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trivelle greenpeaceWWF e Greenpeace chiedono alla Regione Siciliana di fermare le trivellazioni petrolifere e puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili pulite, biodiversità, tutela delle economie della pesca e del turismo. Qui, infatti, sono in arrivo autorizzazioni per ben 21 pozzi.

Per questo lo scorso Venerdì, 04 Aprile, Greenpeace e WWF hanno protestato davanti al Palazzo della Regione Siciliana, avviando simbolicamente il "tavolo tecnico" contro le trivelle in mare promesso oramai un anno fa e mai avviato dal Presidente Crocetta e dall'Assessore all'Ambiente Lo Bello. Gli attivisti hanno esposto striscioni con i messaggi "No Trivelle nel Canale di Sicilia" e "Il mare di Sicilia non si tocca" e, allestendo in pochi minuti tavolo e sedie, hanno voluto dimostrare quanto poco ci voglia ad avviare una fase consultiva per tutelare il mare della Sicilia.

"Le estrazioni petrolifere nel Canale di Sicilia non solo mettono in pericolo l'ecosistema e la ricca biodiversità di quest'area, ma anche tutti quei settori dell'economia come la pesca e il turismo che dipendono dal mare", dichiarano Greenpeace e WWF.

Da tempo le due associazioni ambientaliste si battono per impedire i numerosi progetti di trivellazione che minacciano il Canale di Sicilia; lo scorso febbraio hanno lanciato insieme una petizione sul sito di change.org rivolta al Presidente Crocetta perché mantenesse le sue promesse per un futuro senza trivelle e al momento oltre 36.000 persone hanno deciso di sottoscrivere l'appello.

crocetta

Non solo dal Presidente Crocetta non è arrivata nessuna risposta, ma nel frattempo Edison e ENI stanno per essere autorizzati a trivellare fino a ventuno pozzi al largo di Pozzallo per l'estrazione di bitume con la piattaforma automatizzata "Vega b". "Un precedente che rischia di dare il via alla corsa all'oro nero nel Canale di Sicilia. Una follia da fermare prima che sia troppo tardi", dicono le associazioni, che hanno distribuito un documento che riassume compiti e obiettivi del tavolo tecnico: progetti legislativi, iniziative politico-istituzionali, collaborazioni scientifiche e progetti culturali.

"Chiediamo un impegno forte a favore dell'ambiente e non degli interessi dei petrolieri, contro le perforazioni off-shore e a favore di provvedimenti efficaci per la tutela del Canale di Sicilia, una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo", concludono WWF e Greenpeace.

Greenpeace e WWF ritengono che, come dimostrano i ripetuti incidenti al petrolchimico di Gela, niente come il petrolio e le trivelle disincentiva l'attività economica, produttiva e imprenditoriale in Sicilia. Il mare è il vero petrolio, l'oro blu, su cui la Regione aveva promesso di voler puntare.

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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