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lavoro fotovoltaicoI dazi sui pannelli fotovoltaici cinesi verranno con tutta probabilità imposti il prossimo 6 giugno dalla Commissione europea. Secondo le indiscrezioni, saranno in media del 47%. E, come era prevedibile, la conferma delle voci di una possibile introduzione da parte dell'UE delle misure provvisorie anti-dumping ha scatenato un dibattito dicotomico, questa volta sulle ricadute occupazionali della misura. Eu ProSun sostiene, infatti, che ci sarà un "effetto positivo" sulla crescita del fotovoltaico e sull'occupazione. Ma per Afase gli effetti sul mercato e sui posti di lavoro "verdi" saranno disastrosi.

Il pomo della discordia è uno studio dell'istituto di ricerca indipendente Prognos, citato da Afase, secondo il quale l'introduzione di dazi del 60% costerebbe all'economia europea fino a 242.000 posti di lavoro e 27 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Perché un altro studio, questa volta condotto da Pricewaterhouscoopers (PwC) e citato da Eu ProSun, dice il contrario: i dazi antidumping porteranno a nuovi posti di lavoro. A questo proposito, Milan Nitzschke, Presidente di Eu ProSun, ricorda che è il dumping cinese ad aver causato la perdita di migliaia di posti di lavoro in Europa: soltanto nel settore della produzione di moduli solari, sarebbero circa 15.000 quelli persi dal 2011. Chi ha ragione?

I dazi sui pannelli fotovoltaici cinesi creeranno davvero posti di lavoro?

Alessandro Cremonesi, Presidente Comitato IFI. "Prognos attraverso lo studio promosso da AFASE ha utilizzato un metodo di analisi poco scientifico; cioè ha considerato gli effetti dell'introduzione dei dazi mantenendo fisse tutte le altre condizioni al contesto. Ma si sa che questo è un falso perché il trend evolutivo europeo non si ripeterà come negli anni 2010- 2012. Sarà presumibile invece che la torta in Europa diventi più piccola, ma non a causa dei dazi e in modo indipendente dalla loro applicazione, quanto invece dal fatto che le condizioni al contesto sono mutate e che quasi tutti i Paesi Europei sono arrivati alla saturazioni degli schemi incentivanti previsti. EuProsun, ha mostrato dati oggettivi legati al mercato americano e al fatto che rispetto a quelle specifiche condizioni di sviluppo, tanto occupazione e numero di installazioni sono enormemente incrementate. Non giochiamo con i numeri e soprattutto siamo seri quando presentiamo dati di previsione....il sistema economico è complesso ed è fatto di innumerevoli variabili che interagiscono tra loro".

Wolfgang Nothhelfer, autore dello studio PwC. "Lo studio Prognos contiene difetti nella metodologia e nei contenuti, così come prove contraddittorie. Gli Stati Uniti hanno imposto tariffe sui prodotti fotovoltaici nel 2012. Come in Europa, uno studio commissionato sui possibili effetti delle tariffe aveva previsto un allarmante crollo della domanda e delle perdite di posti di lavoro negli Stati Uniti. Tuttavia, dopo l'introduzione delle tariffe, si è verificato un aumento della domanda e la creazione di 14.000 nuovi posti di lavoro nel fotovoltaico. Non dovremmo credere a studi allarmanti, che sono basati su dati vaghi e ipotesi discutibili. È ragionevole concludere, invece, che l'introduzione di tariffe avrà un effetto netto positivo sull'occupazione in Europa".

Paolo Rocco Viscontini, Presidente e AD di Enerpoint. "Dazi su wafer, celle e moduli cinesi causerebbero l'impossibilità di ottenere prezzi degli impianti tali da poter lavorare senza incentivi (in Italia molto più bassi nel residenziale e addirittura ormai assenti nell'industriale), con un impatto molto pesante sull'occupazione per tutta la filiera. Gli stessi produttori europei di moduli non troveranno sul mercato celle a prezzo tale da far tornare i conti all'utilizzatore finale, con impatti occupazionali anche per le loro aziende. Contestualmente calerà drasticamente l'occupazione anche e soprattutto nel "downstream" (distribuzione, progettazione, installazione e manutenzione,...), ambito in cui risiede la maggior parte degli operatori del settore, che si è chiaramente espressa contro i dazi attraverso le associazioni di categoria, prova che il danno che potrebbe essere causato dai dazi al settore fotovoltaico europeo sarebbe molto superiore rispetto ai benefici di cui potrebbero godere pochi. E ribadisco che la chiusura di moltissime imprese del downstream danneggerebbe gli stessi produttori europei, che si troverebbero molti meno clienti disponibili a vendere i loro moduli. Infine, occorre considerare che l'impossibilità di utilizzare celle cinesi porta a un ulteriore aumento della domanda di celle taiwanesi, visto che a parte i cinesi le uniche aziende di una certa dimensione e quindi capaci di raggiungere adeguate economie di scala, sono a Taiwan. I produttori di celle taiwanesi sono già molto impegnati a vendere ai fabbricanti cinesi (e non solo, ma soprattutto) di moduli. In Europa non esiste una capacità produttiva in grado né di garantire i prezzi asiatici né addirittura le quantità. Dubito fortemente che nel breve termine si possa pensare a investimenti in nuove linee di celle in Europa, considerata la recessione economica in atto e l'indiscutibile incertezza normativa relativa al fotovoltaico. In pratica, i dazi porterebbero a un aumento di prezzi che a loro volta ridurrebbero la domanda, causando una perdita importantissima di posti di lavoro in tutta la filiera, nessuno escluso".

Gianni Chianetta, consulente nella green economy e fondatore della Gianni Chianetta & Partners. "Io sono favorevole al fatto che la UE faccia una seria indagine su comportamenti scorretti, e che questi ultimi vadano puniti senza compromessi, ma sono fortemente contrario a ogni forma di protezionismo allargato come i dazi. La competizione e il libero mercato sono la chiave dello sviluppo, se i cinesi sono in grado di produrre i pannelli a basso costo credo che le aziende europee che non sono in grado di competere devono differenziarsi e fare innovazione. Alcune aziende lo stanno facendo. Ci sono per esempio aziende italiane che producono pannelli speciali che si integrano molto meglio nell'edilizia. Il fotovoltaico è ormai una tecnologia matura ed è una commodity, per cui non si possono applicare le regole tipiche di un settore in start up. Perché non si applicano allora analoghi dazi nel settore della telefonia? I dazi andrebbero a tutelare un numero limitato di aziende andando a discapito del mercato e delle migliaia di aziende e altrettanti posti di lavoro. Allontanerebbero la tanto auspicata grid parity che è la chiave per avere un fotovoltaico senza incentivi".

Roberta Ragni

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