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rinnovabili investimentiPer la seconda volta dal 2006, gli investimenti globali nelle energie rinnovabili nel 2012 non riescono a mantenere il trend positivo e scendono a meno 12%. La colpa va ricercata principalmente nei prezzi più bassi dei prodotti fotovoltaici e nel drammatico indebolimento dei mercati USA e UE. Lo affermano due rapporti gemelli dell'Unep, l'agenzia dell'Onu per l'ambiente, il Global Trends in Renewable Energy Investment 2013, redatto dall'Unep, e il REN21 Renewables 2013 Global Status Report.

L'investimento totale registrato, però, ha totalizzato ben 244 miliardi dollari, che hanno fatto del 2012 il secondo anno in classifica per volume finanziario. Tutto merito dei Paesi in via di sviluppo, che fanno registrare i trend più positivi e trainano il settore. In totale, la potenza elettrica installata relativa alle energie rinnovabili ha raggiunto i 1.470 GWatt, contro i 1.350 GWatt del 2011: un dato che equivale a un migliaio di centrali nucleari.

"Sempre più Stati stanno entrando nelle energie rinnovabili - afferma Achim Steiner, segretario generale dell'Unep - c'è stata negli ultimi anni una crescita elevata del numero e delle dimensioni dei progetti". Questo fa ben sperare per il futuro prossimo e scongiura lo spettro della morte degli investimenti in energia pulita. Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi anni? Gli investimenti torneranno a un trend positivo?

Alessandro Giubilo, Presidente Assieme. "Io credo che nel 2013 gli investimenti saranno ancora più bassi e ci sarà un ulteriore grande calo. La situazione europea, e ancora di più quella italiana, è fortemente compressa da una lobby dell'energia che continua ad accumulare perdite e non vuole accettarlo. Quel 12% di calo degli investimenti indicato dai rapporti, poi, è mascherato dal trend positivo registrato dagli altri Paesi emergenti, mentre le rinnovabili in Europa, oltre che della fase di recessione economica, risentono di una guerra contro di loro portata avanti su più fronti. E in questo senso la situazione italiana è ancor tragica e grave".

Pietro Pacchione, Chief Operating Officer Green Utility. "Per quanto riguarda l'Italia, la situazione si prospetta drammatica per i prossimi anni. Basti pensare agli ultimi orientamenti dell'Aeeg, che avranno come risultato quello di bloccare il fotovoltaico se non verranno smentiti. Probabilmente si tornerà a parlare non più di Gigawatt ma di megawatt, a meno che ci siano ripensamenti. All'estero la situazione è migliore: non a caso tutti i "sopravvissuti" italiani che si riescono a internazionalizzare stanno scappando via dal nostro Paese, dove c'è un rischio normativo pesantissimo".

Francesco Campus, Amministratore Unico Energymore srl. "Il dato di fatto è che il mercato si sta spostando fuori dall'Europa, dove le rinnovabili hanno vissuto un boom senza rivali nel mondo in rapporto alla popolazione. Qui, il mercato delle energie pulite è cresciuto prima che altrove grazie a un sistema più preparato, a una migliore infrastruttura, a una maggiore industrializzazione, ecc.. Ma un calo degli investimenti era fisiologico, anche se Paesi europei come Germania e Danimarca continueranno a essere importanti nei prossimi anni. L'Europa, che fino a oggi ha fatto da traino, non poteva procedere a un ritmo così sostenuto senza subire una decelerata. L'Europa, insomma, ha finito la sua corsa, pur non mettenendo la parola fine al suo percorso, e si sono scaldati i motori degli altri concorrenti".

Roberta Ragni

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