Europa.

Ma se dovesse esserci un accordo, sarà davvero conveniente sia per la Cina che per la UE?

Paolo Mutti, Amministratore Delegato di Solsonica. "Credo che l'introduzione dei dazi compensativi rimanga la strada maestra per riequilibrare una situazione già fortemente compromessa. La tesi sostenuta dagli analisti di Solarbuzz è, a mio avviso, quella più realistica: la difesa delle realtà industriali che sono nate in Europa negli ultimi anni, creando nuovi posti di lavoro anche in una fase recessiva, è un tema che la politica non può più permettersi di ignorare. Non va trascurato, infatti, quando si fa uno studio sulla produzione europea di fotovoltaico, che a rimetterci sono i lavoratori delle fabbriche, ma anche tutto l'indotto che gira intorno. In questo senso già diverse migliaia di posti di lavoro sono stati persi negli ultimi anni. È ovvio che qualsiasi meccanismo in grado di ripristinare una competizione leale, anche attraverso un accordo amichevole fra le controparti, sarebbe sicuramente meglio che perpetrare una politica di dumping che sta mietendo vittime anche fra le aziende cinesi, prova ne siano le ultime trimestrali pubblicate dai colossi asiatici del settore, che registrano tutte pesanti perdite. Tuttavia, un ipotetico accordo non potrebbe prescindere da stringenti meccanismi di controllo onde evitare che le dichiarazioni d'intenti non venissero poi suffragare dai fatti, aggiungendo quindi la beffa al danno".

Ernesto Salamoni, Amministratore Delegato Ferrania Solis. "Francamente non credo possibile che venga raggiunto un accordo, dal momento che le amministrazioni europee hanno severe e serie regole che regolano il dumping. Se, quindi, il dumping nel fotovoltaico è stato provato, bisognerà seguirle senza bypassarle. Nel caso in cui, invece, dovessero essere fatte scelte diverse, non posso che augurarmi che gli accordi introducano comunque misure analoghe, impedendo di fatto ai produttori cinesi di vendere in dumping e obbligandoli a rispettare le chiare regole europee. Inoltre, visto che le pratiche scorrette hanno arrecato grandi danni all'industria europea, si dovrebbe pensare anche a una compensazione per coprire i pregiudizi subiti fino a oggi. Ma guardando anche all'esperienza di altri settori, non credo che l'Europa intraprenderà la strada degli accordi".

Alberto Cuter, Contry Manager Jinko Solar. "Sono sempre più numerosi gli operatori e le associazioni di settore che stanno dichiarando la propria contrarietà al l'introduzione di dazi. Questo sta probabilmente dando ai componenti della commissione europea una chiave di lettura importante sulla situazione che si è venuta a creare (scarsità di prodotto e prezzi in aumento) e che potrebbe ulteriormente aggravarsi nel futuro. Noi riteniamo che debba essere il mercato l'unico decisore. I produttori che hanno venduto con margini troppo bassi non sono più sul mercato e altri che stanno continuando a vendere a prezzi non sostenibili saranno destinati ad uscire. Siamo quindi confidenti che la commissione europea stia valutando attentamente questa situazione e sappia prendere la decisione più corretta per il mercato europeo del fotovoltaico".

Massimo Poli, Account Manager Hanwha SolarOne. "La via di un accordo pacifico tra UE e Cina è senz´altro l´unica azione sensata per salvare il mercato fotovoltaico europeo, già arrivato allo stallo dopo meno di due mesi dalla minaccia di dazi verso i produttori cinesi. Non occorre coinvolgere analisti rispettabili per capire che l´improvviso aumento dei prezzi dei moduli cinesi e non, ha causato il blocco di tutti i progetti e il congelamento del credito bancario. L´aumento del prezzo dei prodotti non deve necessariamente essere visto come un cancro, ma ritengo lecito affermare che l´IRR (l´indice che misura la profittabilita´ di un investimento), determina l´interesse o meno da parte di un investitore a procedere nella realizzazione di un progetto; in pratica l´indagine anti-dumping ha reso non profittevole investire nel fotovoltaico. E´ naturale che alcuni imprenditori locali o analisti europeisti, si sforzino di vedere in questa indagine un'opportunità di rilancio per il "made in Europe", ma se si guarda con occhi più obiettivi ed imparziali la situazione, si capisce che il problema va ben oltre la concorrenza sleale, i finanziamenti governativi a vantaggio dell´industria cinese, ma riguarda aspetti più strettamente legati a scenari, che non danno più spazio a nessuna azione di protezionismo o di correzione di errori passati (scelte politiche non protezioniste, incentivi sproporzionati, speculazioni finanziarie), che mettono oggi tutti sullo stesso piano, ossia tutti colpevoli di non essere stati capaci di far crescere in modo corretto un settore estremamente innovativo e strategico. Secondo il mio modesto punto di vista, siamo ancora in tempo per recuperare la situazione".

Roberta Ragni

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