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La Shell è accusata di seguire una strategia che condurrà dritta a cambiamenti climatici catastrofici. Nulla di nuovo, se non fosse che ora le accuse hanno come fondamento un documento interno della stessa Royal Dutch Shell, in cui si ammette e si considera un innalzamento della temperatura globale a 4 gradi centigradi, 2 volte il livello considerato di sicurezza per il Pianeta.

L’accusa è anche quella di poca coerenza, con Shell che si mostra incline a sostenere le economie in espansione, ma poi le “uccide” rimanendo immobile di fronte alle minacce dei cambiamenti climatici. Tutto questo mentre si infiamma la protesta dopo il via libera alle trivellazioni nell’Artico.

IL DOCUMENTO FATALE E LE PROTESTE - Nel mirino finisce il New Lens Scenarios, che fa riferimento ad una previsione dell’IEA, la quale indica un innalzamento delle temperature fino a 4 gradi nel breve periodo, fino a 6 gradi nel lungo periodo.

Le rivelazioni arrivano dal meeting annuale degli shareholder Shell nei Paesi Bassi, dove la società ha accolto una risoluzione in cui si chiedeva più trasparenza sui suoi impatti sui cambiamenti climatici. Centinaia di ambientalisti si sono ritrovati intanto su kayak, canoe e tavole da surf al largo di Seattle per protestare contro il piano a dir poco discutibile di trivellazioni nella zona dell’Artico.

La protesta “Shell No” si è snodata attorno all’area in cui è al momento l’impianto di trivellazione è ancorato.

Nel frattempo, Ben van Beurden ripeteva che la Shell è una compagnia petrolifera responsabile che accetta completamente la necessità di contenere le attività umane che aumentano il rischio di surriscaldamento globale, che ha lavorato per una tassa per le emissioni di gas a effetto serra e che sta spostando la sua attenzione dal petrolio a fonti più pulite come il gas.

Ma nella pratica poi i contenuti del New Lens evidenziano soprattutto l’accettazione del fatto che la temperatura salirà a livelli che l’Intergovernmental Panel on Climate Change considera abbia un impatto catastrofico. Un innalzamento di 4 gradi entro il 2100 porterebbe ad un innalzamento conseguente del livello del mare tra 52 e 98 cm, con conseguenze quali allagamenti nelle zone costiere, la morte di interi ecosistemi. E, a livello locale, l’Artico e le zone occidentali e meridionali dell’Africa potrebbero subire un innalzamento delle temperature fino a 10 gradi centigradi.

Da Greenpeace, Charlie Kronick afferma che Shell e l’Iea hanno in mente scenari in cui le fonti fossili continueranno ad essere bruciate, con la Terra in stallo su questa lotta contro un innalzamento delle temperature tra 3.7-4 gradi e 6 gradi, guardando al lungo periodo. “Non vedo da parte di Shell la presa di coscienza di quanto accadrebbe al suo business se l’impatto dei cambiamenti climatici diventasse davvero evidente”, continua Kronick.