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china solarIl Commissario Europeo per il commercio Karel De Gucht intenderebbe chiedere l'introduzione di dazi sulle importazioni di celle e moduli fotovoltaici dalla Cina. È quanto riferito da una fonte a lui vicina, secondo la quale la proposta verrà fatta agli altri commissari europei probabilmente domani stesso. Ovviamente queste indiscrezioni stanno mettendo il settore in subbuglio, come è facile immaginare.

Tra coloro che sono favorevoli, su tutti c'è il comitato italiano delle aziende produttrici di pannelli (IFI), convinto che il provvedimento restituirebbe la legalità al settore contro il monopolio dei prodotti cinesi, a scapito di una crescita progressiva e sostenibile dell'industria nazionale ed europea. Sul fronte opposto troviamo notoriamente l'Alliance for Affordable Solar Energy (AFASE), con il supporto di altre 300 aziende del settore.

Ma anche Gifi, Assosolare e Aper, che si sono dette convinte del fatto che una loro eventuale introduzione, proprio ora che gli incentivi si stanno esaurendo, allontanerebbe il settore dalla grid parity. Per questo abbiamo chiesto a operatori ed esperti del fotovoltaico:

L'ipotesi dell'introduzione dei dazi è un'opportunità di rilancio o una spada di Damocle?

Giancarlo Tecchio, Amministratore delegato di Pr.En.Al. e portavoce di AFASE. "Apprendiamo con profonda preoccupazione la proposta del Commissario Europeo Karel De Gucht di dare seguito alla preannunciata istruttoria sul dumping fotovoltaico e imporre dei dazi sull'importazione di celle fotovoltaiche e moduli fotovoltaici dalla Cina. Soprattutto per il mercato italiano del fotovoltaico, già gravemente in sofferenza per la pesante crisi economica e per la pressione delle lobbies delle fossili sugli organi di regolazione e normazione del settore elettrico, un'ulteriore incertezza sui costi dei materiali e sugli aggravi burocratici può rappresentare la sentenza di morte anche per l'industria Italiana del fotovoltaico che apparentemente vorrebbe proteggere. Il virtuoso percorso dei vari CE che ha permesso il raggiungimento della grid parity in concomitanza con la fine dell'incentivazione viene rimesso in discussione da questo intempestivo e pretestuoso intervento della Commissione Europea. Le principali associazioni italiane del settore GIFI, ASSOSOLARE, FREE, APER e ATER sono contrarie a questa operazione che diminuisce la qualità dei prodotti sul mercato e favorisce gli altri paesi emergenti che offrono prodotti allo stesso prezzo dei Cinesi, ma di qualità inferiore. I numerosi fattori che rendono strategico per l'Europa e, soprattutto, l'Italia, la scelta di un modello energetico basato sull'energia rinnovabile: 1) la situazione climatica in cui è ormai imperativo il proseguimento di una politica che abbatta la produzione di CO2 che sta raggiungendo in questi giorni le 400ppm; 2) l'orizzonte lavorativo che può offrire, anche nella prospettiva della mobilità elettrica, un lungo periodo di investimenti verso il raggiungimento dell'obiettivo 100% rinnovabile in cui il fotovoltaico potrà rappresentare un 30%-40%; 3) lo sviluppo tecnologico e delle competenze che interessa circa 150,000 addetti tra diretti e indotto è imperativo e ha permesso una continua crescita nell'efficienza dei moduli e degli impianti; 4) i continuo sviluppo di nuove tecnologie per l'integrazione architettonica e lo stoccaggio chimico fisico che rappresenta una prospettiva vincente per l'industria italiana. Contrastare questa miope politica protezionistica che alla fine si rivelerà solo autolesionista diventa un imperativo per chi ha a cuore il bene del paese e del pianeta".

Alberto Cuter, Country Manger Jinko Solar. "Noi rimaniamo fermamente convinti che debba essere il mercato a decidere i prezzi dei prodotti. In questo mercato estremamente globalizzato saranno poche le societa' in grado di competere e generare profitti. Solamente le aziende finanziariamente più solide, più efficienti, quelle presenti su più mercati con differenti prodotti in grado di soddisfare differenti esigenze dei clienti, con forti economie di scala e quindi con produzioni superiori al GW/anno potranno essere competitive. L'imposizione di dazi distorcerebbe in modo significativo il mercato senza portare un reale vantaggio ne hai clienti e neppure alla filiera fotovoltaica Europea. Per questo noi confidiamo nella corretta valutazione della situazione da parte della commissione e riteniamo che ci siano i presupposti, affinché' i dazi non vengano applicati per il futuro del fotovoltaico in Europa".

Massimo Poli, Account Manager della cinese Hanwha SolarOne, auspica da parte delle istituzioni europee e, in particolare, da Karel DE GUCHT, un maggiore approfondimento della reale situazione di "un mercato cosi complesso, di una industria cresciuta in modo anomalo le cui dinamiche sono difficile da comprendere senza avere nessun tipo di background imprenditoriale, manageriale o economico". Invita quindi, prima di prendere qualsiasi decisione, a riflettere sul fatto che è troppo semplice "punire i produttori cinesi senza rendersi conto che alla fine chi paghera´ il conto saranno i circa 250.000 occupati del compartimento fotovoltaico europeo che rischieranno di perdere il lavoro entro i prossimi 2 anni. Confido nelle associazioni che si stanno battendo per portare alla luce le giuste argomentazioni per frenare questa follia e anche nei membri della Commissione Europea capaci di comprendere le dinamiche di questo strategico e complesso mercato".

Roberta Ragni

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